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mercoledì 25 luglio 2012

Ancora provincia 1

ho due motivi per parlare di Provincie con cognizione di causa:
  1. ho raccolto le firme, in anni assai lontani e per nulla sospetti, per un referendum radicale sull'abolizione di tutte le Provincie, cosa di cui mai mi sono pentito.
  2. ho lavorato per 8 anni (mese più mese meno) per la Provincia di Pordenone in qualità di consulente
a questo aggiungerei che sono, sono stato e sarò federalista, autonomista e sardista (e perchè no friulanista) nonostante gli ultimi venti anni di nazileghismo che hanno ridotto questi concetti a barzelletta o peggio a mostruosità.
Aggiungo, a mia discolpa, che hò tirato un sospiro di sollievo quando la Sardegna (i sardi) ha abolito, con referendum, le 4 mostruose, insensate Provincie create solo pochi anni fa.
Eppure la scelta fatta da Alessandro Ciriani di difendere la Provincia di Pordenone mi trova terribilmente concorde.
Mi convincono le motivazioni, le modalità e la sincerità della difesa.
Due sono le motivazioni di fondo che non mi hanno convinto:
  1. l'attacco feroce all'Autonomia Regionale e alla specialità
  2. le ragioni puramente contabili (venate, ha ragione Alessandro, di un certo populismo)
Parto dalla seconda per cui mi accaloro  meno. Le ragioni di riduzione della spesa (lascio gli inglesismi a quando lavoro) sono sacrosante. Lo Stato italiano è abituato a vivere abbondantemente sopra le proprie possibilità, è fondato sulla intoccabilità dello status quo, sulla permanenza delle corporazioni, degli albi, dei privilegi, su un approccio alla politica mafioso, basato cioè sul ricatto e non sullo scambio. In fondo siamo uno stato delinquente di natura poichè privilegia il potere diffuso e arbitrario alla democrazia.
Dunque sono (sarei) felice delle liberalizzazioni, sarei felice dell'abolizione degli ordini, albi etc, sarei felice dell'abolizione della sudditanza ad un paese straniero (e parlo del Vaticano non della AmeriKa). Insomma nessuna titubanza... forse. Eppure non vedo aboliti gli ordini, non vedo aprire il mercato del lavoro, non vedo dismettere Eni e le fabbriche di Stato varie, anzi vedo sovvenzionare con i soldi pubblici anche fabbriche private.
Le Provincie si e mi viene il sospetto che si cerchi un capro espiatorio politico/istituzionale.
Ma torniamo a Pordenone. Dire che tutto va bene è folle, dire che tutto è stato risparmiato, controllato, ottimizzato è esagerato. Ma dire che è un pozzo senza fondo...
Per anni uno dei giornali locali si è divertito a pubblicare i miei fantasmagorici incarichi da consulente ( ho comprato una Ferrari l'anno con i guadagni da consulente... è che le tengo nascoste per paura del fisco e giro con una Modus del 2005 per vezzo snob). Lo ha fatto in nome della trasparenza della lotta agli sprechi. Così chiamavano sputtanare dei professionisti, precari, precarissimi, preparati e selezionati. Da quel giorno ho capito che la strada per l'inferno è asfaltata di buonissime intenzioni, sulla pelle degli altri. Oggi si spara ad alzo zero contro la Provincia di Pordenone facendo di tutta l'erba un Fascio (e non me ne voglia Alessandro per il paragone subdolo...)dimenticando che prima di tagliare i costi si dovrebbe controllare se veramente si risparmia. Ciriani dice che ci costerà di più ma anche se così non fosse, il giochino vale la candela? Delegare le decisioni politico amministrative di un territorio alla Regione ha sempre senso? O, come io penso, ha senso solo in presenza di una cattiva politica e cattiva amministrazione? Tagliare una Provincia di 51 comuni, di cui 24 montani, ha senso se questa è l'unico collante per politiche di pianificazione territoriale? Lasciare Trieste con 6, dico 6, comuni ha senso?
Il problema son le competenze. La Provincia non dovrebbe occuparsi di soldi, non dovrebbe dare contributi, ne gestire servizi ma dovrebbe essere quell'ente intermedio in grado di governare (autonomamente) le politiche di interesse sovracomunale.
Snello, snellissimo senza apparati, senza grandi budget ma con una forte, autorevole, decisionale capacità politica di modificare il tessuto socioeconomico e culturale di un territorio.
Faccio un esempio pordenonese: l'aggregazione sotto un unico nome delle maggiori manifestazioni (comunali) musicali estive ha un enorme valore politico, molto maggiore delle poche decine di migliaia di euro date alle singole associazioni. Il forum fattorie sociali, almeno nelle mie intenzioni quando lavorai a questo credo con passione, è una rete sovracomunale, intersettoriale in grado di rappresentare un valore aggiunto politico che giustificherebbe da sola l'esistenza delle Provincia.
Mi si dirà: perchè spendere milioni di € per mantenere queste inezie? Perchè i milioni di € servono a mantenere gli apparati e non a creare innovazione politica.
La politica non è far di conto, per questo bastano i commercialisti (e per quanto mi riguarda Tremonti è stato più che sufficiente), ma far si che la democrazia sia applicata, che chi governa si assuma oneri e onori, ed eventualmente disonori, di ciò che fa in nome del proprio elettorato e per conto di tutta la cittadinanza.
La domanda è: la Provincia di Pordenone ha svolto, nel bene e nel male, questa funzione? O ha, come dicono i tagliatori di enti, solo sprecato?
Il problema è politico più che contabile ed io credo nel assunto: se la politica è efficente le spese sono sempre giuste(o   meglio giustificate per evitare un approccio etico).
Qual'è il criterio con cui si giudica un'amministrazione pubblica eletta a governare un territorio, piccolo o vasto che sia? È la quantità della spesa o la qualità della stessa?
Io penso che sia la qualità a distinguere una buona amministrazione da una cattiva e penso che si dovrebbe tagliare, rimodernare, riordinare, sopprimere, accorpare gli enti che non producono qualità e che la spending review (chissà perchè gli italiani pensano che parlare inglese sia il miglior modo per parlare per eufemismi) si debba fare sulle inefficienze e non sulle efficienze.
Ad esempio delegare ai singoli comuni la programmazione di un sistema integrato di inserimento lavorativo per i lavoratori svantaggiati (sociale/sanità/lavoro) è efficiente? un piccolo comune può amministrare da solo il ricollocamento di un giovane svantaggiato non in carico ai servizi sanitari? O lo farebbe meglio una Regione che dovrebbe avere il compito di legiferare sulla materia e non di trovare le aziende dove ricollocare... Insomma se le scelte politiche sono chiare, le leggi lo sono di conseguenza e l'amministrazione politica locale le attua con profitto. O almeno così mi piacerebbe che fosse.
Purtroppo i tagli lineari distribuiscono le colpe delle inefficienze su tutti e, a ricaduta, continuano a giustificare i delinquenti e a penalizzare i virtuosi.
Negli enti pubblici le cattive prestazioni lavorative non possono essere sanzionate o eliminate, rovinando l'intero cesto delle mele sane, in nome di una politica lavorativa basata sul privilegio acquisito non sulla competenza, bravura e adeguatezza al compito. Allo stesso modo le amministrazioni locali non possono essere valutate e conseguentemente ridimensionate (anche temporalmente) per la loro inadeguatezza o meglio per la loro non corresponsione al mandato elettorale, squisitamente politico. Così è meglio dare poco a tutti che il giusto a chi se lo merita.
Fosse per me taglierei la Regione FVG, che in uno delle poche intuizioni condivisibili dell'ultimo libro di D'Aronco per il resto inutilmente filoleghista, viene descritta come mostro bicefalo tutta racchiusa nella sua dicitura Friuli-Venezia Giulia, in quel suo trattino che l'onorevole dibisceglie ha stupidamente fatto togliere. Quel trattino raccontava tutta la storia...

mercoledì 27 giugno 2012

Economia dell'identità


Recensione su Ippogrifo estate 2012 (nuova serie 12)

Economia dell'identità
George A. Akerlof, Rachel E. Kranton
Economia dell'identità
Come le nostre identità determinano lavoro, salari e benessere
trad. di R. Spaventa
Edizione: 2012
Collana: Anticorpi [22]
ISBN: 9788842096153

La parola identità è una parola scivolosa, ambigua e potente. Così come la parola economia. Mettere inseme economia ed identità significa rischiare una doppia scivolata, almeno che voi non siate un premio nobel dell'economia come G.A. Akerlof.
Identità è la parola chiave della storia che Akelorf e Kranton vogliono raccontarci.
Senza non si comprende perché il tentativo dell'economia di prevedere il futuro, di identificare parametri di controllo, indicatori di risultato, incentivi, perdite e profitti non abbia prodotto i risultati sperati.
Per quanto gli uomini comprino, o meglio facciano scelte economiche, su spinte individuali ciò non basta a spiegare come, a parità di condizione, alcuni ottengono risultati migliori di altri.
La teoria economica, almeno quella classica, non riconosce all'identità un peso sostanziale ma piuttosto la spoglia del significato collettivo lasciandola come variabile poco rilevante ai fini dell'utilità. Con un procedimento analitico standardizzato gli autori aggiungono variabili
«-le categorie sociali e la categoria di attribuzione di ciascun individuo, o identità
-le norme e gli ideali per ciascuna categoria
-l'utilità identitaria, vale a dire il guadagno che si ottiene agendo in conformità con le norme e gli ideali, o la perdita che si subisce quando ciò avviene.»
Tutto il saggio gira attorno alla giustificazione di questi parametri, alla loro comprensione in esempi concreti.
«Il consumo di sigarette è un chiaro esempio del ruolo giocato dalle norme sociali. Il cambiamento delle norme di genere è stata la causa più importante nel determinare l'incremento di donne fumatrici negli Stati Uniti. La teoria economica attuale punta sull'aumento della tassazione come fattore per disincentivare il fumo. Ma l'aumento delle tasse è difficile da imporre e da applicare. L'economia dell'identità amplia il campo di ricerca sia delle cause del fenomeno sia dei rimedi da applicare.»
L'identità, nonostante in Italia il dibattito sia stato ottenebrato da identità fittizie, funzionali alla politica e al potere più che al riconoscimento di un aspetto valoriale delle appartenenze, è un aspetto fondamentale delle scelte individuali.
«Nella nostra analisi, le strutture sociali sono fattori che possono limitare le possibilità di scelta. In una società dove le categorie sociali sono definite, ad esempio, da razza, famiglia, ambiente e etnia può essere virtualmente impossibile per un individuo adottare una nuova identità.»
Insomma è grazie all'identità, o per sua colpa, che i nostri comportamenti diventano collettivi.
Spesso mi trovo a discutere nelle scuole di stereotipi di genere e chiedo ai ragazzi di elencarmi le differenze che possono causare discriminazione.
É un esercizio che dà sempre risultati diversi, a seconda della scuola, della prevalenza di donne o di uomini, della presenza o meno di handicap, di stranieri, di alunni negri, ed infine di provenienza proletaria o benestante. Uso volontariamente termini politicamente scorretti perché l'identità serve a marcare la differenza, non certo l'omogeneità, anche nelle parole. Il risultato è straordinariamente simile a quello di cui economia dell'identità parla: le nostre vite prendono la strada dell'insider o dell'outsider.
I miei ragazzi sono terribilmente simili a quelli che descrivono Akelorf e Kranton: alcuni sanno di essere privilegiati altri sanno di non esserlo, o meglio tutti credono di saperlo. Alcuni sanno che per entrare nel sistema (essere insider) dovranno scendere ad un compromesso identitario senza certezza di risultato, altri decidono di rimanere fuori (outsider) ma di mantenere la loro identità.
Quanto la consapevolezza di questi meccanismi (economici) sia presente negli educatori e negli studenti è difficile a dirsi. Eppure dietro la consolatoria parola bullismo si nascondono intrecci assai più complessi che una semplicistica volontà di prepotenza ed emulazione. Gli outsider sono coloro che meglio riconoscono il fattore economico, la capacità di autoaffermazione prima ancora che di spesa, e che meglio ne individuano i limiti identitari.
«Eravamo davvero furiosi per il modo in cui gli insegnanti ci trattavano. Ci guardavano dall'alto in basso. Non ci hanno mai veramente aiutato. Molti di noi erano veramente in gamba. Eppure non c'è mai passato per la testa che la scuola avrebbe potuto fare qualcosa per noi.»
L'Italia è oggi un adolescente nell'affrontare i problemi di diversità, di politiche razziali, di genere, di contrasto alla povertà. Mai, nel corso della storia repubblicana, ci siamo trovati di fronte al dilemma economico identitario. Per venti anni abbiamo fatto finta di interessarci di integrazione, di parità di genere, di multiculturalismo, abbiamo perso venti anni a discutere di eliminazione del problema (povertà, donne o stranieri) e non della sua comprensione. Oggi, e non parlo solo della scuola, il bullismo è la parola burqua che copre l'evidenza dell'inadeguatezza del sistema comunitario, scolastico, formativo, occupazionale, sociale.
Se solo ci si ponesse, come classe dirigente, il problema di comprensione del valore dell'identità nelle azioni individuali, gli stregoni dell'economia comprenderebbero che i cattivi comportamenti, ovvero la spinta autodistruttiva, non può essere spiegata solo con i criteri economici, ma deve essere compresa con altri strumenti, diversi dalla econometria e forse anche dalla sociologia.


venerdì 23 marzo 2012

art. 18 un privilegio inutile

a chi giova proteggere l'art.18? a me? al cocopro? al lavoratore iterinale? alla partita Iva falsa? ai giovani in apprendistato?
Forse ai dipendenti subordinati a tempo indeterminato? a tutti?
A quelli delle piccole imprese? ai dipendenti di cooperativa? ai dipendenti di sindacati, partiti politici, del no profit?
A nessuno di loro interessa, a nessuno, che ci sia o meno il reintegro cambia nulla.
Il reintegro, è questa la questione e non la libertà di licenziamento, è un abominio giuridico, o almeno lo dovrebbe essere in un sistema liberale. Il lavoratore discriminato, ingiustamente sanzionato o licenziato a causa di incapacità mercantile del padrone, perchè mai dovrebbe voler tornare a lavorare proprio nel posto da cui è stato ingiustamente cacciato?
Per ripicca, per soldi, per orgoglio perchè?
Cos'è un diritto: avere accesso al mercato del lavoro in modo equo e libero o rimanere incollati al proprio posto di lavoro qualunque cosa succeda?
Io penso che il diritto sia il primo: eguale accesso per tutti. Io credo che la libertà di cambiamento sia un diritto , io credo che il mercato del lavoro Italiano impedisca, a chi come me non ha accettato la logica del posto ad mortem, l'accesso a posti di responsabilità, di crescita, di sviluppo personale e lavorativo.
La logica dell'articolo 18 ci ha tagliato i coglioni, alla radice direi, ci ha raccontato un Italia ad occupazione perfetta: chi è dentro è protetto chi è fuori no. E' la stessa logica della CIGS, e della CIGO, della mobilità e del valore legale del titolo di studio, degli albi professionali, degli ordini e delle corporazioni.
I diritti acquisiti non si toccano, e quelli che non li hanno si attaccano.
Con questa bella favola, bella solo per chi l'ha scritta, la mia generazione, e tutte quelle dopo sono convinte che difendere i diritti altrui ci faccia conquistare una briciola di protezione.
L'articolo 18 non è un diritto, è un privilegio.
Si tratta di privilegio perchè tutela solo alcuni, dei privilegiati appunto, perchè discrimina in base al tipo di contratto, all'età, alla provenienza, al tipo di lavoro, dimensione dell'azienda. Tutela i forti e non i deboli (chi ha un lavoro, non chi lo cerca). Come tutti i privilegi non serve a nessuno, nessuno lo usa ma nessuno lo tocca.
Allora perchè rischiamo di far crollare l'unico governo degno di avere questo nome negli ultimi venti anni?
Per un privilegio?

mercoledì 17 agosto 2011

Manovra, ipotesi scudo fiscale-bis - Corriere della Sera

Manovra, ipotesi scudo fiscale-bis - Corriere della Sera

dunque un altro regalino agli evasori, quelli che lavorano in Italia, in nero, e guadagnano all'estero.
Come?
Semplice basta non pagare le tasse in Italia e portare i soldi all'estero, anonimamente!
Poi se l'evasore vuole proprio smettere di trafficare con complesse triangolazioni finanziarie basta che voti uno che all'estero guadagna e ripone milioni di euri e aspettare che faccia uno scudo fiscale.
Traduzione? l'evasore fa rientrare i soldi, lo Stato, meglio il governo rappresentato dall'evasore massimo, li tassa in modo ridicolo e poi con quei milioncini ripuliti ci può fare, l'onesto evasore, quello che vuole... per esempio riportarli all'estero ripuliti grazie allo scudo...

è un meraviglioso gioco delle tre carte legislativo:
i soldi sono sotto la carte... al centro, a destra, a sinistra... vince sempre il banco, o meglio per non confondersi, il truffatore.
In questo caso lo Stato, i cittadini onesti che pagano le tasse, sono i truffati, gli altri, i legislatori disonesti e gli evasori sono i truffatori.

Insomma anche con le peggiori intenzioni questa manovra non riesce a non scavare nella melma.


sabato 13 agosto 2011

Il grondante sangue 1

La coerenza è una delle tante virtù di Berlusconi...

"Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina... Non volete che non ci si ingegni? E' legittima difesa...".
Autunno del 2000

"Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle" inverno 2004

"Voi agite con grande equilibrio e rispetto dei cittadini, nei confronti di chi si vuole sottrarre a un obbligo che qualche volta si avverte come eccessivo. C'è una norma di diritto naturale che dice che se lo Stato ti chiede un terzo di quello che con tanta fatica hai guadagnato ti sembra una richiesta giusta e glielo dai in cambio dei servizi che lo Stato ti offre. Ma se lo Stato ti chiede di più, o molto di più, c'è una sopraffazione nei tuoi confronti: e allora ti ingegni per trovare sistemi elusivi che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, che non ti fanno sentire colpevole...". autunno 2004

"Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po' giustificato a mettere in atto procedure di elusione e, a volte, anche di evasione. Noi abbiamo un'elusione fiscale record giustificata da aliquote troppo elevate...". 2 aprile 2008

"Se io lavoro, faccio tanti sacrifici... Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi da. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato...". 4 ottobre 2008

agosto 2011... grondante sangue, non il suo naturalmente.

venerdì 12 agosto 2011

Manovra glossata

IN CHE MANI!!!!
AUMENTO IRPEF AUTONOMI OLTRE 55MILA EURO
Un aumento della quota Irpef per gli autonomi, forse a partire dall'attuale 41% per i redditi oltre i 55.000 euro. La misura, inizialmente prevista per 2-3 anni, potrebbe essere a carattere permanente.

Il buon vecchio Martino, che dev'essersi nascosto in bagno da qualche anno, diceva che FI avrebbe portato all'aliquota unica e all'esenzione totale per i non abbienti...
Invece tremonti (il pagatore in nero di affitti) prende subito di mira le P.IVA che non delinquono e che quindi guadagnano e dichiarano. Gli altri quelli che la P.IVA non la fanno o se la fanno si fanno consigliare da ottimi fiscalisti se ne fregano... (Tremonti era il fiscalista del B... Cappellacci il figlio del commercialista di B. Coincidenze). Ovviamente questo riguarda gli autonomi... non le società alle bermuda.


A RISCHIO TREDICESIMA STATALI
I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa potrebbero perdere il pagamento della tredicesima mensilità.

Ma qualcuno ha il coraggio di dire che la tredicesima è parte integrante dello stipendio, del contratto, è una mensilità non un premio produzione!
E poi che obbiettivi di riduzione della spesa hanno gli statali, chi li decide? Sono anni che vedo tagliatori di servizi pagati come guru... la macelleria sociale è iniziata da questi incentivi alla distruzione del welfare. E sono anni.
Non qualità, efficienza, rispetto dei cittadini, efficacia dei servizi ma meravigliosi tagli agli ultimi, passati per ottimizzazione dei servizi. Cazzate!
Togliete i premi di produzione legati ad indicatori del cazzo come "quante riunioni", "Quanti partecipanti", "quante ore di lavoro", "quante brochure" e via minchionando. Abolite gli straordinari nel Pubblico impiego, questo si che ridurrebbe le spese. 36 ore se ben usate sono più che sufficienti, a volte pure troppe.


TFR RITARDATO 2 ANNI PER STATALI

Il pagamento con due anni di ritardo dell'indennità di buonuscita dei lavoratori pubblici è un'altra delle misure prevista nella bozza di decreto.

Credo che tecnicamente questo si chiami furto. Il TFR sono soldi dei dipendenti detratti dal lordo dello stipendio che, malauguratamente, trattiene il datore di lavoro. Non restituire i soldi che qualcuno ti ha affidato in custodia si chiama furto. Nulla di più che un furto. E se questo lo fa lo stato si chiama regime totalitario.
I soldi in uno stato libero sono di proprietà di chi se li guadagna non di chi li tiene.


TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA

Nel provvedimento non si parla di ridurre il numero dei parlamentari e i loro privilegi (ad eccezione dei voli in classe economica per deputati e senatori, amministratori pubblici, dipendenti dello stato, componenti di enti ed organismi), ma si interviene sulle "poltrone" locali". Intervenendo in conferenza stampa a Palazzo Chigi Berlusconi ha però sostenuto che in realtà "ci sono numerosi interventi, credo anche eccessivi rispetto a ciò che sarebbe giusto, ma abbiamo seguito i desiderata dei cittadini che guardando alle loro condizioni hanno ritenuto che i politici e i parlamentari avessero entrate eccessive". In particolare, ha spiegato il premier, si è intervenuti "in tutte le direzioni". "Il numero di poltrone eliminate - ha aggiunto - è importante, intorno alle 54 mila". Altra misura, stando alle indiscrezioni, sarebbe quella relativa al contributo di solidarietà. Secondo quanto riferito da fonti governative, è previsto infatti un "contributo di solidarietà" anche per deputati e senatori pari al 10% per i redditi superiori ai 90 mila euro ma inferiori a 150 mila, e del 20% per quelli superiori a 150 mila euro. Esattamente il doppio di quanto previsto per i dipendenti pubblici e privati. Inoltre, per i dipendenti 'normali' il contributo è deducibile, mentre per gli 'onorevoli' non lo sarà. Infine, viene ridotta del 50% l'indennità per il parlamentare che ha un reddito uguale alla stessa indennità.

e te pareva! A me il populismo antipolitico mi fa ribrezzo... esattamente come la piccolezza di rimanere gli unici a non sacrificarsi. Sono dei quacquaraquà, inutili leccaculi senza la capacità minime di slancio di grandezza, o meglio, di normalità etico politica.

PENSIONI

Viene anticipato dal 2020 al 2015 il progressivo innalzamento a 65 anni (entro il 2027) dell'età pensionabile delle donne nel settore privato. Nessuna misura, invece, contrariamente a quanto anticipato, sulle pensioni di anzianità.

non capirò mai perchè ci devono, a noi 40enni intendo, continuare a prendere per il culo con la pensione. Noi non la vedremo mai e versiamo ogni anno milioni di euro per pagare pensioni di nostri ex coetanei in pensione da vent'anni. Il problema vero, la vera riforma è che si possa prendere ciò che si versa, ma anche decidere come, a chi e quanto versare. Invece si continua a spostare il problema e a lasciare in mano all'INPS la maggior parte dei soldi, e lasciare che l'INPS sia il Bancomat per il mercato del lavoro in sfacelo, per le pensioni baby etc...

SCUOLA
Il comunicato finale del governo spiega che "per far fronte alle esigenze della scuola, nell'imminenza dell'avvio del nuovo anno scolastico, su proposta dei ministri Brunetta e Tremonti, è stato inoltre approvato un decreto presidenziale che autorizza per il solo anno 2011-2012 il trattenimento in servizio di 414 dirigenti scolastici; il decreto, altresì, prende atto di quanto definito dalla programmazione triennale delle assunzioni nella scuola, autorizzando l'assunzione a tempo indeterminato di 30.300 Unità di personale docente ed educativo e di 36.000 Unità di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario".

Povera scuola in mano alla Gelmini, Brunetta e Tremonti. Mancano all'appello almeno 200.000 precari, che insegnano, sono di ruolo però non servono!

STOP PONTI, FESTE SPOSTATE AL LUNEDI'
Le festività infrasettimanali "non concordatarie" verranno spostate al lunedì. "Come avviene in tutta Europa", ha confermato il ministro dell'Economia.

Mai cazzata fu più ipocrita. Nell'anno delle polemiche per il 17 marzo arriva la ciliegina sulla torta: lavorare di più e fare meno vacanze. Io dico lavorare meno, produrre uguale o meno, guadagnare di più. Così il PIL cresce, ammesso che serva a qualcuno e qualcosa che il PIL cresca. Poi mi sta veramente sulle palle che nessuno osi toccare santa madre chiesa. Siamo uno stato clericale, odiosamente bigotto!

DEROGA CONTRATTI NAZIONALI
Nella manovra c'è anche l'estensione 'erga omnes' dei contratti aziendali che potranno così derogare a quelli nazionali e a parte dello Statuto dei lavoratori. Non sarebbe più prevista la delega per lo statuto dei lavori e in particolare diventerebbe più facile licenziare i lavoratori con contratti a tempo indeterminato. La misura è stata spiegato così dal ministro Sacconi: "Le norme approvate in materia di lavoro contengono il cuore dello Statuto dei lavori in quanto attribuiscono ai contratti aziendali o territoriali la capacità di regolare tutto ciò che attiene all'organizzazione del lavoro e della produzione anche in deroga ai contratti collettivi e alle disposizioni di legge quando non attengano ai diritti fondamentali nel lavoro che in quanto tali sono inderogabili e universali". In concreto significa, ad esempio, che sono "efficaci nei confronti di tutto il personale" anche le norme contenuto nell'accordo firmato da Fiat per Pomigliano e Mirafiori con il no della Fiom-Cgil.

Se fossimo un paese civile ne sarei felice, felicissimo. Se fossimo un paese normale con sindacati veri e proprietari veri sarei il primo sperare in contrattazione ad Hoc, per ogni stabilimento. Ma essendo in un paese in cui la contrattualità e stata sostituita con la concertazione non mi fido. Io vorrei contratti individuali, collettivi e aziendali tutelati non dalla legge ma dalla contrattazione a pari livello fra parti in causa: lavoratore, sindacato, proprietario, associazione di categoria. Nel paese dei sogni...

ROBIN HOOD TAX
Nella manovra c'è anche una "Robin Hood tax per il settore energetico". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi senza specificarne meglio i contenuti.

Mi sa che più che Robin Hood è la Ali Babba e i quaranta ladroni Tax.

SENZA SCONTRINO RISCHIO CHIUSURA
Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro con comunicazione all'Agenzia delle entrate delle operazioni per le quali è prevista l'applicazione dell'Iva. E' quanto prevede la bozza di manovra che sarà discussa nel corso del Consiglio dei ministri di stasera, nella parte relativa al cosiddetto 'spesometro', già in vigore. E' inoltre previsto l'inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell'attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.

brr. Paura! Certo che chi lavora, paga e riceve in nero si starà preparando a emigrare!


GIOCHI E TABACCO
Il comunicato finale di Palazzo Chigi parla genereciamente di "misure in materia di giochi ed accise sul fumo".

Il pusher di stato aumenta il guadagno... Alla faccia dell'etica di Giovanardi! Poveracci in galera per una canna e lo stato ti fotte gli stipendi in lotterie, videopoker, sigarette e alcool!

CONTRIBUTO SOLIDARIETA'
Contributo di solidarietà a due vie per i lavoratori dipendenti e per gli autonomi. Per i dipendenti del settore privato è previsto un prelievo del 5% per la parte del reddito eccedente i 90mila euro e del 10% per la parte eccedente i 150mila euro. Per i lavoratori autonomi l'addizionale scatta invece a partire dall'aliquota del 41% che si applica ai redditi superiori a 55mila euro. La misura, al momento sperimentale, ma potrebbe diventare permanente. "Un prelievo di solidarietà per i redditi un po' più elevati che allinea quanto fatto nel settore del pubblico impiego", ha chiarito Tremonti.

Traduzione: aumento delle tasse .

NIENTE MISURE SU IVA, IMMOBILI E PATRIMONI
Nella bozza di manovra che entrerà in Consiglio dei ministri non appare l'aumento dell'Iva. Anzi l'ipotesi sarebbe accantonata. Salterebbe anche qualunque intervento sugli immobili e i patrimoni mobiliari.

per ora...

NIENTE TAGLI A STIPENDI
Il documento non contierrebbe la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici.

per ora....

RENDITE FINANZIARIE
Aumento al 20% della tassazione su tutte le rendite finanziarie, esclusi gli interessi dei titoli di stato che restano al 12,5%. Questa misura è stata confermata dal ministro Tremonti.

certo che tassare Titoli spazzatura (i nostri, i greci, i PIGS insomma) è già un insulto, aumentarlo sarebbe stato troppo. Purtroppo lo stesso vale per la spazzatura privata che le banche ci propinano

PRIVATIZZAZIONI
Nella manovra è stato inserito anche un meccanismo "molto efficace" per la privatizzazione dei servizi pubblici. Lo ha detto il ministro Tremonti spiegando che il sistema consentirà alle amministrazioni che procederanno alle privatizzazione di sbloccare risorse per gli investimenti. "Un meccanismo molto efficace - lo ha definito il ministro - per i servizi pubblici: se smobilizzi puoi fare investimenti".

Neanche Archimede aveva pensato ad un meccanismo molto efficace come questo. E vendere le cose inutili e far fruttare le utili?

MINISTERI
Previsto un taglio di 6 miliardi di euro nel 2012 e 2,5 nel 2013.

Traduzione: meno servizi e finanziamenti per le attività. Conseguenza: Più disoccupazione e inefficienza, degrado, abbandono, abusivismo...

ENTI LOCALI
Verranno ridotti 6 miliardi di trasferimenti nel 2012 e 3,5 nel 2013. Per le regioni il peso della riduzione dei fondi è pari a 1 miliardo di euro. La sanità non verrà toccata.

Traduzione: meno servizi e finanziamenti per le attività. Conseguenza: Più disoccupazione e inefficienza diffusa, servizi sociali, sanità, scuole, nido, cultura, ambiente, parchi... fottuti.

PERDITE
Riduzione per le società al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.

E che vor dì

RINNOVABILI
Torna l'ipotesi del taglio del 30% degli incentivi. Non potranno essere superiori alla media di quelli erogati negli altri Paesi d'Europa. Ma stando ad altre fonti il punto in un secondo momento sarebbe stato stralciato.

Un'idea buona avevano avuto, una! Buttata nel cesso. Viva il petrolio e il gas di gheddafi e degli amici di B. Facciamo proprio come l'unico paese non in recessione: la Germania che ha abbandonato nucleare e investe nel solare.

MERCATO ELETTRICO
L'ipotesi è quella della divisione in tre macrozone (Nord, Centro, Sud).

E allora?

SERVIZI PUBBLICI LOCALI
Si punta alla liberalizzazione e verranno incentivate le privatizzazioni.

Sarà la solita liberalizzazione all'italiana: servizio pubblico locale spa. 51% del comune 49% mafiosi locali. Perdite spalmate sui cittadini, guadagni concentrati ai mafiosi.

FONDI FAS
Saranno anticipate di un anno le riduzioni del Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate

Saranno contenti Lombardo, Miccichè etcetera

DELEGA FISCALE
"Noi chiediamo al Parlamento la delega per la riforma assistenziale e fiscale non più sul 2012 ma sul 2011 e nel corso del 2012 pensiamo di ottenere risparmi assolutamente realizzAbili per 4 miliardi. Nel caso non fosse possibile realizzare quell'obiettivo la garanzia di salvaguardia e una corrispondente riduzione di regime di tax expenditure". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio tremonti al termine del Cdm.

Traduzione: anticipiamo di un anno la completa distruzione della sanità pubblica e del sistema fiscale.

ACCORPAMENTO PER 1500 COMUNI
Sono circa 1.500 i comuni per i quali sarà reso obbligatorio l'accorpamento, in base ai criteri previsti dalla manovra. Si tratta dei comuni sotto i 1000 abitanti.

L'idea è ottima. Peccato che ai comuni corrispondono dei servizi. Per tagliare quattro assessori e sindaci si rischia di mandare a puttane quel poco di efficienza locale che le strutture amministrative decentrate avevano tenuto. Una proposta: accorpiamo solo i sindaci e gli assessori. ovvero uno può fare il sindaco di più comuni limitrofi fino ad arrivare ad almeno 1500 abitanti. Ma i comuni rimangono e i servizi di conseguenza.

VIA PROVINCE SOTTO 300 MILA ABITANTI
Dalle prossime elezioni è prevista la soppressione delle Provincie sotto i 300.000 abitanti. I capoluoghi interessanti dal provvedimento, stando a una verifica informale, sarebbero i seguenti:
Ascoli Piceno, Asti, Belluno, Benevento, Biella, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Crotone, Enna, Fermo, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, La Spezia, Lodi, Massa Carrara, Matera, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia Tempio, Oristano, Piacenza, Pistoia, Prato, Rieti, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Terni, Trieste, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Vibo Valentia. Resta da capire la sorte di Aosta, provincia con meno di 300 mila abitanti ma di una regione a Statuto speciale.

Tre livelli di governo son troppi... sicuramente. Ma il criterio è demenziale. In Sardegna ad esempio le provincie si ritradurrebbe a due (CA e SS ) come 50 anni fà, almeno Nuoro e Oristano forse hanno ancora senso.
Invece di tagliare con l'accetta perchè non si eliminano, si accorpano si razionalizzano gli enti locali? ad esempio eliminando tutte le provincie delle città metropolitane: Roma, Napoli, MIlano. Accorpando quelle minuscole e omogenee (gorizia e trieste) eliminando quelle di regioni stato (aosta), Accorpandole con criteri socioeconomici e geografici e non puramente amministrativi (montagna con montagna, mare con mare...), infine perchè non si valuta l'efficienza delle provincie, delle regioni e dei comuni e non si eliminano gli inefficienti trasferendo le competenze a quelli efficienti?
Così è una boutade populista, alla Di Pietro, che otterrà solo ricorsi su ricorsi e sarà soprattutto a Babbo morto (e forse a tutti morti).

domenica 26 giugno 2011

ministri delle finanze/economia...

Il nostro è Tremonti un giovane di 64 anni, ben 10 in meno dell'anziano Berlusconi. E poi dicono che l'età non conta. Il finnico Katainen ha 36 anni... 36 anni! L'età media di un precario italiano.

Nome Paese Data di nascita Età
Jyrki Katainen Finlandia 04/08/75 36 anni
Tonio Fenech Malta 05/05/69 42 anni
Jan Kees de Jager Olanda 10/02/69 42 anni
Luc Frieden Lussemburgo 16/09/63 48 anni
Vitor Louçã Rabaça Gaspar Portogallo 09/11/60 51 anni
Ivan Mikloš Slovacchia 02/06/60 51 anni
Jürgen Ligi Estonia 16/07/59 52 anni
Didier Reynders Belgio 06/08/58 53 anni
Evangelos Venizelos Grecia 01/01/57 54 anni
Charilaos Stavrakis Cipro 25/11/56 55 anni
Maria Fekter Austria 01/02/56 55 anni
Christine Lagarde Francia 01/01/56 55 anni
Jean-Claude Juncker Lussemburgo 09/12/54 56 anni
Franc Križanic Slovenia 04/12/54 56 anni
Elena Salgado Spagna 12/05/49 62 anni
Giulio Tremonti Italia 18/08/47 64 anni
Michael Noonan Irlanda 22/05/43 68 anni
Wolfgang Schäuble Germania 18/09/42 69 anni

venerdì 10 ottobre 2008

il capitalismo è finito come il comunismo...

oggi il corriere dice la sua, anzi la dice BERNARD-HENRI LÉVY.
Sostiene che come il comunismo morto con la caduta del muro anche il capitalismo è morto con questa crisi. Si tratta di un comunismo (quello stalinista e sovietico) ad essere morto, così come è morto il capitalismo delle borse finanziarie, dei soldi virtuali e poco virtuosi.

Forse si dovrebbe riprendere a leggere alcuni italiani: Gobetti, Rosselli, Rossi, Spinelli, Lussu... forse si dovrebbe ripartire da un sincero sistema democratico, da una reale capacità rappresentanza, da una reale capacità di gestione del patrimonio pubblico e una vera e forte capacità dello stato di fare lo stato e del mercato di fare il mercato.

Oggi si parla di recessione, di crollo, di crisi ma è dogmatico che ci debba essere crescita continua, infinita? è questo un concetto liberale, la crescita continua è l'essenza del capitalismo?
D'altra parte lo stato deve sempre intervenire sul mercato, deve diventare necessariamente banchiere, imprenditore e azionista? è questo il socialismo, è questo lo stato sociale che ci può salvare?

Queste domande sono le domande.
Non come il miliardario, azionista, monopolista, padroncino berlusconi chiede di "aver fiducia" e di aspettare 24 mesi prima di vendere le azioni mediaset, eni (che fa affari con l'amico Putin) o chissà quale altri richieste da insider trading farà!