c'è una cosa che mi affascina ed è come il tempo faccia da livella e come la retorica ci dia sopra una mano di bianco.
Pordenone, avendo esaurito la spinta over 50 del great complotto, ha scoperto che dopo il fantomatico, strepitoso, fantasmagorico, incredibile, portentoso, rivoluzionario, avanguardista, geniale periodo del punk c'è stato un altro periodo non meno fantomatico, strepitoso, fantasmagorico, incredibile, portentoso, rivoluzionario, avanguardista, geniale periodo della Perseo. Per questioni anagrafiche, sociali, geografiche e delinquenziali ho conosciuto approfonditamente l'ultimo e sopportato di sguiscio il primo.
La Perseo... e la Bilancia dove la mettiamo?
Oggi i miei coetanei, che a mala pena salutavo in cagnesco da adolescente e con cui condividevo il piacere di rovinare le feste di altrettanti coetanei che non erano ne Persici ne Barbuti, son tutti amici, siam tutti amici. Ci accomuna la nostalgia, nostalgia canaglia come diceva il poeta, di anni meravigliosi, frizzanti, alternativi... Alternativi gli anni ottanta? Alternativi i nostri vestiti da vecchi (mod, ska, rockabilly)? Alternativi nella ricerca spasmodica di vinili, cravatte, pantaloni e giacche negli armadi dei genitori, dei nonni? nei negozi demodè fra scarti dimenticati?
Si eravamo alternativi ad altri, alternativi a quei vecchi che pontificavano di quanto figo fosse stato il '77, o il '68. Eravamo alternativi a quei vecchi che ci sfracassavano i cojoni con la loro musica di merda, progressivamente vomitevole. A chi ci guardavano dall'alto in basso perchè scopiazzavamo idoli defunti o sconosciuti. Alternativi perchè preferivamo ubriacarci non ci drogavamo a dovere. Perchè non ci menavamo per la causa ideale, ma, alla buona, per la figa, per divertimento, per la musica, per futili motivi. Quei scassacazzi ci odiavano perchè eravamo leggeri, disimpegnati, inutili. E noi odiavamo loro, immondi capelloni rivoluzionari che ci avevano fatto passare l'infanzia a suon di bombe, pistolettate e siringhe.
Ed oggi siamo noi i vecchi...che pontifichiamo di quanto figo fosse l'86... che fracassiamo i cojoni con... che diciamo che i giovani sono... che ascoltano musica di ...
Vi prego fatemi diventare adulto, fatemi ricordare l'adolescenza per quel che è stata: adolescenza! Lasciate che ognuno abbia la sua e che sia la più figa del mondo. Lasciamo la nostalgia ai vecchi. Quando sarò vecchio e non, come dice mio figlio: quando ero vecchio farò...
PS il mio archivio privato è a disposizione solo di chi ha la barba, Radar escluso.
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giovedì 3 maggio 2012
martedì 27 ottobre 2009
esco e cammino
da quando mio figlio cammina tutto ha preso una nuova dimensione, si è, per così dire, abbassato.
La prospettiva dal basso verso l'alto è diventata più importante.
Tre anni fa, ormai, avrei detto le cose in modo diverso.
Camminare era per me un esercizio mentale, liberava la mente, occupato il corpo in ritmi costanti e faticanti. Oggi i ritmi sono piacevolmente scostanti e a guardare avanti ci si perde il meglio.
Bisogna camminare a testa bassa e sentirsi fieri.
Il desiderio è di puntare gli occhi in faccia alla gente, di curiosare nelle pupille vuote dei passanti, di insinuare il dubbio che tenere per mano un diavoletto di 19 mesi è meglio di qualsiasi altra cosa, compreso il sesso, il piacere ed il dolore.
vorresti camminare raso terra per vedere il piccolo gigante sovrastarti e poi parlare la sua lingua e comprendere perchè borbotta con aria infastidita, vorresti allungare la mano e farti portare nel suo mondo fatto di perenne scoperta, di passioni travolgenti, di dolori incomprensibili e di piaceri inenarabbili.
Non puoi, puoi solo farti travolgere con moderazione, far finta di capire, percepire appena ciò che la vita ti ha fatto dimenticare.
Mantre camminavo anni fa pensavo al mio recente passato ed all'età della mia adolescenza. Era quella la pietra di paragone.
Quest'estate ho lungamente camminato con mio figlio sulle spalle, chilometri di spiaggia, gli stessi che ho percorso per anni e che spero percorrerà mio figlio in avvenire.

Non pensavo più alla mia adolescenza con la debolezza, la paura del rimpianto e della nostalgia, sempre pronto a elaborare consapevolezza e libera scelta da contrastare alla malinconia, pensavo alla mia vita con curiosità.
La racconterò, la mostrerò a mio figlio, quando Io sarò pronto.
Egli lo è già, da quando è nato sa chi sono e che debolezze ho, devo solo abituarmi alla sua insistente volontà di conoscenza.
Alla fine sarò pronto e parlerò.
La prospettiva dal basso verso l'alto è diventata più importante.
Tre anni fa, ormai, avrei detto le cose in modo diverso.
Camminare era per me un esercizio mentale, liberava la mente, occupato il corpo in ritmi costanti e faticanti. Oggi i ritmi sono piacevolmente scostanti e a guardare avanti ci si perde il meglio.
Bisogna camminare a testa bassa e sentirsi fieri.
Il desiderio è di puntare gli occhi in faccia alla gente, di curiosare nelle pupille vuote dei passanti, di insinuare il dubbio che tenere per mano un diavoletto di 19 mesi è meglio di qualsiasi altra cosa, compreso il sesso, il piacere ed il dolore.
vorresti camminare raso terra per vedere il piccolo gigante sovrastarti e poi parlare la sua lingua e comprendere perchè borbotta con aria infastidita, vorresti allungare la mano e farti portare nel suo mondo fatto di perenne scoperta, di passioni travolgenti, di dolori incomprensibili e di piaceri inenarabbili.
Non puoi, puoi solo farti travolgere con moderazione, far finta di capire, percepire appena ciò che la vita ti ha fatto dimenticare.
Mantre camminavo anni fa pensavo al mio recente passato ed all'età della mia adolescenza. Era quella la pietra di paragone.
Quest'estate ho lungamente camminato con mio figlio sulle spalle, chilometri di spiaggia, gli stessi che ho percorso per anni e che spero percorrerà mio figlio in avvenire.

Non pensavo più alla mia adolescenza con la debolezza, la paura del rimpianto e della nostalgia, sempre pronto a elaborare consapevolezza e libera scelta da contrastare alla malinconia, pensavo alla mia vita con curiosità.
La racconterò, la mostrerò a mio figlio, quando Io sarò pronto.
Egli lo è già, da quando è nato sa chi sono e che debolezze ho, devo solo abituarmi alla sua insistente volontà di conoscenza.
Alla fine sarò pronto e parlerò.
lunedì 6 agosto 2007
anni 80
Il destino dell'avanzare dell'età è che ci fa ricordare solo quello che ci piace ricordare.
Gli anni 80 sono ormai diventati preda di nostalgici e detrattori. Preferisco i detrattori. Soprattutto i giovani detrattori, quelli che gli anni ottanta li hanno visti in fasce o che non li hanno visti affatto. Oggi sono loro a dire le cose migliori su quel decennio "mitico". Un amico musicista, giovane e talentuoso, ha riassunto magistralmente lo spirito del tempo, beccando tutti gli stereotipi che ci assillano da un po' di anni a questa parte.
Un tempo che, per chi come me l'ha vissuto, era completamente diverso dall'epica dei trenta quarantenni che oggi lo raccontano con infinita nostalgia.
Io mi sono divertito, molto, ho fatto il ragazzo ma ho anche ricordi precisi legati alla mia età, alla mia esperienza e non ad era mitica, ad un'età del'oro.
Gli anni ti fanno dimenticare le sfumature, ti fanno sembrare tutto ovattato.
Frequento, oggi, persone che a 16 anni avrei volentieri seviziato, alle cui feste bramavo andare, purchè non mi invitassero, pur di rovinargliele, a cui non rivolgevo verbo se non per sfottere. Oggi siamo, noi ragazzi degli anni 80, tutti schifosamente amici. Ci troviamo alle feste, come vent'anni fa ma tutti invitati e anche un po' pregati, e armati di ipod e playlist dedicate ci spariamo tutte le hit peggiori.
I giovani, se capita di vederli alle feste riservate agli over o in cui gli over si infiltrano, ci guardano con odio misto a ribrezzo, ci dicono di crescere e di diventare adulti. Ma noi siamo troppo impegnanti a a far tremolare i nostri fisici tenuti su a jogging e diete, o , nella migliore delle ipotesi, felicemente adagiati su cene fuori, cene a casa, pranzi di famiglia, pranzi con le altre famiglie, aperitivi, post aperitivi
Ci guardano con lo stesso disprezzo con cui io guardavo i punkettoni di 5 o 10 anni più vecchi imporre la loro presenza a noi adolescenti. Guardavo con pietà quei trentacinquenni, reduci di una qualche rivoluzione mancata, infilarsi giovanili alle nostre feste. Erano vecchi, marci con un piede nella fossa. Così come dovremmo essere noi per i giovani.
Purtroppo o loro sono più educati di noi, o forse noi siamo più maleducati di loro (propendo per la seconda) e conviviamo sempre più spesso negli stessi locali, alle stesse feste, agli stessi concerti.
Se c'è una cosa che gli anni ottanta ci hanno insegnato è ad essere quella generazione con un grande futuro dietro le spalle. E questo futuro lo stiamo ancora rievocando. Certo non potevamo competere con quelli delle spranghe e delle p38, ne tanto meno con quelli del Boom economico o con i nostri padri figli della guerra. Così ci hanno detto. La più parte di noi ci ha creduto, ha, strategicamente e tragicamente, cambiato piano di confronto: dal serio al faceto.
Così abbiamo, grazie ai consigli dei nostri vecchi marci, dimenticato la politica, dimenticato la buona musica, dimenticato un minimo di gusto estetico.
O almeno così i nostalgici sembrano volerci dire. Siamo, a sentir loro, una generazione cresciuta a girelle e manga ( ma io li chiamavo cartoni animati giapponesi e preferivo tom e gerry), a video giochi idioti (a cui ancora oggi ci sfidiamo) , ad ascoltare sammy bardot e madonna, i righeira e duran duran, a vestirci con scarpe da montanaro arancioni, cinte da buttero, camice boscagliole e giubbotti fosforescenti da stradino.
Se così fosse non solo non abbiamo niente da vantarci ma fanno bene i giovani a sputtanarci.
Non nego che questo è quello che si vuol ricordare, quello che ci rende "generazione" dimenticandoci chi eravamo. Se qualcosa di diverso ero.
Temo che questo processo sia irreversibile e che ogni anno sarà peggio. Quest'anno son tornati i righeira, l'anno prossimo cosa ci aspetterà?
Gli anni 80 sono ormai diventati preda di nostalgici e detrattori. Preferisco i detrattori. Soprattutto i giovani detrattori, quelli che gli anni ottanta li hanno visti in fasce o che non li hanno visti affatto. Oggi sono loro a dire le cose migliori su quel decennio "mitico". Un amico musicista, giovane e talentuoso, ha riassunto magistralmente lo spirito del tempo, beccando tutti gli stereotipi che ci assillano da un po' di anni a questa parte.
Un tempo che, per chi come me l'ha vissuto, era completamente diverso dall'epica dei trenta quarantenni che oggi lo raccontano con infinita nostalgia.
Io mi sono divertito, molto, ho fatto il ragazzo ma ho anche ricordi precisi legati alla mia età, alla mia esperienza e non ad era mitica, ad un'età del'oro.
Gli anni ti fanno dimenticare le sfumature, ti fanno sembrare tutto ovattato.
Frequento, oggi, persone che a 16 anni avrei volentieri seviziato, alle cui feste bramavo andare, purchè non mi invitassero, pur di rovinargliele, a cui non rivolgevo verbo se non per sfottere. Oggi siamo, noi ragazzi degli anni 80, tutti schifosamente amici. Ci troviamo alle feste, come vent'anni fa ma tutti invitati e anche un po' pregati, e armati di ipod e playlist dedicate ci spariamo tutte le hit peggiori.
I giovani, se capita di vederli alle feste riservate agli over o in cui gli over si infiltrano, ci guardano con odio misto a ribrezzo, ci dicono di crescere e di diventare adulti. Ma noi siamo troppo impegnanti a a far tremolare i nostri fisici tenuti su a jogging e diete, o , nella migliore delle ipotesi, felicemente adagiati su cene fuori, cene a casa, pranzi di famiglia, pranzi con le altre famiglie, aperitivi, post aperitivi
Ci guardano con lo stesso disprezzo con cui io guardavo i punkettoni di 5 o 10 anni più vecchi imporre la loro presenza a noi adolescenti. Guardavo con pietà quei trentacinquenni, reduci di una qualche rivoluzione mancata, infilarsi giovanili alle nostre feste. Erano vecchi, marci con un piede nella fossa. Così come dovremmo essere noi per i giovani.
Purtroppo o loro sono più educati di noi, o forse noi siamo più maleducati di loro (propendo per la seconda) e conviviamo sempre più spesso negli stessi locali, alle stesse feste, agli stessi concerti.
Se c'è una cosa che gli anni ottanta ci hanno insegnato è ad essere quella generazione con un grande futuro dietro le spalle. E questo futuro lo stiamo ancora rievocando. Certo non potevamo competere con quelli delle spranghe e delle p38, ne tanto meno con quelli del Boom economico o con i nostri padri figli della guerra. Così ci hanno detto. La più parte di noi ci ha creduto, ha, strategicamente e tragicamente, cambiato piano di confronto: dal serio al faceto.
Così abbiamo, grazie ai consigli dei nostri vecchi marci, dimenticato la politica, dimenticato la buona musica, dimenticato un minimo di gusto estetico.
O almeno così i nostalgici sembrano volerci dire. Siamo, a sentir loro, una generazione cresciuta a girelle e manga ( ma io li chiamavo cartoni animati giapponesi e preferivo tom e gerry), a video giochi idioti (a cui ancora oggi ci sfidiamo) , ad ascoltare sammy bardot e madonna, i righeira e duran duran, a vestirci con scarpe da montanaro arancioni, cinte da buttero, camice boscagliole e giubbotti fosforescenti da stradino.
Se così fosse non solo non abbiamo niente da vantarci ma fanno bene i giovani a sputtanarci.
Non nego che questo è quello che si vuol ricordare, quello che ci rende "generazione" dimenticandoci chi eravamo. Se qualcosa di diverso ero.
Temo che questo processo sia irreversibile e che ogni anno sarà peggio. Quest'anno son tornati i righeira, l'anno prossimo cosa ci aspetterà?
mercoledì 7 marzo 2007
finalmente adulto
oggi, per lavoro, mi è capitato di discutere sulla annosa questione di giovani. Sempre per lavoro devo catalogare, con inaudito spirito tassonomico, le devianze, i problemi, i disagi dei cittadini della mia regione. Non è un lavoro ingrato per me che sono un raccoglitore, acquisitore onnivoro e distratto. Raccolgo ciò che mi piace con la passione legata alle maree. I giovani sono una delle mie raccolte. Li ho raccolti da ragazzo, facendo ciò che un ragazzo deve fare. Le ho raccolte, e le raccolgo, da adulto, lavorando con loro, ascoltandoli e spiandoli, ma anche trasmettendo l'esperienza di un ex ragazzo.
I giovani, tornando al catalogo, sono coloro che giovani sono e non coloro che i giovani fanno.
Sono finalmente adulto, altrimenti sarei diventato vecchio senza conoscere l'età di mezzo, la seconda età.
Una perdita inutile.
I giovani, tornando al catalogo, sono coloro che giovani sono e non coloro che i giovani fanno.
Sono finalmente adulto, altrimenti sarei diventato vecchio senza conoscere l'età di mezzo, la seconda età.
Una perdita inutile.
giovedì 15 febbraio 2007
Educatore in scadenza
ho guardato per tutta la sera le foto del mio vecchio lavoro. Sono foto di bambini felici che mi facevano felice. Far l'educatore è un lavoro incredibile: ti spreme come un limone, ti pagano una miseria, hai orari del cavolo, non hai mai un contratto decente, si invecchia presto. A 38 anni sei un cadavere, se hai lavorato 10 anni a far l'educatore, sei un vecchio con la motivazione a zero e la convinzione che, se avessi fatto come diceva la mamma, ora staresti a scaldare una sedia in qualche ufficio invece di romperti i cojoni con 50 mostri minorenni per volta...
Eppure mi manca, mi mancano gli adolescenti stronzi che cercano di coglierti in castagna, i bambini che dopo che li hai sgridati, e ci stai male, ti chiedono scusa. Mi mancano le urla che non sopporti per il folle volume, la voce che non c'è più per giorni e le gambe che non ti tengono.
Non tornerei indietro neanche se mi assumessero... Per me, come per migliaia di altri coetanei, è una frase ipotetica, neanche una speranza, una cosa che a qualcuno succede ma nessuno si capacità perchè.
Non faccio più l'educatore, ma son contento di averlo fatto e di aver smesso in tempo.
mercoledì 31 gennaio 2007
adolescenti... strane bestie
è ormai qualche mese che sui giornali si legge continuamente di adolescenti vittime e carnefici di atti di teppismo. Lo fanno sapere a tutti, utilizzano telefonini e pubblicano su youtube. Cos'altro potrebbero fare?
Conosco adolescenti di tutte le età, anche vetusti 40enni, sempre armati di telefonini e pronti a pubblicare le proprie prodezze su youtube. Ma gli adolescenti, quelli veri, fanno cose da adolescenti, gli altri fanno gli adolescenti.
La differenza è il mezzo che oggi si usa per testimoniare la propria onnipotenza. Un mezzo che io non conosco e che poco comprendo che uso ma non possiedo.
Fotografarsi, filmarsi, scriversi addosso questo si l'ho fatto... ma non ho condiviso tutto questo se non con i miei amici e nemici, non ho mai considerato gli altri.
Eppure credo che gli adolescenti dividano ancora, per loro fortuna, il mondo in bianco e nero. Credo ancora che siano capaci di passioni e odio che noi adulti non siamo più in grado di sopportare, troppo impegnati al compromesso necessario per sopravvivere bene.
Allora mi chiedo perchè lo facciano, perchè abbiano necessità di condividere con degli sconosciuti, perchè abbiano bisogno di testimoniare attraverso il mezzo che nega la loro stessa onnipotenza, che omologa e confronta tutto senza gerarchie. O forse è proprio questa la sfida?
Comparire nel nulla che contiene tutto. Forse oggi la vera mondializzazione, globalizzazione sta in questo: non avere più i confini della testimonianza e per questo non individuare più i limiti della trasgressione. Se la trasgressione è il principio formativo, l'ybris la sua eccellenza, allora il dio da sfidare è ovunque e le armi da utilizzare sono quelle che lo stesso dio offre.
Armi colme di pericoli per chi, come gli adolescenti, le usa senza timore e ne apprende i segreti velocemente ma di cui non calcola le conseguenza. E' questa l'essenza dell'essere giovani, essere incoscienti, fare le cose in coscienza ma senza conoscenza.
Conosco adolescenti di tutte le età, anche vetusti 40enni, sempre armati di telefonini e pronti a pubblicare le proprie prodezze su youtube. Ma gli adolescenti, quelli veri, fanno cose da adolescenti, gli altri fanno gli adolescenti.
La differenza è il mezzo che oggi si usa per testimoniare la propria onnipotenza. Un mezzo che io non conosco e che poco comprendo che uso ma non possiedo.
Fotografarsi, filmarsi, scriversi addosso questo si l'ho fatto... ma non ho condiviso tutto questo se non con i miei amici e nemici, non ho mai considerato gli altri.
Eppure credo che gli adolescenti dividano ancora, per loro fortuna, il mondo in bianco e nero. Credo ancora che siano capaci di passioni e odio che noi adulti non siamo più in grado di sopportare, troppo impegnati al compromesso necessario per sopravvivere bene.
Allora mi chiedo perchè lo facciano, perchè abbiano necessità di condividere con degli sconosciuti, perchè abbiano bisogno di testimoniare attraverso il mezzo che nega la loro stessa onnipotenza, che omologa e confronta tutto senza gerarchie. O forse è proprio questa la sfida?
Comparire nel nulla che contiene tutto. Forse oggi la vera mondializzazione, globalizzazione sta in questo: non avere più i confini della testimonianza e per questo non individuare più i limiti della trasgressione. Se la trasgressione è il principio formativo, l'ybris la sua eccellenza, allora il dio da sfidare è ovunque e le armi da utilizzare sono quelle che lo stesso dio offre.
Armi colme di pericoli per chi, come gli adolescenti, le usa senza timore e ne apprende i segreti velocemente ma di cui non calcola le conseguenza. E' questa l'essenza dell'essere giovani, essere incoscienti, fare le cose in coscienza ma senza conoscenza.
martedì 23 gennaio 2007
Età adulta
L'ISTAT dice che si diventa adulti a 35 anni... oddio sono adulto da solo due anni!
Come passa il tempo, mi sembra che di anni ne siano passati almeno 12.
Come passa il tempo, mi sembra che di anni ne siano passati almeno 12.
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