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sabato 24 novembre 2012

A volte ritornano: Zombusconi

Speravo di non dover più parlare di Berlusconi... Speravo che il centrodestra avesse chiuso con il suo peggior nemico, con colui che per vent'anni ha trasformato entrambe(DX e SX) le scelte politiche in monnezza, colui che ha creato il suo peggior emulo: Grillo. Niente, come la peggior fenice risorge dalle ceneri della democrazia che ha bruciato per vent'anni.
Borbotta, vestito da Sopranos, assurdità che richiamano l'ospizio: "Il Pdl ha subito una decadenza di risultati per il semplice motivo che io non c'ero più. Adesso questa situazione la stiamo ripensando e siccome credo di capire più di tutti in Italia quello che si deve fare, sto pensando di utilizzare la mia esperienza in una maniera concreta"
E' incredibile! Ha passato gli ultimi vent'anni della sua vita ad esserci... ed è per questo che siamo ridotti a pregare Monti di salvarci il culo. Ha passato gli ultimi 40 anni ad utilizzare la sua esperienza per farsi i comodi suoi, e non il bene dell'Italia ne tanto meno quello del centrodestra. La sua esperienza è ciò di più oscuro, disonesto (finalmente c'è una sentenza a dirlo dopo anni di politica dell'anguilla per non farsi giudicare), illiberale e stalinista mi venga in mente. La sua concretezza? Non una riforma degna di nota, solo tagli e favori ai preti e agli evasori spacciati per riforme epocali, non una liberalizzazione, non un'abolizione di ordini, non una riforma del lavoro e sociale (altro che la sperata flexsicurity) solo frottole, frottole e frottole e tante frittole diventate inutilmente deputate e consigliere. Concretezza?
E' sempre colpa degli altri: Casini, gli elettori stupidi, Monti, i deputati, i partiti, le cavalette, i giudici, la Merkel, mia nonna buon anima... mai che si prenda la responsabilità di vent'anni di malcostume, di innominabili nominati alle camere, di politica ad personam, di marchette a Bossi, di svendita del patrimonio culturale italiano in nome della figa... mai nulla, è sempre colpa degli altri. Un vero italiano.
La nuova ricetta? Riforme istituzionali quindi riforma della costituzione quindi un solo partito con la maggioranza assoluta!
Il duce era assai più democratico! Oltre che più intelligente e politicamente onesto.
Spero che i destri amici, onesti, sinceri, colti lo abbandonino al suo destino... che comunque sarà meglio di quello che, grazie alla sua politica mafiosa e illiberale, ci sarà destinato.

venerdì 23 marzo 2012

art. 18 un privilegio inutile

a chi giova proteggere l'art.18? a me? al cocopro? al lavoratore iterinale? alla partita Iva falsa? ai giovani in apprendistato?
Forse ai dipendenti subordinati a tempo indeterminato? a tutti?
A quelli delle piccole imprese? ai dipendenti di cooperativa? ai dipendenti di sindacati, partiti politici, del no profit?
A nessuno di loro interessa, a nessuno, che ci sia o meno il reintegro cambia nulla.
Il reintegro, è questa la questione e non la libertà di licenziamento, è un abominio giuridico, o almeno lo dovrebbe essere in un sistema liberale. Il lavoratore discriminato, ingiustamente sanzionato o licenziato a causa di incapacità mercantile del padrone, perchè mai dovrebbe voler tornare a lavorare proprio nel posto da cui è stato ingiustamente cacciato?
Per ripicca, per soldi, per orgoglio perchè?
Cos'è un diritto: avere accesso al mercato del lavoro in modo equo e libero o rimanere incollati al proprio posto di lavoro qualunque cosa succeda?
Io penso che il diritto sia il primo: eguale accesso per tutti. Io credo che la libertà di cambiamento sia un diritto , io credo che il mercato del lavoro Italiano impedisca, a chi come me non ha accettato la logica del posto ad mortem, l'accesso a posti di responsabilità, di crescita, di sviluppo personale e lavorativo.
La logica dell'articolo 18 ci ha tagliato i coglioni, alla radice direi, ci ha raccontato un Italia ad occupazione perfetta: chi è dentro è protetto chi è fuori no. E' la stessa logica della CIGS, e della CIGO, della mobilità e del valore legale del titolo di studio, degli albi professionali, degli ordini e delle corporazioni.
I diritti acquisiti non si toccano, e quelli che non li hanno si attaccano.
Con questa bella favola, bella solo per chi l'ha scritta, la mia generazione, e tutte quelle dopo sono convinte che difendere i diritti altrui ci faccia conquistare una briciola di protezione.
L'articolo 18 non è un diritto, è un privilegio.
Si tratta di privilegio perchè tutela solo alcuni, dei privilegiati appunto, perchè discrimina in base al tipo di contratto, all'età, alla provenienza, al tipo di lavoro, dimensione dell'azienda. Tutela i forti e non i deboli (chi ha un lavoro, non chi lo cerca). Come tutti i privilegi non serve a nessuno, nessuno lo usa ma nessuno lo tocca.
Allora perchè rischiamo di far crollare l'unico governo degno di avere questo nome negli ultimi venti anni?
Per un privilegio?

martedì 24 gennaio 2012

Grillo si schiera sulla cittadinanza "Senza senso darla ai figli di stranieri" - Repubblica.it

Grillo si schiera sulla cittadinanza "Senza senso darla ai figli di stranieri" - Repubblica.it

che meraviglia! più il Grillo parlante parla, più sono contento di aver, anni fa, contestato anche sonoramente il populista Grillo.
Per il movimento 5 stelle, e vorrei sapere chi è il copy probabilmente lo stesso di Forza Italia, casa, polo e Popolo della libertà, i cittadini non sono quelli che pagano le tasse e contribuiscono alla nostra sanità, previdenza, scuola, giustizia, difesa, politica estera ma quelli che sono figli di Italiani! Esattamente come il proto nazista Bossi ciò che conta è la stirpe, il sangue e aggiungerei il colore della pelle o dei capelli. Grillo e i suoi adepti sono nazisti almeno quanto Bossi, ed è un buon livello.
In un Italia che finalmente vede dei barlumi di liberismo e aggiungo di liberalismo, dopo almeno vent'anni di oscurantismo stalinista, corporativo, monopolista, statalista, mafioso giunge con perfetto tempismo il commento del ducetto ligure che aspira a sostituire il ducetto di Arcore, essendo entrambi di scuola comica e ricchi.
Per questi democratici, basta che la democrazia sia come dicono loro, il concetto di nessuna tassa senza rappresentanza (no taxation without representation) deve suonare come una bestemia, una blasfemia, un'orribile dogma liberale! Perchè mai chi paga le tasse dovrebbe avere il diritto di votare? Nel suo corpo scorre sangue italico? In questo caso, e mi raccomando gli si controlli prepuzio che non sia ebreo e o islamico, allora non solo può pagare le tasse ma può (e deve a sentir lega e amichetti nazisti) evadere.
Sarebbe da chiedersi perchè mai chi non ha il diritto di votare dovrebbe pagare le tasse? Perchè mai un lavoratore in Italia da anni con figli a scuola in Italia, deve pagare le tasse( se no fuori dai cojoni direbbero Grillo e Borghezio all'unisono) se non può nemmeno decidere l'amministrazione del proprio comune di residenza. Perchè le persone nate in Italia, e non per caso ma perchè figlie di persone stabilmente residenti in Italia e che quindi PAGANO LE TASSE, non sono italiane? Perchè hanno il sangue negro, slavo o giallo?
Perchè mai gli evasori totali purosangue italici possono votare (ed infatti ci siamo sciroppati venti anni di evasori al governo) e chi lavora in fabbrica, fa il medico, l'agricoltore, l'infermiere o il fisico nucleare e paga tutte le tasse no? Solo perchè si chiama Singh ed è nato a Milano? Perchè il Brambilla evasore totale nato a Milano può andare anche in parlamento?

Di cosa hanno paura? Che l'Italia cambi? Magari!

domenica 8 gennaio 2012

Riforma del pubblico impiego.


Se una vera rivoluzione liberale deve partire in Italia è bene che inizi dal mercato del lavoro pubblico.
Purtroppo i 15 anni di governo stalinista (e opposizione stalinista) hanno distrutto ogni velleità liberale, abbandonando il sistema economico e politico ad un ridicolo ometto con velleità illiberali e monopoliste (si parlo di berlusconi).

Alcune semplici proposte potrebbero liberare risorse importanti, aprire il mercato del pubblico impiego a lavoratori capaci e motivati (di qualsiasi età), legare il controllo politico all'efficienza dei risultati, creare concorrenza fra amministrazioni e fra movimenti politici.


1) Spoil Sistem obbligatorio per le figure dirigenziali del settore pubblico. Incarico fiduciario per tutti i quadri da parte del politico eletto per la durata del mandato elettorale.

2) Assunzione solo a tempo indeterminato, senza concorso, ma attraverso le normali pratiche di reclutamento previste nel privato, per i dipendenti senza mansioni dirigenziali.

3) Abolizione del valore legale del titolo di studio per l'assunzione di tutti i dipendenti e per il reclutamento dei consulenti.

4) Libertà di licenziamento, anche senza giusta causa, per tutti i dipendenti pubblici. Eliminazione dell'obbligo di reintegro e compensazione economica elevata per i licenziamenti ingiustificati.

5) Obbligo di utilizzo dei fondi dedicati (progetti finanziati da altri enti) per progetti diversi dall'ordinaria amministrazione. Utilizzo di agenzie e professionisti esterni solo in questi casi e a carico esclusivo dei finanziamenti dedicati.


mercoledì 7 dicembre 2011

Il contributivo, quello vero...

da oggi avremmo questo fantomatico metodo contributivo! ed io sono perfettamente d'accordo: tanto versi tanto prendi.
Facciamo due conti della serva:
lavoratore a 1000 € al mese netti = 30000 € lordi su cui, sempre a spanne, applichiamo un 30% di INPS= 7000 € annui di trattenute previdenziali.
Questo uomo 1000 lo facciamo lavorare per 40 anni, significa versamenti 7000*40=280000 €. E parliamo di tenerli sotto il mattone non di investirli.
Il nostro amico va in pensione alla tenera età di 68 anni con una speranza di vita ottimale di altri 20 anni= 88 anni, non male!
I soldi messi sotto il mattoncino INPS verranno quindi divisi per 240 mensilità equivalenti a venti, dico venti anni!
Quindi 280000/240=1166,66.
Allora come mai senza investire nulla, senza adeguamenti salariali, senza inflazione e facendo i conti per difetto il nostro amico prenderà, se va bene il 70% del suo stipendio? Ovvero 700€ al mese. I restanti 566,66 che fine hanno fatto? Li ha corrosi il mattone.
Ridatemi i miei soldi versati che ho la casa meno umida dell'INPS.






mercoledì 20 luglio 2011

habemus Papa in vincoli

Non mi piacciono le gogne.
Non mi piace la galera e non mi piacciono i carceri preventivi, per nessuno, soprattutto per i poveracci.
Alfonso Papa, non è un poveraccio è un deputato inquisito e come tale dev'essere giudicato.
In Italia ci sono migliaia di AP che non hanno avuto il privilegio, per reati assai meno gravi, del giudizio di 630 rappresentanti del popolo italiano.
In Italia ci sono decine di migliaia di persone che hanno subito il carcere per reati di opinione (vilipendi vari), reati senza vittime (consumo di droga, aborto clandestino, eutanasia), reati inventati (emigrazione clandestina), e a loro nessun privilegio è stato concesso.
La costituzione tutela, e lo fa giustamente, i parlamentari dall'essere perseguiti per reati connessi al proprio esercizio parlamentare (ovvero per le proprie opinioni politiche espresse come rappresentanti del corpo elettorale). Per questo Bossi può pulirsi il culo con la Bandiera, Berlusconi dare degli stronzi agli elettori... Ma tutto il resto che cosa centra? Corrompere, comprare, abusare del potere, rubare, sprecare, dirottare beni pubblici sono reati da difendere, da derubricare a "lavoro parlamentare"?
Avrei preferito che Papa non fosse stato mandato in carcere con l'approvazione del parlamento, perchè in un paese civile, come Tortora insegna, se si è innocenti non sia ha paura della giustizia.
In un paese civile se si rappresenta qualcuno e si è incriminati ci si dimette.
Se si è parlamentari eletti (e non designati ad dishonorem) e si è vagamente sospettati di qualcosa ci si dimette.
Poi, sempre in un paese civile, si aspetta un equo, veloce e giusto processo.
Insomma si crede nella giustizia giusta e nella certezza della pena, cosa che in Italia è pura illusione (soprattutto la seconda).

Oggi, ancora una volta, il peggio dell'Italia si è espresso. Un parlamento impaurito, una magistratura vicariante il governo, un governo vicariante un cda aziendale, un popolo assetato di vendetta.
Non mi piace. Non mi piaceva Di Pietro e le sue mani pulite, non mi piacevano i cappi in parlamento e le monetine al Raphael. Continua a non piacermi Di Pietro e continuo a non voler le monetine.
Non mi piacciono quelli che son diventati anti berlusconiani di botto, come non mi piacevano quelli diventati berlusconiani di botto nel '94.
Non mi piaceva Berlusconi e continua a non piacermi.
Non sopporto quelli che votano e poi danno la colpa a chi hanno votato.
Non mi piacciono discorsi anti casta, solo per le case degli altri; poi si difende a spada tratta la propri ridicola rendita di posizione, il proprio feudo di potere, i piccoli piacere e privilegi.
Non mi piace veder il governo in mano ad un inetto, presuntuoso, vantaminchia.
Non mi piace un governo ipocrita e falso come quello degli ultimi vent'anni. Un governo che si dice liberale e si comporta da stalinista, un governo che si dice liberista e si comporta da Trust monopolista, un governo familista che non riconosce le famiglie (vere e di fatto), un governo garantista che si comporta da dittatura cilena con i poveracci e gli oppositori, un governo che si dice virtuoso e distribuisce prebende a destra (soprattutto) e a manca, un governo interventista che difende i dittatori amici, insomma non mi piace questo governo.

Eppure spero che sia la politica a farlo fuori, che siano gli elettori a votare un parlamento nuovo.
Non voglio che sia "la piazza", ne la magistratura.
Non voglio un nuovo 92 se questo porta un altro ventennio di regime berlusconiano.

La piazza in Italia è sinonimo politico di poche cose, e nessuna che mi piaccia: Piazza Venezia, Piazzale Loreto, Piazza Fontana... il più recente predellino di Piazza San Babila, le botte e le morti di Piazza Alimonda...

Preferisco i cittadini elettori alle Piazze.
Purtroppo viviamo in un paese con uno strano concetto di democrazia e di rivoluzione: la democrazia è un bene accessorio e la rivoluzione è sempre contro(rivoluzione).

lunedì 21 marzo 2011

Liberali e liberisti, altro che PdL

Dal ilfuturista

Francesco Linguiti

Liberale. Una parola che tutti usano; in molti si definiscono liberali o affermano di avere un atteggiamento tale.
Liberalismo. Un modo di pensare e di essere che tutti citano. Liberalismo di su, liberalismo di giù, di qua e di là.
Molti usano queste parole a vanvera, molti con cognizione di causa ed alcuni solo ed esclusivamente per farla franca, guastando termini che derivano dal latino liber (libero), di etimologia incerta, così come è incerto l’uso e l’abuso che molti politici italiani ne fanno. Quindi, siamo sicuri di conoscere il significato di “liberale” e di “liberalismo”?
Bene, provo a scrivere un articoletto che si pone, velleitariamente, il fine di spiegare cosa voglia dire liberale e liberalismo nella filosofia politica. A proposito del pensiero liberale Benjamin Constant scriveva che: “vi è una parte dell’esistenza umana che resta necessariamente individuale e indipendente, e che è, di diritto, fuori da ogni competenza sociale. La sovranità non esiste che in maniera limitata e relativa. Dove inizia l’indipendenza dell’esistenza individuale, là si arresta la giurisdizione di questa sovranità”
Partiamo da un presupposto. Di liberalismi, nella storia delle dottrine politiche e dei loro pensatori, se ne trovano molti, e ben diversificati; in un famoso studio, ne si contano quindici. La logica comune, imprescindibile, a tutte le diverse formule è l’idea che la funzione fondamentale dello stato sia quella di garantire i diritti degli individui che, anche quando non sono decisamente ancorati ad una legge naturale o razionale, anche quando non preesistono allo stato e compaiono e si trasformano nelle logiche della storia e della contemporaneità, hanno sempre e comunque un primato rispetto alle scelte della politica e alle decisioni della “democrazia”. Costituiscono, quindi, un limite alla politica e un vincolo (fatto di diritti inalienabili) che le decisioni democratiche devono comunque rispettare.
Vi sono posizioni liberali (Hayek e Gray) che ritengono che una società libera possa formarsi anche, addirittura, in assenza di democrazia, e che vedono questa più come una minaccia che come garanzia per la tutela e la promozione delle libertà. Poi ve ne sono altre (Rawls) che accolgono pienamente la democrazia, ne fanno il luogo di coltura dei valori liberali, lasciando da parte le riserve liberali contro di essa.
Analoghe differenze si incontrano quando ci si riferisce agli assetti economico-sociali: da un lato si collocano coloro che, come Hayek e Nozick, ritengono che la giusta distribuzione della ricchezza sia data dalla competizione regolata dei soggetti sul mercato – all’opposto si situano i pensatori liberali che ritengono che l’accesso ai più importanti beni sociali, in misura più o meno egualitaria, sia tra i diritti che devono essere assicurati a tutti.
In altre parole, tra i pensatori liberali troviamo a un estremo coloro che difendono l’inviolabilità dei diritti di proprietà e la legittimità delle sole transazioni di mercato, e all’altro estremo coloro che inseriscono tra i diritti irrinunciabili una certa quota di beni sociali, da garantirsi a tutti anche a scapito e danno dei più abbienti. In termini teorici si può definire, con un apparente paradosso, liberalismo socialista (Van Parijs) quel liberalismo che considera il diritto a determinati beni e dotazioni come un diritto fondamentale di libertà, che dovrebbe prevalere in linea di principio sulle decisioni democratiche.
Come vediamo il liberalismo non è un assioma, non è un significato piatto, ma è una dottrina dinamica, data tra una dialettica tra ipotetici opposti, ma riconducibile, sempre, ad una tesi comune. La tesi del primato e della centralità dei diritti, visti come limite a ciò che lo stato o la democrazia possono imporre ai cittadini. Poi vi saranno liberalismi che si inverano nella democrazia e liberalismi che non lo fanno. Liberalismi aperti alle esigenze di tutti e liberalismo che considerano il “tutti” come un tradimento dei diritti del singolo individuo.
Ciò che caratterizza, comunque, tutti i liberalismi “sani” , è il porre a fondamento della convivenza sociale individui dotati di diritti. Diritti che vengono considerati innati, inalienabili o inviolabili nel senso che gli individui non potrebbero rinunciare a essi neanche se lo volessero. Il principale tratto del liberalismo, quindi, è la convinzione che le leggi pubbliche abbiano come fine quello di tutelare i diritti indisponibili degli individui, cioè di assicurare a essi una sfera protetta dalle intrusioni sia da parte di altri individui, sia da parte dei poteri politici.
Ma attenzione! Che questi principi nella nostra congiuntura politica e morale siano sviliti, distorti e massacrati al punto tale da giustificare “il fare tutto a prescindere da qualunque cosa”, come se la libertà dovesse prescindere non solo dalle leggi, ma da qualunque forma di controllo e sanzione sociale per essere considerata tale e pienamente rispettata… ecco, che questo liberalismo strabordi nella furia ideologica del “fatti i cazzi tuoi” dimostra che in realtà quello “liberale” è solo il travestimento politico del più gretto, antico e italianissimo qualunquismo, che peraltro è politicamente agnostico, visto che, nella sua storia, non ha rinunciato ad avere anche travestimenti socialisti o di sinistra.
Poi, entrando in un certo specifico, se il valore del diritto dell’individuo viene prostrato secondo logiche particolaristiche (come è nelle leggi ad personam, ma anche nella tolleranza ad personam, riservata a chi se la può permettere - e agli altri no), abbiamo l’indice della fogna etica e culturale nella quale si è tirato il nostro paese. Il liberalismo tutela l’individuo sì, ma individuo come soggetto e oggetto di diritto, uguale, in questo, a tutti gli altri, non in quanto Uno, Io-e-solo-io, insofferente delle norme e delle leggi e della loro offensiva “uguaglianza”. Uno è solo Dio. E non è in terra.
La morale è: che usino le parole liberale e liberalismo solo coloro che ne conoscono il significato e, sopratutto, rispettandolo.
P.S. Per scrivere questo articolo ho inserito citazioni letterali da studi di Stefano Petrucciani, filosofo della politica che ho avuto il piacere di conoscere durante la realizzazione di un documentario sul ’68 realizzato per la Rai, in occasione del quarantesimo anniversario di quella data-simbolo. L’unico che la Rai abbia prodotto. C’era la paura di raccontare il ’68.

sabato 10 luglio 2010

libertà che mai sarà!

Colui che ha studiato i testi liberali sulle pagine di Chi ha detto:

«Dovete togliere il bavaglio alla verità, quel bavaglio imposto dalla stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy come l'uso sereno dei telefoni. Loro invocano la libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri. In democrazia non esistono diritti assoluti, perché ognuno incontra un limite negli altri diritti. Questo è un principio delle democrazie liberali».

I liberali, quei cialtroni sedicenti liberali, ricordano un vecchio classico, che si deve, alla luce della vulgata del premonitore della libertà, considerare comunista:

« Se tutti gli uomini tranne uno, fossero di un parere, e quello, solo una persona fosse del parere opposto, tutti gli altri uomini non sarebbero giustificati a ridurre al silenzio quell'unico uomo, quanto lui, se ne avesse il potere, non sarebbe giustificato a ridurre al silenzio tutti gli altri »
(Jonh Stuart Mill, nel suo saggio "Sulla Libertà")

Quell'altro comunista di Milton osò lamantarsi delle limitazioni alla stampa (evidentemente non aveva a che fare con la stampa faziosa che opprime i sonni e le notti del simpaticone lampadato):

« mentre sia debitori che delinquenti possono camminare liberamente senza essere vigilati, dei libri inoffensivi non possono essere stampati senza un bollo-secondino ben visibile sotto il loro titolo »
(John Milton nel suo manifesto Aeropagitica)

Si dirà che sono sporchi inglesi (che ne capiscono di democrazia quegli orrendi monarchici!). Infatti persino quei totalitari degli Usa, che eleggono dei negri di 50 anni come loro capi, hanno un concetto errato di libertà di stampa (si sà che gli Usa sono sempre stati lontani dai concetti del liberalismo):

« Nel Primo Emendamento i Padri Fondatori hanno dato alla libera stampa la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti. Il potere del Governo di censurare la stampa fu abolito affinché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il Governo. La stampa fu protetta affinché potesse rivelare i segreti del governo ed informare il popolo. Solo una stampa libera ed indomita può effettivamente svelare gli inganni del governo. » 1978 Corte suprema

Infine quel povero comununista italiano, che risponde al nome di Einuadi, non aveva certo la lucidità, la conoscenza teorica e la profondità politica dell'eccelso lampadato!

"Colla abolizione della libertà di stampa, colla compressione della libertà del pensiero, con la negazione della libertà di movimento e di lavoro in virtù dei bandi e del monopolio delle corporazioni, il paese è risospinto verso l’intolleranza e la uniformità. Si vuole imporre con la forza l’unanimità dei consensi e delle idee perché si afferma necessario difendere la verità contro l’errore, il bene contro il male, la nazione contro l’antinazione." Luigi Eiunaudi 1925

Noi italiani siamo molto più liberali! infatti l'amato Duce, noto liberale, aveva un alto concetto della libertà di stampa:

"Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale."

Sante parole! basti pensare a Mediaset, Rai, Giornale, Libero, Foglio, Corriere...

venerdì 23 ottobre 2009

è mai possibile!

è mai possibile che in Italia nessuno abbia il coraggio di dire che il chiudere le pagine di FB è una cosa orribile...
è mai possibile che in Italia non esistano più i liberali?

Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo... forse non l'ha detto Voltaire, forse non ha neanche pensato.
Un buon liberale, però, dovrebbe pensarlo! Non siamo forse, a dire dell'Eccelso, governati dal più liberale degli ultimi 7000 anni!

Che parlino i nazisti, i razzisti, gli stalinisti, gli antisemiti, i pedofili... tutti abbiano il diritto di parlare perché se a loro verrà negato potrà essere negato anche a noi.
Forse solo perché pensiamo "il male" per il Divino.

A tanto stiamo arrivando? e il PD senza la L ha sprecato l'occasione , l'ennesima per stare dalla parte giusta: quella dei diritti e della libertà di opinione, parola ed espressione. Mi pare che dalla costituzione italiana e da tutte le carte dei diritti dell'uomo non sia ancora stato eliminato tale diritto, o forse è un diritto che vale solo per il primus super pares (sempre che si dica cosi, chiederò all'avvocato del gregge del Buon Pastore).

giovedì 22 ottobre 2009

pensare male, agire peggio

... ho avviato la mia amicizia con facebook nel 2007, prima di molti dei miei "amici" di Fb. Ho smesso di considerarlo un luogo "sicuro" da quando al bar mi chiesero spiagazioni sulla mia mancata accettazione di amicizie, accettai tutti i sospesi e smisi di usarlo.

Oggi leggo di strali ministeriali contro FB e di un fantomatico gruppo di persecutori dell'Eccelso innominabile e inattaccabile. La magistratura, non avendo di meglio da fare avvierà, con il benestare del mastino dell'Eccelso, un'indagine.
La magistratura è oggi, purtroppo, l'ago della bilancia e al contempo serva del potere, così vuole la sinistra (turandosi il naso, alcuni) e così gode la destra (almeno quella di osservanza ortodossa).

Grazie a ciò il nostro paese sprofonda nella più cupa bambagia, una (ri)involuzione morbida fatta a colpi di sentenze e contro sentenze, editti e richieste di inchieste. Niente armi per l'amor del cielo, ma tante chiacchere ed editti bulgari, milanesi, romani, napoletani, palermitani... Nessuno parla più di politica.
I più furbi la politica la fanno eccome, tranciando leggi, annullando la partecipazione, parlado da salotti e dimenticando gli scranni parlamentari. Alla prima opposizione si grida al giustizialismo, permissivismo, accanimento mediatico e via dicendo.

Il gruppo di perversi fautori dell'annientamento fisico dell'Eccelso diverranno, in mano alla magistratura e alla potere legislativo, ennesima moneta di scambio per leggi liberticide.
E così si dimostra che la magistratura è di parte (della parte che la Legge decide che essa sia). Una sentenza potrebbe giustificare i fautori della censura su FB, per il bene e l'ncolumità del Taumaturgo abbruzzese, o potrebbe ribadire la giustezze di posizione tirannicide... In entrambe i casi FB non sarà più, non è più, un luogo di libero scambio di idee.

Lo stato italiano, e questo teocratico e autocratico a cui aspiriamo come maggioranza ne conferma la vocazione, è illiberale e paternalistico: obbliga all'azione penale, considera reati le opinioni, considera illegali le discussioni, soprattutto se queste tendo ad un fine reale (poter scrivere o parlare) e non solo alla prepotenza intellettuale.

Se, ma è un se che ogni mese diventa un'ipotetica irrealizzabile, fossimo liberali i reati di opinioni non esiterebbero e chiunque potrebbe dire come la pensa sull'Eccelso o sull'Infame (aspettando le ridicole primarie) e venir considerato per quel che dice, senza il rischio di manette. Se.

venerdì 10 ottobre 2008

il capitalismo è finito come il comunismo...

oggi il corriere dice la sua, anzi la dice BERNARD-HENRI LÉVY.
Sostiene che come il comunismo morto con la caduta del muro anche il capitalismo è morto con questa crisi. Si tratta di un comunismo (quello stalinista e sovietico) ad essere morto, così come è morto il capitalismo delle borse finanziarie, dei soldi virtuali e poco virtuosi.

Forse si dovrebbe riprendere a leggere alcuni italiani: Gobetti, Rosselli, Rossi, Spinelli, Lussu... forse si dovrebbe ripartire da un sincero sistema democratico, da una reale capacità rappresentanza, da una reale capacità di gestione del patrimonio pubblico e una vera e forte capacità dello stato di fare lo stato e del mercato di fare il mercato.

Oggi si parla di recessione, di crollo, di crisi ma è dogmatico che ci debba essere crescita continua, infinita? è questo un concetto liberale, la crescita continua è l'essenza del capitalismo?
D'altra parte lo stato deve sempre intervenire sul mercato, deve diventare necessariamente banchiere, imprenditore e azionista? è questo il socialismo, è questo lo stato sociale che ci può salvare?

Queste domande sono le domande.
Non come il miliardario, azionista, monopolista, padroncino berlusconi chiede di "aver fiducia" e di aspettare 24 mesi prima di vendere le azioni mediaset, eni (che fa affari con l'amico Putin) o chissà quale altri richieste da insider trading farà!

lunedì 6 ottobre 2008

e se fosse troppo tardi...

non voglio parlare di borse, borselli e borseggiatori...

mi piacerebbe parlare di come i nostri "padroni" siano inadeguati, incompetenti e irresponsabili.

ascolto la radio che rassicura, citando i vari 3monti e Berlusconi, sulla stabilità, la liquidità, la solvibilità e tutta una serie di altre ità. Penso: che culo vivere in un paese con tante ità! Che culo vivere in un paese dove l'economia è sana, lo stato è solido, e in governo autorevole! Che culo!

Peccato che io non viva in questo paese.


Vivo in un paese in cui le grandi aziende (banche comprese) sono tutto tranne che limpide, in cui lo stato è tutto tranne che solido e il governo... è quello che ci meritiamo.

Il nostro è un paese che intende per il liberismo il monolpolismo di stato, per liberalismo l'autocrazia berlusconiana, per libertà un pezzo del nome della peggiore aggregazione politica italiana...

Per avere un minimo di credibilità governativa il nostro presidente non dovrebbe essere titolare di una così grande proprietà azionaria (mediaset, finivest, mondadori, milan...), il dubbio che voglia tentare di salvare le borse, con i soldi delle nostre tasse, per salvare se stesso mi viene, ma io penso male...

In attesa del rimbalzo, spero nello scivolone di incompetenza di questo governo. Ma temo che il mercato (per quanto drogato e rovinato dagli speculatori di stati e parastati) si salverà comunque e che il nostro stalinista monopolista se ne attribuirà il merito.

giovedì 14 agosto 2008

L'umiliazione degli amici sinceri


Il democratico Putin ha mostrato i muscoli.
Da buon figlio della grande madre Russia non ha faticato a ricordarci di quale pasta siano fatti gli ex del KGB.
L'amico Putin ha trascorso negli ultimi anni piacevoli intermezzi, fra una soppressione di libertà, una nazionalizzazione, una invasione di paesi ex sovietici, un omicidio di qualche giornalista, nella villa di quel burlone, anch'esso sincero democratico, di Berlusconi.
Pare che in quest'ultima occasione, la Georgia vs Ossezia, il nostro caudillo si sia immediatamente premurato di contattare il caro amico Putin per rincuorarsi che tutto si svolgesse nel rispetto della democrazia!

Immagino la telefonata (e che di queste telefonate non rimane tracce, mentre delle prodezze erotiche si continua inutilmente a preoccuparci) fra i due sinceri stalinisti : Putin e Berlusconi.

Berlusconi: caro Vladimir ho saputo che quei cattivoni di georgiani hanno attaccato le tue truppe di occupazione in Ossezia! Che sfrontatezza!

Putin: Silvio ho solo difeso i diritti della Russia contro i secessionisti georgiani, adesso decido se invadere o meno Tiblisi. Mi toccherà fermarmi anche questa volta, se no a George gli viene un infarto!

Berlusconi: Ti aspetto a Villa Certosa per quel contrattino... nel frattempo io farò finta di niente e condannerò le violenze e loderò la tua moderazione di fronte ad un attacco tanto violento!
Adesso chiamo Frattini e gli dico di starsene pure in vacanza che con te ha già parlato il presidente Berlusconi...

Questo è il nostro presidente del consiglio... amico di sinceri democratici, un po' stalinisti ed ex comunisti. Nulla di importante di fronte alle azioni che dimostrano il liberalismo, la vocazione democratica, la tolleranza di un ex KGB come Putin!
Quanta invidia da parte di Berlusconi che nel suo palmares non può che vantare qualche presunta, e innocua, frequentazione con mafiosi e affaristi, un'iscrizione alla P2 e qualche frequentazione di troppo con i cattivi tangentisti della prima repubblica... niente di provato e quindi nulla di spendibile con un vero campione di nefandezze come Putin!
Se almeno si fosse fatto processare qualche condanna vera, qualche porcheria vera e provata l'avrebbe anche il nostro stalinista Berlusconi.
Nessuna Cecenia, niente Inguscezia, nessun caso Livtinienko, ne petrolieri incarcerati, nessuna Politoskaya... solo Biagi, Santoro e Luttazzi, qualche Rom in prima pagina, abusi edilizi in Sardegna (coperti dal Segreto di Stato), un morto al G8 (per di più un mezzo delinquente non propriamente non violento), militari a controllare a fare i boy scout e altre piccole nefandezze di second'ordine.
Certo per essere così ricco e così vecchio essere solo a capo di un paese di quaquaraquà è umiliante.
Putin è un ragazzino, Bush è ben più giovane di lui, Sarkò non ne parliamo... e ha pure una moglie che nessuna delle subrettine italiche può raggiungere.
Berlusconi per reggere il confronto non può che diventare un sincero comunista...

domenica 9 settembre 2007

Grillo fatti due conti...

Forse Grillo non sa fare i conti... o forse li sa fare troppo bene.
Se solo uno qualsiasi dei firmatari si fosse preso la briga di farsi due conti sugli ineleggibili in Italia avrebbe scoperto che ne rimarrebbero ben pochi disponibili nel mercato delle vacche della politiche che Grillo si auspica.

le statistiche dice trilussa sono pericolose, così come i sondaggi, ma ogni tanto dargli una letta non fa male...

Secondo Grillo chiunque abbia commesso un reato non sarebbe degno di rappresentarci.
Solo nel 2004 i condannati per reati penali sono stati 239391. Se solo diamo un occhiata alla serie storica 2000 2004 i condannati per gli stessi reati sono stati 988560. A continuare questo giochino a ritroso, anche volendo eliminare tutti i recidivi, gli stranieri e gli interdetti dai pubblici uffici, credo che l'elettorato attivo si ridurrebbe notevolmente.
Mi chiedo quanti dei firmatari non hanno in famiglia una macchietta grigia, quanti non hanno un amico che vorrebbero votare ma di cui non conoscono la fedina penale.
Ma Grillo si spinge più in là.
Ai condannati bisogna aggiungere gli innocenti in attesa di giudizio (se non ricordo male la legge dice che finché non c'è una condanna definitiva si è innocenti). Quante centinaia di migliaia di cittadini dovremmo aggiungere?
Finisce che in uno stato come quello italiano, malato di giustizialismo, ricco di azzeccagarbugli, di delatori e dove per un non nulla rischi la galera (e per un infanticidio saltelli allegramente nei talk show Televisivi) i candidabili sarebbero ben pochi. Certo uno scheletro nell'armadio del tuo avversario politico lo puoi trovare e se non lo trovi lo costruisci. Una bella denuncina per corruzione e siamo tranquilli. Poi ci penserà la Giustizia a farti perdere le elezioni con i suoi tempi e i suoi modi.
Se questa è la pulizia e rispettabilità che Grillo vuole, ho fortemente paura di una deriva giustizialista, poliziesca e mafiosa.

Comunque uno sguardo alle fonti, prima di firmare, non farebbe mai male. Magari scoprite che siete ineleggibili pure voi.

Statistiche giustizia ISTAT

sabato 8 settembre 2007

Grillo: Vaffanculo!!!!

siamo, siete, perchè oggi meno che meno mi sento parte di questo paese, un popolo di pecoroni. Siete dei coglioni, voi che firmate per ridurvi diritti, per togliervi il sacrosanto diritto di scegliere chi volete, di votare chi volete.
Siete accorsi in massa ai banchetti del saltimbanco Grillo, dell'inquinatore Grillo, del qualunquista, populista, reazionario Grillo.
Mi chiedo se qualcuno di voi si sia mai chiesto, se qualcuno di voi 300.000 firmatari in giornata, abbia letto e capito cosa significa quello per cui avete firmato.
Non avete firmato per mandare a casa "la casta", avete firmato per far scegliere a Grillo chi è candidabile e chi no. A Grillo e alla sua accolita di leccapiedi.
Se mai, ma mi auguro che la casta abbia il coraggio di cestinare d'imperio questa legge liberticida, venisse approvato il Grillo pensiero non potrete più votare chi vorrete, non potrete più essere votati se vorrete candidarvi.
Perchè? Perchè questa legge non toccherà Previti, Berlusconi o 25 condannati del nostro parlamento. Quelli, non vi preoccupate, eletti o non eletti continueranno a comandare. Voi impedirete a un qualsiasi cittadino condannato per un qualsiasi reato che ha scontato la propria pena di essere, o tornare ad essere cittadino.
Non sono un giurista ma immagino che aver commesso un reato può significare molte cose: vi siete ubriacati al matrimonio di vostro zio e avete fatto un incidente, avete emesso un assegno scoperto, avete fumato haschisc in pubblico e siete stati beccati, avete scopato a 18 con una 17 consenziente, vi siete trovati coinvolti in una rissa e ci avete partecipato o non so quante altre fattispecie di reati... bene, se siete stati giustamente condannati, avete scontato fino all'ultimo minuto la vostra pena, vi siete reintegrati, avete lavorato per recuperare l'errore fatto, avete voglia, desiderio e capacità di spendervi nella politica, di rappresentare onestamente i vostri concittadini non potrete più farlo.
Questo è giusto?
Mi chiedo cosa teniamo a fare le carceri, i tribunali, le pene alternative se comunque a vita saremmo dei delinquenti, mi chiede perchè non istituire il boia come un tempo e smetterla con queste cazzate della giustizia, della certezza della pena. Hai commesso un reato? un bel tatuaggio col numero sulla pelle e non rompere più i coglioni.
Vale la pena perdere diritti, in uno stato che sempre di più diventa illiberale, antidemocratico e reazionario, per vedere 25 eletti fuori dal parlamento?
Vale la pena che per 25 cittadini, eletti da cittadini, che rappresentano i cittadini e che hanno anche commesso dei reati, perdere il sacrosanto diritto dell'elettorato attivo e passivo.
Ne vale la Pena?
Non basterebbe smettere di votare dei delinquenti se riteniamo che non ci rappresentano.
O meglio chiedersi perchè ci facciamo rappresentare da dei delinquenti?
Poi mi chiedo : preferisco un ex terrorista con venti anni di galera, che ha pagato e ha fatto un percorso di vita che dalla violenza antidemocratica lo ha portato alla non violenza democratica o un santarellino ignorante e incapace ma dalla fedina penale immacolata?
Grillo vuole un governo nuovo e incapace. Vuole un governo e un parlamento di pseudo cittadini riuniti in liste civiche, senza identità, senza politica, senza coglioni a cui dire cosa fare e come farlo nei suoi comizi arroganti, violenti e semplicistici.
Vuole il governo dei cittadini? Questa a casa mia si chiama democrazia e non ha niente a che vedere con la privazione della libertà con l'eternità della pena che tanto piace a Grillo. Vuole gli eletti scelti dai cittadini? e per fare questo propone la preferenza diretta... di chi vuole lui pero: non condannati, non già eletti e che magari la pensino un po' come lui.
Beh Grillo sai che ti dico:
VAFFANCULO!

giovedì 23 agosto 2007

Volgarità.... la destra s'è desta?

Mi chiedo spesso se mai potremmo avere una destra in Italia. Intendo una destra vera, che pensi e agisca da destra, che si comporti come si deve.
Mi chiedo per quanto tempo ancora mi sarà impedito di scegliere fra persone degne, fra partiti veri, onesti.
Mi chiedo per quanto tempo dovrò votare il meno peggio e non avere il coraggio di sperare nella caduta di un governo di reazionari, democristiani, massimalisti per timore di ritrovarmi come capo del governo di nuove un essere volgare e arrogante.
Mi chiedo perché le brave persone che votano partiti di destra debbano sopportare che la loro idea di stato sia usurpata da una banda di cialtroni e incompetenti che in nome della "libertà" hanno ridotto lo Stato a ricettacolo di finanziamenti e favori dimenticando qualsiasi politica degna di nome.
Hanno distrutto lo stato sociale, in nome di una falsa e delinquente liberalizzazione (basta chiamare azienda la sanità perchè sia efficiente o dare mille euro per ogni bambino nato?), lo stesso per i trasporti, hanno spacciato lo schiavismo aziendalista per opportunità di lavoro, svenduto i beni senza risanare...
Per dieci anni ho pensato che lo Stato italiano potesse diventare liberale.
Potesse abbassare le tasse, liberalizzare i servizi, aprire il mercato del lavoro, eliminare ordini e corporazioni, ridare potere contrattuale ad un sindacato statalista, eliminare ogni fardello post concordatario dalla propria legislazione, liberalizzare l'uso del proprio corpo, smettere di entrare in camera da letto, smettere di controllare urine o capelli...
Certo non speravo che questo lo potesse fare il maggiore monopolista, il più grande statalista, nel senso che utilizza lo stato a proprio uso e consumo, d'Italia, certo non speravo che lo potesse fare Berlusconi.
Per anni ho aspettato che i compagni di strada, che credevano nella libertà e non nei contenitori di libertà (poli case o partiti che fossero) si ricredessero, che evitassero di finire come falene nell'ammazzainsetti di una pizzeria di provincia.
L'hanno fatto molto tardi quando ormai ogni credibilità era persa, ogni dignità andata.
Oggi dal cilindro della perfetta lombarda (Brambilla!) esce l'ennesima pattumiera di Libertà, e per nemesi si chiamerà partito.
Nel 1992 i partiti erano tutti morti, ci dissero, ci volevano forze nuove, ci volevano nomi e simboli nuovi, volti nuovi. Oggi siamo tornati ai partiti (democratico e delle libertà) e ci spacciano il tutto come novità.
Siamo senza speranza, destinati a seguire capetti volgari come i peggiori giocatori delle tre carte. Puntare tutte le nostre speranze sapendo di essere comunque truffati, con la presunzione di riuscire, un giorno, a vincere.
Non basta guardare e passare, non curarsi di loro. Qualcuno si ferma sempre.
E' mai possibile che gli uomini di destra non si accorgano della piccolezza di chi li vuole comandare, che non si accorgano che i Berlusconi, i Briatore non sono dei capitani di industria, ma solo dei furbi più opportunisti di altri?
Possono persone che hanno lavorato 40 anni a servizio dello stato, dell'impresa che hanno avuto una vita di sacrifici e rispetto votare un uomo che ha fatto della sua carriera uno show, che ha comprato tutto senza rispettare nulla? Possono uomini e donne intelligenti, impegnate, volenterose votare per chi rappresenta la peggiore italietta?
Possono votare un vecchi di settantanni che mette le mani nelle mutande di una giovanotta, allungandosi con noncuranza su altre giovanotte, che fa battute da caserma e non ha neanche il coraggio di assumersene la responsabilità, che si veste, si muove, parla con fare giovanilistico ( e non c'è niente di più volgare del far finta di essere ciò che non si potrà mai più essere).

Voglio una destra vera...

domenica 11 febbraio 2007

Ipocrisia

che Berlusconi sia un campione di liberismo lo sappiamo tutti, che la sua casa si chiami delle Libertà lo ripete ogni piè sospinto, che la sua vita sia un fulgido esempio di coerenza... COERENZA?
Oggi il cittadino Berlusconi ha tuonato contro i DICO. Lo ha fatto da par suo: senza dubbi e certo della sua onniscenza e limpidezza.
Daltronde chi meglio di lui può parlare di famiglia?
Perchè Berlusconi ci tiene talmente tanto alla famiglia da averne costruite ben due. La prima, quella di Piersilvio e Marina l'ha costruita con dovizia e attenzione. Fornendo il ferreo dettato della unicità familiare. Infatti gli è bastato andare a teatro per passare un bel po' di tempo a costruirsene un'altra in contemporanea. Usufruendo di una legge spacca famiglie (un po' come i DICO per capirsi) ha divorziato e subito dopo ecco pronta la seconda unica, sacra e inviolabile famiglia. Anche in questa per trasmette i sacri valori si è riprodotto, alcune volte.
I figli hanno assunto a tal punto i buoni consigli che Marina memore dell'esempio paterno, si è ben guardata dallo sposarsi e convive, more uxorio, da anni. Anni in cui ha anche concepito e dato alla luce un figlio fuori dal matrimonio, figlio naturale e non leggittimo si sarebbe detto prima che qualcuno pensasse a cambiare questa simpatica definizione.
Piersilvio invece si è fidanzato con una pulzella televisiva, anche se i maligni dicono che sia un fidanzamento di comodo, e non per la pulzella. Ma son maligni.
Anche la figlioletta più pimpante, Barbara, si distingue per obbedienza. Vive sola, non accompagnata da leggitimo marito, ma apparentemente in grado di avere relazioni extra coniugali. Si sà è ancora giovane.
Una cosa è certa in casa chi porta i pantaloni è lui. Li porta talmente bene da volerli mostrare a signorine televisive, con galanteria si intende, a cui, se il matrimonio non fosse cosa sacra, mostrerebbe ben altre galanterie.
Veronica, moglie devota, ha taciuto nel rispetto del Lars Familiaris affidando alla penna il suo segreto sconforto. Solo un madestro servitore ha inviato tali segreti alla malvagia stampa sovversiva. Così almeno la storia avrebbe dovuto essere.

Il matrimonio in casa Berlusconi è una cosa seria, DICO io.

sabato 10 febbraio 2007

ma DICO io...

Mi chiedo e mi domando come si faccia a chiamare una pratica burocratica DICO. Potevano chiamarla con un bel burocratico: Certificato di convivenza per cittadini italiani con diritti parziali non omologabili ai cittadini rispettosi dello religione di stato della Santa Romana Chiesa, che con un simpatico acronimo si potrebbe chiamare C.C.C.I.D.P.N.O.C.R.R.S.S.R.C. di molta più facile lettura e intellegibilità.
Mi chiedo: c'era bisogno di spendere mesi di lavoro per assicure alcuni diritti individuali già sanciti dalla constituzione del tipo: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Si perchè a sentire questo governo la costituzione è inviolabile, tranne poi dover costringere alcuni milioni di essi a mandarsi delle lettere, delle raccomandate con ricevuta di ritorno, con scritto che vivono nella stessa casa... contestualmente naturalmente, e siamo solo all'articolo 1.
La prima riga di questo prodotto di menti sopraffine recita la sua iniziale intolleranza:
Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso... Due persone? e perchè due persone dovrebbero essere diverse da tre, o mille o... una? Perchè i diritti individuali si assicurano solo a multipli e non a singoli? e poi dello stesso sesso? quindi cosa io faccia del mio pene è un discrimine per ottenere qualcosa? non mi pare che la costituzione dica questo.
Ma già li sento: la costituzione non si può usare a piacere! La costituzione dice che la famiglia è sacra! Gnurant!
Per non cadere in errore cito: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
I chi li vuole negare i diritti alla famiglia, se uno sceglie questo status. Io no di certo. Ma se uno sceglie un'altro status perchè non ha gli stessi diritti?
E che i rapporti del matrimonio siano stabiliti dalla legge mi può anche andar bene se decido di sposarmi.
Ma se decido di non farlo questo perchè annulla l'articolo della costituzione che dice che siamo tutti uguali?
Sarò un po' tordo io ma mi sembra incomprensibile che la costituzione si contraddica in modo così palese.
Sembreranno bizantinismi ma i pericolosissimi diritti che il DICO si pregia di normare sono diritti che riguardano l'individuo, non la coppia. Si tratta di avere il diritto di scegliere a chi la mia pensione (la mia pensione non quella del mio vicino) vada in caso di morte, del diritto di farmi visitare dalla persone che ritengo parte della mia vita, se sono in ospedale, o del mio diritto di chiedere un permesso per aiutare chi mi stato vicino una vita, senza dover mentire, per ottenere ciò che il mio vicino di scrivania ottiene perchè sposato. Per non parlare del mio diritto a continuare a vivere a casa mia, o per avere una casa in due ci si deve solo sposare, di poter ereditare o lasciare ciò che ho costruito, non da solo, nella mia vita. Trovo persino ridicolo e ridondante che vengano assicurati i diritti di mobilità nel lavoro... Non c'era bisogno di questa legge per rendermi un lavoratore flessibile.
Per non parlare dei fantomatici 9 anni o 5. E se una persone è sfortunella? e se si mette a convivere e poi muore prima dei nove anni? Dirà il legislatore con un francesismo: Bella sfiga!
D'altronde se il matrimonio è eterno (anche se dura un minuto) il DICO è peggio di una condanna a morte: si spera sempre in un rinvio dell'ultimo momento.

domenica 21 gennaio 2007

Illiberare

Berlusconi è un illiberale e come tale non accetta il giudizio dei suoi pari. Il problema è che il giudizio politico e quello giudiziario siano separati. la magistratura ha un atteggiamneto politico nei confronti del imputato berlusconi e questo falsa il giudizio. D’altra parte un cittadino ha il dovere di dimostrare la sua innocenza e non può sottrarsi al giudizio di un tribunale equo. Se il giudizio politico continua ad intrecciarsi con quello giudiziario il conflitto di interesse non verrà risolto. L’anti trust e la legge sul conflitto di interessi sono una garanzia per tutti i cittadini e sopratutto per il proprietario di mezzi di comunicazione o di industrie di interesse nazionale di potersi dedicare alla vita pubblica in modo limpido. Per questo Berlusconi non si sottoporrà al giudizio ne perderà il controlo del suo impero. Perchè per lui stato ed economia sono la stessa cosa, per lui potere economico e politico sono la stessa cosa. Come per qualsiasi dittatore.

Legalizzare/liberalizzare

la questione legalizzazione/liberalizzazione è uno di quei topos dell’antiproibizionismo che continuiamo a trascinarci da molti anni. Sull’argomento regna sempre una notevole confusione.
Il binomio liberismo/mercato è sempre accompagnato nel dibattito dall’altro Mercato/assenza di regole.
Il secondo binomio è concettualmente errato. Il mercato o meglio l’economia di mercato ha invece regole chiare e precise, che nulla hanno a che fare con il berlusconismo o con il capitalismo italiano in genere. Il mercato italiano (ma purtroppo sempre più quello mondiale) è un mercato più vicino al comunismo che al liberalismo. E’ un economia monopolista e statalista, proprio quello che il liberismo vieta nella sue basilari regole.
Venendo alla questione Canapa legalizzare significa passare il controllo del commercio della canapa allo stato che ne detterebbe le regole secondo concetti di "convenienza sociale" e non certo secondo le regole della libera concorrenza proprie del mercato.
Liberalizzare significa affidare alla domanda e all’offerta il controllo della circolazione della merce.
Per capirci il mercato illegale attuale è viziato proprio dallo stato che con la proibizione pone un forte vincolo all’offerta della sostanza che subisce un immenso aumento di prezzo per sopperire ai rischi di un impresa criminale.
Questo non solo non limita la domanda che rimane legata a fattori di consumo indipendenti dall’offerta (il gusto del proibito, la richiesta di svago...), ma alza il prezzo in modo ingiustificato.
Dire che il mercato permetterebbe alla popolazione un’uso indiscriminato della canapa e falso, se fosse così l’alcool sarebbe fonte sicura di alcoolismo.
I minorenni che desiderano comprare sostanze continueranno a farlo sia con il mercato libero, sia con il proibizionismo sia con la legalizzazione... Nel caso della proibizione e della legalizzazione si procurerebbero la merce potenzialmente sul mercato illegale (quindi controllato dallo stato). Il mercato
legale (anch’esso controllato dallo stato) vieterebbe comunque l’accesso alla merce ai minorenni, lasciandoli nell’illegalità.
Il mercato non può impedire la libera scelta del consumatore, così come non ci riesce lo stato, ma permette di controllare in modo ferreo la transazione e stabilire regole di "convenienza sociale" che limitino lo l’accesso alle sostanze.
I consumatori (ricordate che non esiste mercato senza consumo) sono conservatori e tendono ad impedire l’accesso a sostanze da adulti ai propri figli. L’alcool è vietato ai minorenni, o almeno il suo acquisto e consumo da parte di minori è deprecato dalla maggior parte degli adulti. Questo non impedisce il consumo di alcoolici fra i giovani ma effettua sullo stesso un efficace e capillare controllo sociale (molto più efficente di quello statale sulle droge illegali).
Le esperienze di libero accesso all’eroina insegnano che il risultato che si ottiene è la completa mappatura dei tossicodipendenti e il loro inserimento e integrazione.
La liberalizzazione è il metodo più vicino alla libertà individuale (anche quella di usare e abusare del proprio corpo come meglio si creda), la legalizzazione è una forma di controllo statale della sostanza e un’obbligo di utilizzare il proprio corpo come la legge impone.