chi cerca trova

Visualizzazione post con etichetta fascisti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fascisti. Mostra tutti i post

giovedì 8 ottobre 2020

Pistolotto a destra.


Ci sono movimenti a destra. 
La Meloni si sta spostando su posizioni confederaliste Europee, dal sovranismo all'Europa delle nazioni, confederate.
Una vecchia posizione della destra europea conservatrice.
Una vecchia rivista Europa nazione confidava in una Europa pacifica e potente, fatta di nazioni amiche e solidali, unite contro il nemico comune e accomunate da uguali valori. l'Europa non è uno Stato quanto un'idea comune per le nazioni e i popoli europei, il direttore Filippo Anfuso disse «sarebbe difficile immaginarsi un’Europa spoglia delle sue soggettività nazionali». 
La Nuova Destra francese e anche quella italiana, da De Benois a Tarchi, ponevano la questione identitaria, politica e nazionale insieme, e fu una deriva, o meglio una felice intuizione, quella che portò la destra, figlia del machismo imperialista fascista, a prendere strade identitarie.
I Campi Hobbit furono controcultura per due motivi: andavano contro una cultura dominata dal marxismo e contro una cultura conservatrice e benpensante. 
Il terrorismo della seconda metà degli anni settanta ha stigmatizzato quello di destra come unicamente  stragista, quello di sinistra come politico, nonostante ciò entrambe, destra e sinistra, furono capaci di immaginarsi altro dalla violenza. 
Re nudo e Campi Hobbit erano due facce della stessa generazione con gli stessi ideali declinati in modo diverso, come lo furono i terrorismi. 
Se da una parte la sinistra ha virato verso la socialdemocrazia e la destra verso il conservatorismo, dall'altra c'era una destra intellettuale che finì ad alimentare posizioni identitarie, a difendere i popoli oppressi, a difendere le guerre apparentemente più ingiuste. Negli anni novanta e fine ottanta cresceva, al fianco del leghismo, una attenzione per le lingue e i popoli europei, per le piccole patrie, per l'identità, le etnie, le tradizioni arcaiche e locali, per i medievi più o meno fantastici, per le streghe e le saghe nordiche. In questo coacervo di contraddizioni in cui Dumezil, Cioran, Celine, Canetti, Jungher, Mishima e tanti altri convivevano sulle stesse bancarelle con troll e fischietti artigianali, si sperimentava l'identità ritrovata dopo anni di ghetto fascista. Tutto questo a 30 anni di distanza appare sfumato, trasformato da anni disidentitari che hanno riportato tutto al manicheismo di facciata che oggi, con il tripartito di Conte appare evidente: Lega, PD e M5S hanno un programma comune un idea di Stato che ha dimenticato l'identità come concetto. 
Uno vale uno è la morte dell'identità e con essa la morte della nazione ma anche la morte dell'ideologia. E su questo campo che si gioca la partita a destra. Il FDI è un partito identitario, se si scioglie nell'un idea vale l'altra è finito, inutile. Per questo permette il controcanto autorevole, paternalistico e giovanile di Crosetto e soprattutto non si è mai alleato con i M5S e ha sempre sostenuto l'unità del CDX. Non ha tradito, come fece Fini forzando la mano e sbagliando identità prevalente, e mantiene la parola data. La Meloni, se vuole mantenere l'identità, deve trovarne una riconoscibile, consolidando l'elettorato conservatore e un po' reazionario ma comunque rispettabile e borghese.
Il problema è che queste categorie si sono dissolte e si devono ricreare a partire da idee in grado di spostare l'attenzione dal quotidiano, in cui uno vale sempre uno, in cui un idea vale l'altra e nessuno vale niente, al futuro. L'ingresso in pompa magna in Europa, a capo di una non irrilevante parte dell'elettorato Europeo, la certifica come qualificata a guardare il futuro e a proteggere la nazione.
Se Renzi è la mossa del cavallo, la Meloni è una torre.
La Meloni strategicamente si mette in attesa e piano piano si istituzionalizza, meno proclami più argomentazioni di buonsenso, Salvini scivola, inciampa e si rialza come un pugile ubriaco. Verrà messo a riposo, se sarà abbastanza furbo da capirlo, e il doge prenderà le redini del partito, abbandonerà il sud al suo destino e si riprende il Nord. 
Se furbo. 
Se stolto potrebbe fare due errori: passare con il suo partito, ricordatevi che la Lega si chiama Lega Salvini non Padana, o quelli che rimangono, in maggioranza o in minoranza di nuovo con i M5S o peggio rimanere fuori dal governo di unità nazionale che invece la Meloni coglierebbe al balzo insieme a Zaia e Giorgetti. 


giovedì 16 dicembre 2010

a 16 anni avevo ragione.

a volte penso che l'italiano medio pecchi di un brutto difetto: sottovaluta se stesso. E i risultati si vedono in ciò che elegge a rappresentare se stesso.
Ho pensato a questo dal giorno in cui in Italia si è smesso di far politica, di parlare di politica, di vivere la politica. E' un giorno che dura da anni, almeno 15 direi.
Da un paio d'anni, guarda caso in concomitanza con l'avvento dell'ultimo governo stalinista d'Italia (ce ne sono stati altri tre prima ma meno ortodossi), ho consolidato questa opinione da quando, come nella peggior parodia del comunismo mangia bambini, donne minorenni venivano offerte ai dignitari del politburo.
Mi immagino un vecchio film anni 70 dai colori sbiaditi, giallastri, in cui vecchi orrendi e bavosi si accoppiano selvaggiamente con ragazze belle e affamate, tavoli di caviale e champagne, con dietro le foto di baffoni severi. Controcampo: la massa di poveri operai, negozianti, soldati dell'armata costretti a far finta che tutto va bene, leggendo l'unico giornale e ascoltando l'unica televisione. E poi spie ovunque, dignitari di partito che ostentano ricchezza davanti alla massa, parodie militari davanti a dittatori, purghe interne al partito e doni ai fedelissimi...

Mi son ritrovato a pensarmi a 16 anni fieramente anti (comunista e fascista) equiparare la manca e la destra allo stesso schema orribile. Non ero sprovveduto, sapevo, e so, distinguere le ragioni politiche da quelle etniche, il totalitarismo clericale da quello bolscevico. Non ho mai detto ne pensato che lo stalinismo e il nazismo siano la stessa cosa. Ma ho sempre pensato che ne l'uno ne l'altro avessero con me nulla a cui spartire.
Oggi vedo che queste differenze non le fa più nessuno facendo torto a partigiani e repubblichini, ad antifascisti e fascisti, ad anticomunisti e comunisti. Il torto sta nel credere che basti dire che si è tutti uguali per assolversi.

Ognuno di noi è diverso, profondamente diverso dall'altro, e solo con questa coscienza si può essere Stato, comunità, società. Perchè l'individuo fa la società e non il contrario.

Almeno in democrazia.

giovedì 26 agosto 2010

Ffwebmagazine - Credere, obbedire combattere: ecco la novità della "destra berlusconiana"

Questo l'avrei voluto scrivere io!!!!


Ffwebmagazine - Credere, obbedire combattere: ecco la novità della "destra berlusconiana"


C'è chi non tradisce "i valori" e soprattutto non tradisce Lui. Meno male!

Credere, obbedire combattere: ecco
la novità della "destra berlusconiana"

di Filippo Rossi
Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. È viva è vegeta. E sta, ovviamente, tutta nel Pdl. Non vi preoccupate, la destra esiste ancora, perché c’è chi non tradisce i valori assoluti, perché le radici profonde non gelano, perché c’è chi non rinnega. La destra cresce e crescerà all’ombra di Silvio Berlusconi, unico sdoganatore, unico comandante (o versione latineggiante della definizione), unico salvatore. Non vi preoccupate, vossignori, i badogliani non vinceranno. Perché i duri e puri, i militanti, quelli delle sezioni, quelli con le palle, fanno la guardia al capo di Arcore, cavalcando la tigre, ergendosi su un mondo di rovine (o veline?). Perché Lui ci ha salvato, ci ha sdoganato, e lo difenderemo fino alla morte: battaglioni compatti, milizia per sempre fedele, per sempre devota.

Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. E si batterà per quello in cui crede. Sarà una battaglia dura, senza esclusione di colpi. Ma la destra viva e vegeta è così: è eroica, è intrepida. E non tradisce MAI. Perché la destra non tradisce la destra. Non tradisce i suoi Valori, la sua Fede. (E il suo Emilio Fede). La destra non tradisce il proprio Capo. Il proprio Duce. (Battaglioni di Silvio, battaglioni…). Perché la destra è dura e pura, è fedele alla linea. Meglio: è fedele a chi detta la linea. La destra è così: combattente. Va alla guerra. E quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Perché la destra, quella vera, quella fedele, quella genuina, sa prendere ordini; sa obbedire; sa, alla bisogna, turarsi il naso. E sa non guardare a un palmo dal naso.

Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. Coerente con la propria storia. Coerente con le cose giuste e le cose sbagliate. Coerente con tutto. Perché la destra è così: NON CAMBIA MAI IDEA. Come diceva Giuseppe Prezzolini? “La coerenza è la virtù degli imbecilli”. Ecco cos’è la vera destra. E se lo dice uno di destra come Prezzolini, bisogna credergli! Perché la destra crede, obbedisce e combatte! Al resto ci pensano gli altri. (Meno male che Silvio c’è).

Non vi preoccupate, vossignori. La destra c’è, anche se non sa quel che è.

26 agosto 2010

Secolo d'Italia - Politica

é mai possibile che mi tocchi ammirare sconsideratamente una banda di fascisti!

Secolo d'Italia - Politica

Una tantum, replica ai veleni e alle bugie

Flavia Perina

Dopo l’editoriale che chiedeva alle donne del Pdl di pronunciarsi sul linciaggio di Elisabetta Tulliani e l’intervista a “Repubblica” sullo stesso tema tanti colleghi mi hanno chiesto: perché nessuna risposta? Come mai le destinatarie dell’appello hanno preferito non pronunciarsi, né a favore né contro? Basta leggere “Libero” e “Il Giornale” di oggi per capire il motivo del silenzio. Chi parla è perduto. Chi rompe il fronte è condannato al plotone di esecuzione mediatico. Ed evidentemente l’intimidazione sortisce i suoi effetti: anche io, che una qualche esperienza di prima linea ce l’ho, sono rimasta a bocca aperta davanti alla violenza mistificatoria con cui la fabbrica del fango ha reagito a un appello politico e a un ragionamento sulla concezione della donna coltivata da alcuni settori del Pdl. Non me lo aspettavo. E tuttavia sono contenta di un fatto: nessuna collega del Pdl si è prestata a dare manforte all’operazione di Belpietro e di Feltri, nessuna (almeno in prima battuta) ha messo il suo nome e la sua faccia al servizio dei lapidatori. Ringrazio tutte: so che sono state sollecitate a intervenire e si sono sottratte.
Ma veniamo al punto. Anzi, ai punti che sono essenzialmente due. Il primo è facile da liquidare: Vittorio Feltri accusa il “Secolo” di doppiopesismo, sostenendo che il nostro quotidiano non ha mai difeso Mara Carfagna e altre esponenti del Pdl finite nel tritacarne mediatico della sinistra. È una assoluta menzogna e la collezione del giornale è lì a dimostrarlo con editoriali di prima pagina, interviste, pubbliche prese di posizione per le quali il ministro (che all’epoca nemmeno conoscevamo personalmente) ci ringraziò più volte. Eravamo e siamo convinti che la campagna anti-Mara rispondesse a uno stereotipo sessista che abbiamo sempre contestato – quello secondo cui le donne schierate a destra sono belle oche e fanno carriera ancheggiando – e ripetevamo che la Carfagna (come la Gelmini, come la Prestigiacomo, come tante altre) andasse giudicata sui fatti e non sull’estetica o sulle sue scelte private. Ed è esattamente lo stesso spirito che ha animato l’appello contro la fucilazione quotidiana di Elisabetta Tulliani: una che nemmeno sta in politica e che viene bersagliata solo perché è la compagna di Fini.
E veniamo al secondo punto, cioè al titolo di apertura di “Libero” sulla «pulizia etnica di Fini», relativa al caso di una nostra collega, Priscilla Del Ninno, in causa con il “Secolo d’Italia” per le modalità con cui è stata messa in cassa integrazione quando il giornale aprì lo stato di crisi e poi licenziata alla fine della Cig. La vicenda viene equiparata a quella dei sindacalisti Fiat estromessi dal lavoro (e reintegrati dalla magistratura) perché accusati di aver determinato il blocco di una linea di produzione durante uno sciopero. Con una sostanziale differenza: Priscilla del Ninno non è una sindacalista, non ha mai protestato contro la decisione del “Secolo” di indire lo stato di crisi, non ha nemmeno preso parte alle assemblee del gennaio-febbraio 2007 nelle quali si discusse e si votò liberamente la scelta dell’azienda, la cassa integrazione, la ristrutturazione. Infatti, all’epoca, si mise in malattia. La malattia le consentì di non assumersi la responsabilità – che tutti gli altri redattori si presero – di pronunciarsi sul piano del direttore e dell’amministratore, che prevedeva la riduzione delle pagine culturali (quelle nelle quali lavorava), tre prepensionamenti e la cassa integrazione per tre unità: un piano discusso e approvato non solo dall’assemblea del “Secolo”, ma dal sindacato dei giornalisti e dei poligrafici in sede locale e nazionale dopo minuziose disamine e correzioni. Non solo: grazie allo “status” di malata la Del Ninno fu la sola tra tutti a essere tutelata dalla possibilità di finire in cassa integrazione. E infatti non ci finì: per 9 mesi restò in malattia e solo raggiunto il limite massimo previsto dalla legge entrò in Cig, salvo uscirne di nuovo due o tre mesi dopo perché era rimasta incinta e si mise in maternità. Nel frattempo aveva avviato una causa contro il giornale. Ha vinto in primo grado (l’azienda ha ricorso): avrebbe potuto rientrare in redazione ma utilizzò ancora l’aspettativa per maternità, e finita quella si mise in ferie. Un altro procedimento è in corso: rispetteremo la sentenza, come abbiamo sempre fatto, non perché “femministe” (l’aggettivo usato da Maurizio Belpietro con toni spregiativi) ma perché ci sembra normale fare così.
Non entriamo nel merito delle altre bugie raccontate da “Libero”, a cominciare da quella secondo cui la Del Ninno sarebbe stata defenestrata per sostituirla con persone più “fedeli alla linea” come Filippo Rossi: tra l’altro Priscilla – ed era un suo vanto – una “linea” non l’ha mai avuta, salvo quella di usare fino in fondo le buone relazioni di suo padre con la direzione e l’amministrazione che l’avevano assunta per garantirsi dalle scomodità legate all’esercizio della professione. Ricordo personalmente un durissimo richiamo (all’epoca ero caporedattore) ricevuto perché avevo disposto il suo spostamento nell’open space redazionale dalla stanza “privata” che occupava con una collega. Suggeriamo ai colleghi di “Libero”, se vogliono sollevare scandalo sul tema dei diritti femminili negati al “Secolo”, di prendere in considerazione un altro caso: quello di Annalisa Terranova, che nel 1996, mentre era incinta, fu scavalcata nel suo ruolo di responsabile del servizio politico da un collega che si occupava di tutt’altro ma era più amico del direttore e solo per senso di responsabilità scelse di non rivolgersi al sindacato. Il direttore dell’epoca era Malgieri, ultimamente arruolato proprio da “Libero” come commentatore antifiniano («Fini ha poche idee, confuse e non di destra» è il titolo del suo ultimo articolo).
Comunque, va bene così. L’escalation della fangosa campagna contro Fini e i finiani – comunisti o fascisti, epuratori o clientelari, amici dei magistrati o violatori di sentenze a secondo di quel che serve – dimostrerà alle lunghe una sola cosa: Futuro e Libertà fa paura, al di là delle percentuali elettorali che gli vengono riconosciute in caso di voto, perché rappresenta una prospettiva di destra potenzialmente più credibile di quella rappresentata da “Libero” e dal “Giornale”. Il tentativo di screditare il gruppo di Fli serve a coprire il vuoto di contenuti degli “altri”, la loro incapacità di offrire risposte di merito sui problemi del partito e dell’Italia, ma di questo passo non farà che rendere questo vuoto sempre più evidente, palpabile, verificabile anche dai meno provveduti. E, crediamo, saranno sempre di più gli italiani che si chiederanno: ma davvero la destra deve essere questa babele di veleno e di fango? Poi arriverà un sondaggio e anche il Cavaliere se ne accorgerà. Probabilmente un giorno troppo tardi come è accaduto sui “numeri” dei finiani.

domenica 22 agosto 2010

La squadra del cuore...

Il partito dell'amore ha finalmente la sua squadra del cuore. No! non è il Milan ma il nuovo (si fa per dire) strumento della propaganda fide della Chiesa Arcoriana.
Le squadre della libertà! ci mancavano, dopo il Polo della Libertà, la Casa della Libertà, il Partito della libertà, il Popolo della libertà, i Club della libertà, i Promotori della libertà, i Gladiatori della libertà, ancora parole il libertà!

Mi immagino questi arzilli squadristi, armati di opuscoli, libri, gadget girare per le città. Pronti a convertire, al messia della libertà, i trinaricciuti comunisti che impervesano per l'Italia, colpire a suon di "meno male che Silvio c'è" quei topi di fogna dei fascisti fininani, lisciare il pelo ai democristiani di casini... che meravigliosa visione! Contenderanno il territorio a Testimoni di Geova, ex tossici, grillini e dipietrici, guardie padane, animalisti e postraumatici!
5 per ogni collegio: una gnocca, un GGiovane, un vecchio, un forzaidiota (ex qualcosa) e un ex missino convertito (i convertiti sono sempre i peggiori).
Il grande stratega sa che ha almeno 500 voti per collegio, quindi vuoi non trovare in questa massa di consumatori 5 disposti a diventare Squadristi! è solo l'1% degli elettori!
Allora togliamo i voti truccati (percentuali minime, ovviamente) togliamo gli anziani non autosufficienti, le suore e i preti, i disabili, le donne cesse, i giovani brufolosi, i negri e i froci, rimangono tutti gli altri. Possiamo dividerli tranquillamente per appartenenza:
  • gli ex democristiani? Quelli aspettano che passi il cadavere.
  • gli ex socialisti? Quelli si muovono a babbo morto
  • gli ex comunisti? Corrono subito dal nuovo dittatore e rispondono con sincera devozione
  • gli ex radicali? Quelli buoni son già scappati, gli altri hanno la faccia come il culo e fanno più danni a parlare che a star zitti.
  • gli ex fascisti? I rimasti si defileranno a poco a poco, lasceranno i talebani colonnelli, tenentini e sergenti, a presidiare il fortino
  • gli ex società civile? Quelli ci sono finchè ci sono appalti, incarichi, mazzette, banche, leggine, condonini, partecipate, affitti ed aqcuisti inconsapevoli. Se però nasano puzza di carogna diventano tutti d’emblée antiberlusconiani
Fatta la tara ci troveremo con le solite facce: il fidel promotor-club-squadrista buono per ogni occasione. L'importante è che ci sia la gnocca! si è mai vista la promozione di un prodotto tarocco senza una gnocca mezza nuda ad ammiccare?
Insomma una ronda celestina che sia aggiungerà alla già inutile ronda mista (militari e poliziotti) che cazzeggia per la città in cerca un qualche delitto da segnalare.
Questi cercheranno qualche costituzionalista (inteso come colui che sa che esiste una costituzione scritta) da purgare, metaforicamente si intende, con una sana razione di estratto di costituzione materiale (in soluzione 1% costituzione, 99% materiale di scarto) .



Il povero Duce, buon anima, si sta suicidando nella tomba per tanto offesa alle sue intuizioni.

lunedì 26 aprile 2010

siamo solo all'inizio

Inserisco, con poco commentol'articolo del gazzettino

COMMENTO
Solo una cosa non mi torna: se la lega rappresenta la destra che ci sta a fare il PDL? Soprattutto cosa ci sta a fare l'unica destra italiana degna di questo nome(MSI/AN) dentro un PDL fotocopia della Lega. Non credo che i temi della lega siano quelli di AN, ne tanto meno dei camerati che vi appartenevano. Ho stima dei secondi e rispetto per le idee (che spesso non condivido) del partito (MSI/AN).
So che oggi a Pordenone non si può essere di destra senza essere assimilati a leghisti e berluscones. Non era così 20/25 anni fa e gli amici del fronte lo sanno: ci si parlava, si litigava, ci si opponeva, si stava insieme. Insomma si faceva politica. Oggi chi si oppone è un traditore, e questa non è politica.
La destra sociale (non l'egoismo legista), l'orgoglio nazionale italiano (non padano), l'attenzione alle etnicità (non il nazionalismo padano), alla cultura tradizionale (non l'omogeneizzato celtico padano cristiana), il ribbellismo (non il militarismo padano), l'audacia (non la prevaricazione contro i più deboli), l'anticlericalismo (e non il vandeismo di ritorno), l'avversione per il banale, lo scontato, il popolare (e non la ricerca spasmodica del consenso), ed infine la lealtà verso gli avversari, la comunione di intenti verso una società politica che trovavamo inutile, vecchia, slerotica... questo è quello che ricordo degli amici del fronte. Non trovo, oggi, nulla di vicino a quel sentimento nella destra della lega o di Berlusconi.
Starò invecchaindo, come tutti, e da sentimentale dico: per fortuna che la politica è fatta di persone e la stima per quelle non cambia.

ARTICOLO
Tutti cominciano con un auspicio: la speranza che la profonda frattura che si sta consumando nel Popolo delle libertà possa ricomporsi. Ma da politici "navigati" quali sono, sanno benissimo che una breccia si è ormai aperta e che tornare indietro sarà molto difficile. E allora non esitano a dire con chi stanno. O meglio con chi staranno nel caso in cui si arrivi alla scissione e alla formazione dei nuovi gruppi parlamentari divisi. E così si capisce come i maggiori esponenti istituzionali del territorio - un tempo in Alleanza nazionale, da sempre "finiani" di ferro - eletti nei loro incarichi con il Pdl siano pronti a scaricare il co-fondatore del "partito del predellino" Gianfranco Fini.

Chi proprio non ha più dubbi è il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani. «Lo smarcamento di Fini da Berlusconi non è cominciato ieri. È una lunga parabola che lo ha ormai portato molto lontano dai principi e dai valori della Destra. Oggi Fini - aggiunge Ciriani in quello che sembra quasi uno sfogo liberatorio - è più vicino alle posizioni dei Radicali di Emma Bonino. Anziché continuare a tenere alti i cardini di una Destra moderna ed europea ha assunto posizioni radical-chic. Non è più possibile seguire un leader che sta assumendo una posizione di tipo personalistico anche attraverso la sua Fondazione che sta a Roma ed è così lontana dal popolo della Destra». Certo che suona strano. Eppure a parlare è lo stesso Alessandro Ciriani, ex militante del Fronte della Gioventù, confluito poi nel Movimento sociale per sposare la scelta di An e infine quella del Pdl. Insomma, nonostante la giovane età la sua è una lunga militanza. Ed è con non poco rammarico che aggiunge lapidario: «Quello di Fini mi sembra più un caso da Freud che da politologi». Il presidente riprende fiato. E il suo sfogo diventa analisi. «Dopo la fondazione del Pdl il compito di An doveva essere quello di fare la destra del centrodestra. Sull’immigrazione, sull’economia sociale e su tutti i temi dell’agenda della destra Fini si è smarcato. Il risultato? Il dilagare della Lega Nord che sa mandare messaggi e interpreta meglio i problemi della gente e dei ceti sociali che dovrebbe rappresentare la destra».

Analisi, quest’ultima sul Carroccio, condivisa anche da un altro ex "finiano di ferro", il deputato Manlio Contento. «I messaggi che sono stati lanciati nell’ultimo anno da Gianfranco Fini - sottolinea il parlamentare del Pdl, già sottosegretario all’Economia nel precedente governo Berlusconi - non hanno fatto che disorientare l’elettorato di destra a favore della crescita della Lega. Abbiamo assistito a un autentico paradosso: chi poneva a Berlusconi il problema di una Lega troppo "ingombrante" alla fine, magari inconsapevolmente, ha fatto in modo che la Lega guadagnasse consensi». Il parlamentare "pidiellino", però, non chiude tutte le porte: «Ci sono ancora due incontri e non è escluso che si possano trovare delle soluzioni che ricompongano la frattura». E se invece Fini non indietreggia e fonda i nuovi gruppi autonomi? «Credo che a quel punto ciascuno di noi dovrà fare delle scelte. E, come ho già detto, io sono per il rispetto degli elettori che mi hanno votato nel Pdl e del patto con il presidente del Consiglio Berlusconi. E poi, da uomo di destra, ho sempre criticato che prendeva i voti da una parte poi poi passare dall’altra». L’ipotesi delle elezioni? «Credo - sostiene Contento - che Berlusconi abbia l’interesse a fare le riforme e non ad andare al voto. Ma è evidente che se non si troverà una composizione non è da escludere l’ipotesi di ridare la parola agli elettori».

Chi, invece, è più combattuto e spera ardentemente in una ricucitura che tenga Fini nel Pdl è Emanuele Loperfido, consigliere comunale di minoranza nel municipio di Pordenone. Dove il gruppo di An "resiste" non essendoci ancora stata l’unificazione. «Non si capiscono le ragioni dello strappo, se dovesse consumarsi. Io - afferma il giovane ex An - spero molto che Fini possa trovare le motivazioni per rimanere nel Pdl, la gente non capirebbe. È nel Pdl che Fini potrebbe fare molto di più essendo un leader capace. Se dovessi decidere? Non so cosa farei, francamente dovrei capire meglio le motivazioni dell’eventuale rottura e dell’uscita di Fini».

«Io sto con il Pdl», non ha dubbi invece il sindaco di Spilimbergo Renzo Francesconi. Che poi spiega: «Mi auguro che ci sia una ricomposizione interna, ma credo che la strada intrapresa da Fini non possa portare da nessuna parte. Mi pare un percorso tutto personalistico. Non si può sciogliere un partito, fondarne uno nuovo e poi, nel giro di neanche due anni, uscire e rompere tutto. È incomprensibile». Il sindaco eletto nel Pdl rivendica le sue scelte: «Non sono affatto disorientato di fronte a quello che sta succedendo nel centrodestra. Il Pdl doveva essere il partito della destra, ma anche del cattolicesimo liberale che aderisce al popolarismo europeo. Questo era il percorso. Se qualcuno ora canta fuori dal coro non può chiedere di essere seguito».

(Domenica 18 Aprile 2010)

martedì 1 dicembre 2009

ex con Berlusconi...

e questo sarebbe il nuovo! Questi sono i non professionisti della politica, la società civile e minchionate del genere?
Peccato per i pochi nomi buoni, qualche liberale, qualche radicale, qualche socialista, frse anche qualche democristiano o republicano... magari si ravvedono...
la lista è un po' datata, oggi bisognerebbe aggingere qualche eccellenza, Capezzone ad esempio!

Provenienza dei politici appartenenti a Forza Italia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Forza Italia nasce come partito che intende unire cattolici e laici, siano questi di estrazione liberale o socialdemocratica. Il melting pot costituito dai suoi membri rappresenta bene come esponenti di varie culture politiche e di diversa provenienza partitica si siano uniti in un'unica appartenenza politica, dal 1999 ricondotta al Partito Popolare Europeo, che esso stesso ha subito un'evoluzione dall'originaria connotazione cristiano-democratica all'attuale mix di valori cristiani, liberali e conservatori.

Questo è un elenco di politici membri di FI appartenuti o vicini (anche solo come elettori), in precedenza (cioè prima della fine della Prima Repubblica, nel triennio 1992-94), ad altri schieramenti politici (ordinati in funzione della loro precedente appartenenza). È una lista di deputati, senatori, euro-parlamentari, ministri, sottosegretari, presidenti di Regione e di provincia, consiglieri e assessori regionali di primo piano, sindaci di grandi città, nonché importanti membri degli organi dirigenti del partito, Consiglio Nazionale e Comitato di Presidenza in primis.

Tale lista si riferisce alla composizione di FI a inizio febbraio 2008, cioè immediatamente prima della decisione di formare una lista unitaria con Alleanza Nazionale per le elezioni politiche italiane del 2008.


Ex-Democristiani
(Sono qui inclusi anche esponenti dell'associazionismo cattolico che non hanno mai fatto parte direttamente della DC)

A
Giancarlo Abelli
Antonio Agogliati
Pietro Aiello
Angelino Alfano
Gioacchino Alfano
Alfredo Antoniozzi
Sabatino Aracu
Gianantonio Arnoldi
Franco Asciutti
Paolo Avezzù
Claudio Azzolini
Antonio Azzollini
Antonio Barbieri
B
Vincenzo Barba
Paolo Barelli
Paolo Bartolozzi
Raffaele Bazzoni
Maurizio Bernardo
Maurizio Bertucci
Gianpaolo Bettamio
Laura Bianconi
Massimo Blasoni
Guido Boscagli
Gabriele Boscetto
Aldo Brancher
Donato Bruno
Maria Burani
C
Battista Caligiuri
Diego Cammarata
Cesare Campa
Giuseppe Castiglione
Ugo Cavallera
Francesco Chirilli
Marco Cicala
Angelo Maria Cicolani
Salvatore Cicu
Michele Cimino
Manlio Collavini
Rosario Giorgio Costa
Mariangela Cotto
Rocco Crimi
Guido Crosetto
D
Barbara Degani
Walter De Rigo
Giovanni Deodato
Luigi Di Bartolomeo
Manuela Di Centa (solo elettrice)
Maurizio Dinelli
Ida D'Ippolito
Domenico Di Virgilio
F
Luigi Fabbri
Giuseppe Fallica
Giuseppe Massimo Ferro
Giuseppe Fini
Giuseppe Firrarello
Raffaele Fitto
Giuliana Fontanella
Roberto Formigoni
Gianstefano Frigerio
Stefania Fuscagni
G
Fabio Garagnani
Elisabetta Gardini
Giuseppe Gargani
Fabio Gava
Basilio Germanà
Mariastella Gelmini
Antonio Girfatti
Francesco Giro
Pasquale Giuliano
Isidoro Gottardo
Luigi Grillo
Vittorio Guasti
Furio Gubetti
I
Maria Claudia Ioannucci
Michele Iorio
Cosimo Izzo
L
Enrico La Loggia
Giorgio La Spisa
Cosimo Latronico
Luigi Lazzari
Ivano Leccisi
Giampiero Leo
Gianni Letta
Simonetta Licastro Scardino
Maurizio Lupi
M
Francesco Maione
Mario Malossini
Luigi Manfredi
Mario Mantovani
Renzo Marangon
Salvatore Marano
Giuseppe Marinello
Bruno Marini
Antonio Martusciello
Giovanni Marras
Antonio Marzano
Mario Masini
Giovanni Mauro
Mario Walter Mauro
Guido Milanese
Filippo Misuraca
Salvatore Misuraca
Fabio Minoli Rota
Gabriella Mondello
Danilo Moretti
Nino Mormino
N
Osvaldo Napoli
Benedetto Nicotra
Giuseppe Nocco
P
Leonardo Padrin
Alessandro Pagano
Rocco Palese
Antonio Palmieri
Maurizio Paniz
Eolo Giovanni Parodi
Adriano Paroli
Renzo Patria
Paola Pelino (solo elettrice)
Italico Perlini
Margherita Peroni
Aldo Perrotta
Maria Gabriella Pinto
Giuseppe Pisanu
Giancarlo Pittelli
Piero Pizzi
Angelo Pollina
Egidio Ponzo
R
Marcello Raimondi
Nicolò Rassù
Paolo Ricciotti
Paolo Ricciuti
Marcello Rollo
Massimo Romagnoli (è stato membro del partito greco Nuova Democrazia)
Giuseppe Romele
Luciano Rossi
Roberto Rosso
Gianni Rossoni
Clodovaldo Ruffato
Antonio Russo
S
Mario Sala
Stanislao Sambin
Giacomo Santini
Angelo Santori
Michele Saponara
Claudio Scajola
Gianluigi Scaltritti
Renato Schifani
Gustavo Selva (transitato per AN)
Remo Sernagiotto
Grazia Sestini
Giorgio Simeoni
Ada Spadoni Urbani
Francesco Stagno D'Alcontres
Francesco Stradella
T
Lucio Tarquinio
Carlo Alberto Tesserin
Piero Testoni (vicino anche al PRI)
U
Paolo Uggè
V
Paolo Valentini Puccitelli
Riccardo Ventre
Giacomo Ventura
Marcello Vernola
Antonio Verro
Guido Viceconte
Gesuele Vilasi
Luigi Villani
Alfredo Vito
Z
Francesco Zama
Valter Zanetta
Guido Ziccone
Marino Zorzato
Sante Zuffada
Michele Zuin
Ex-Socialisti
(correnti di riferimento: Noi Riformatori Azzurri, Fondazione Free e Giovane Italia)

A
Valentina Aprea
Roberto Antonione (anche Lista per Trieste)
B
Gianni Baget Bozzo
Simone Baldelli
Monica Stefania Baldi
Massimo Baldini (già nel PSDI fino al 1992)
Paolo Bonaiuti
Anna Cinzia Bonfrisco
Margherita Boniver
Renato Brunetta
Francesco Brusco
Giulio Camber
C
Giampiero Cantoni
Luigi Cesaro
Enrico Cesaroni
Renato Chisso
Fabrizio Cicchitto
Alessandro Colucci
Francesco Colucci
Domenico Contestabile
Stefania Craxi
F
Gaetano Fasolino
Giuliano Ferrara (già nel PCI)
Franco Frattini (già ne Il Manifesto)
G
Giorgio Galvagno
Antonio Gentile
Giuseppe Gentile
Antonio Guidi
Paolo Guzzanti (già nel PCI)
L
Vanni Lenna
Innocenzo Leontini
Claudia Lombardo
I
Raffaele Iannuzzi
M
Rinaldo Magnani
Alberto Magnolfi
Gianfranco Micciché
Chiara Moroni
Francesco Musotto
N
Emiddio Novi
O
Renata Oliveri
P
Gaetano Pecorella
Mario Pepe
Marcello Pera (poi nel PR)
Mauro Pili
Stefano Pillitteri
Sergio Pizzolante
Q
Gaetano Quagliariello (prima e dopo nel PR)
R
Ettore Romoli
S
Maurizio Sacconi
Jole Santelli
Amalia Sartori
Umberto Scapagnini
Aldo Scarabosio
Giancarlo Serafini
Giorgio Stracquadanio
T
Carlo Taormina
Renzo Tondo
Giulio Tremonti
Ex-Liberali
(corrente di riferimento: Liberalismo Popolare)

A
Maria Elisabetta Alberti Casellati
Maria Teresa Armosino
B
Isabella Bertolini
Alfredo Biondi
C
Roberto Cassinelli
Enrico Costa
Raffaele Costa
D
Giulio Di Donato
F
Gregorio Fontana
Pieralfonso Fratta Pasini
G
Giancarlo Galan
Fabio Gava
Antonio Gazzarra
Niccolò Ghedini
L
Carlo Laurora
M
Antonio Martino
Lorena Milanato
N
Enrico Nan
Raffaele Nervi
O
Andrea Orsini
P
Alberto Pasquali
Andrea Pastore
Saverio Porcari (transitato per AN)
Cesare Previti (prima nel MSI)
R
Laura Ravetto
Dario Rivolta
Paolo Romani
S
Carlo Saffioti
Paolo Scarpa Bonazza Buora
Egidio Sterpa
U
Giuliano Urbani
V
Giuseppe Vegas
Z
Pierantonio Zanettin
Tiziano Zigiotto
Ex-Repubblicani
Pietro Paolo Amato
Luigi Casero
Guglielmo Castagnetti
Simeone Di Cagno Abbrescia
Jas Gawronski
Salvatore Fleres
Piergiorgio Massidda
Antonio Nervegna
Alessandro Nicolò
Mario Pescante
Gilberto Picchetto Fratin
Denis Verdini
Alberto Zorzoli
Ex-Socialdemocratici
(corrente di riferimento: Circoli di Iniziativa Riformista)

Massimo Baldini (passato nel PSI nel 1992)
Nicola Cosentino
Massimo Guarischi
Carmelo Morra
Henry Richard Rizzi
Ermanno Russo
Paolo Russo
Simona Vicari
Carlo Vizzini

Ex-Radicali
Benedetto Della Vedova (presidente dei Riformatori Liberali)
Giuseppe Calderisi (membro dei Riformatori Liberali)
Marcello Pera (già nel PSI)
Gaetano Quagliariello (parentesi nel PSI negli anni '80)
Francesca Scopelliti
Marco Taradash (membro dei Riformatori Liberali)
Massimo Teodori
Elio Vito
Ex-Comunisti/Pidiessini
Sandro Bondi
Giampiero Borghini
Massimo Ferlini
Giuliano Ferrara (poi PSI)
Lodovico Festa
Renzo Foa
Paolo Guzzanti (poi PSI)
Ex-Demoproletari ed extraparlamentari di estrema sinistra
Aldo Brandirali (già leader di Servire il popolo e membro del CDU)
Massimo Caprara (Il Manifesto)
Franco Frattini (Il Manifesto, poi PSI)
Antonella Maiolo
Tiziana Maiolo (Il Manifesto, poi PRC con doppia tessera del radicale)
Gianfranco Micciché (Lotta Continua)
Gaetano Pecorella (Soccorso Rosso Militante e Democrazia Proletaria, poi PSI)
Ex-Leghisti
Roberto Asquini
Mauro Delladio
Albertino Gabana
Daniele Galli
Furio Gubetti (già nella DC)
Enrico Hüllwech
Lucio Malan (precedentemente elettore di PLI e PRI)
Marco Pottino
Enrico Tibaldi
Ex-Missini
Michaela Biancofiore (solo elettrice)
Mara Carfagna (solo elettrice)
Ugo Gianfranco Grimaldi
Massimo Mantovani
Domenico Mennitti (uscito dal MSI nel 1991)
Cesare Previti (poi nel PLI)
Ex-Monarchici
Antonio Tajani
Non Identificati (deputati, senatori e euro-parlamentari di cui non è nota la provenienza politica e neppure per cosa votassero prima del 1994)

Gabriele Albertini (elettore di PLI e PRI)
Alessandro Antichi
Giacomo Baiamonte
Massimo Maria Berruti
Mariella Bocciardo
Gabriella Carlucci (famiglia DC)
Valerio Carrara (eletto nel 2001 per l'IdV)
Francesco Casoli
Fiorella Ceccacci
Annamaria Celesti
Roberto Centaro
Remigio Ceroni
Ombretta Colli
Gianfranco Conte
Romano Comincioli
Giuseppe Cossiga (frequentazioni ed amicizie di destra, ma nessun impegno politico diretto)
Antonio D'Alì (saltuario elettore del PLI, di cui erano membri il padre e il fratello)
Giovanni Dell'Elce
Marcello Dell'Utri
Claudio Fazzone
Luigi Fedele
Mario Francesco Ferrara
Salvatore Ferrigno
Ilario Floresta
Pietro Franzoso
Enzo Ghigo
Sestino Giacomoni
Gaspare Giudice
Antonello Iannarilli
Giorgio Jannone
Giorgio Lainati
Giancarlo Laurini
Antonio Leone
Antonio Lorusso
Pietro Lunardi
Franco Malvano
Giulio Marini
Paolo Marcheschi
Salvatore Mazzaracchio
Giustina Mistrello Destro
Pasquale Nessa
Nitto Francesco Palma
Giuseppe Palumbo
Patrizia Paoletti Tangheroni
Enrico Pianetta
Guglielmo Picchi
Lorenzo Piccioni
Filippo Piccone
Guido Podestà
Guido Possa
Stefania Prestigiacomo (ha votato DC fino al 1994, sebbene fosse estimatrice dei Radicali)
Antonella Rebuzzi
Fedele Sanciu
Luigi Scotti
Lucio Stanca
Vincenzo Taddei
Antonio Tomassini
Roberto Tortoli
Mario Valducci
Valentino Valentini
Cosimo Ventucci
Luigi Vitali
Stefano Zappalà
Silvio Berlusconi Come si può notare, in nessuna delle precedenti sezioni è incluso il nome di Silvio Berlusconi. Infatti è difficile inquadrare il leader di FI in una di queste categorie, nonostante si sappia quasi tutto di lui, perché fino al 1993-94 non si era mai interessato intensamente di politica. Ciò che si può ricordare è che, durante la campagna per le elezioni politiche del 1948[1][2], un giovanissimo Berlusconi attaccava manifesti per la DC. Negli anni Settanta e Ottanta si avvicinò al PLI, il partito più vicino alle sue idee politiche, e infine al PSI, a quest'ultimo partito più che altro per l'amicizia che lo legava a Bettino Craxi.