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venerdì 30 luglio 2010

Stalin era più democratico!

riporto il testo integrale dell'espulsione di Fini. Alla faccia del partito dell'ammore o peggio della libertà!

L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. Cosi’ esordisce la bozza del documento finale votato questa sera dall’ufficio di presidenza del Pdl. L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano ciascuno nella propria sfera, la risposta piu’ efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica piu’ grave dopo quella del 1929, riuscendo ad evitare, da un lato, gli effetti piu’ dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realta’ politica rappresentata dal Pdl. Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novita’ che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volonta’ degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleita’ di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico.

L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista. Cio’ che non era prevedibile e’ il ruolo politico assunto dall’attuale Presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio. Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilita’ che non e’ mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si e’ contraddistinto dal momento in cui e’ stato fondato per l’ampia discussione che si e’ svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti. Le posizioni dell’On. Fini si sono manifestate sempre di piu’, non come un legittimo dissenso, bensi’ come uno stillicidio di distinguo o contrarieta’ nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori.e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del Presidente del Consiglio.

In particolare, l’On. Fini e taluni dei parlamentari che a lui fanno riferimento hanno costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge su temi qualificanti come ad esempio la cittadinanza breve e il voto agli extracomunitari che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto solennemente con gli elettori. Sulla legge elettorale, vi e’ stata una apertura inaspettata a tesi che contrastano con le costanti posizioni tenute da sempre dal centro-destra e dallo stesso Fini. Persino il tema della legalita’ per il quale e’ innegabile il successo del Governo e della maggioranza in termini di contrasto alla criminalita’ di ogni tipo e di riduzione dell’immigrazione clandestina, e’ stato impropriamente utilizzato per alimentare polemiche interne. Il PdL proseguira’ con decisione nell’opera di difesa della legalita’, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche.

Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano d’altronde - prosegue il documento - meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del PDL, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto cio’ e’ tanto piu’ grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini, un ruolo che e’ sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora e’ avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico cosi’ pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualita’ contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialita’ istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarieta’ con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre.

L’unico breve periodo in cui Fini ha "rivendicato"nei fatti un ruolo superpartes e’ stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del PDL. I nostri elettori non tollerano piu’ che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente , spesso oggettivamente in sintonia con posizioni e temi della sinistra e delle altre forze contrarie alla maggioranza, condotto per di piu’ da uno dei vertici delle istituzioni di garanzia. Non sono piu’ disposti ad accettare una forma di dissenso all’interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando gia’ l’esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto, addirittura, a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al PDL. I nostri elettori, inoltre, ci chiedono a gran voce di non abbandonare la nuova concezione della politica, per la quale e’ nato il Pdl, che si fonda su una chiara cornice culturale e di valori, sulla scelta di un chiaro e definito programma di governo, su una compatta maggioranza di governo e sull’indicazione di un Presidente del Consiglio, in una logica di alternanza fra schieramenti alternativi.




Questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente puo’ essere esercitato all’interno del partito, ha gia’ creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre piu’ sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarieta’ con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, e’ incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della Liberta’.



Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarieta’ fra i consociati. Si sta nel Popolo della Liberta’ quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignita’. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalita’ e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un "patto criminale" con quella mafia che mai come in questi due anni e’ stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identita’. Per queste ragioni questo ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Liberta’, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attivita’ politica del Popolo della Liberta’. Di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Liberta’ ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.

sabato 10 luglio 2010

libertà che mai sarà!

Colui che ha studiato i testi liberali sulle pagine di Chi ha detto:

«Dovete togliere il bavaglio alla verità, quel bavaglio imposto dalla stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che calpesta in modo sistematico il sacrosanto diritto dei cittadini alla privacy come l'uso sereno dei telefoni. Loro invocano la libertà di stampa come se si trattasse di un diritto assoluto che prescinde dai diritti degli altri. In democrazia non esistono diritti assoluti, perché ognuno incontra un limite negli altri diritti. Questo è un principio delle democrazie liberali».

I liberali, quei cialtroni sedicenti liberali, ricordano un vecchio classico, che si deve, alla luce della vulgata del premonitore della libertà, considerare comunista:

« Se tutti gli uomini tranne uno, fossero di un parere, e quello, solo una persona fosse del parere opposto, tutti gli altri uomini non sarebbero giustificati a ridurre al silenzio quell'unico uomo, quanto lui, se ne avesse il potere, non sarebbe giustificato a ridurre al silenzio tutti gli altri »
(Jonh Stuart Mill, nel suo saggio "Sulla Libertà")

Quell'altro comunista di Milton osò lamantarsi delle limitazioni alla stampa (evidentemente non aveva a che fare con la stampa faziosa che opprime i sonni e le notti del simpaticone lampadato):

« mentre sia debitori che delinquenti possono camminare liberamente senza essere vigilati, dei libri inoffensivi non possono essere stampati senza un bollo-secondino ben visibile sotto il loro titolo »
(John Milton nel suo manifesto Aeropagitica)

Si dirà che sono sporchi inglesi (che ne capiscono di democrazia quegli orrendi monarchici!). Infatti persino quei totalitari degli Usa, che eleggono dei negri di 50 anni come loro capi, hanno un concetto errato di libertà di stampa (si sà che gli Usa sono sempre stati lontani dai concetti del liberalismo):

« Nel Primo Emendamento i Padri Fondatori hanno dato alla libera stampa la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti. Il potere del Governo di censurare la stampa fu abolito affinché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il Governo. La stampa fu protetta affinché potesse rivelare i segreti del governo ed informare il popolo. Solo una stampa libera ed indomita può effettivamente svelare gli inganni del governo. » 1978 Corte suprema

Infine quel povero comununista italiano, che risponde al nome di Einuadi, non aveva certo la lucidità, la conoscenza teorica e la profondità politica dell'eccelso lampadato!

"Colla abolizione della libertà di stampa, colla compressione della libertà del pensiero, con la negazione della libertà di movimento e di lavoro in virtù dei bandi e del monopolio delle corporazioni, il paese è risospinto verso l’intolleranza e la uniformità. Si vuole imporre con la forza l’unanimità dei consensi e delle idee perché si afferma necessario difendere la verità contro l’errore, il bene contro il male, la nazione contro l’antinazione." Luigi Eiunaudi 1925

Noi italiani siamo molto più liberali! infatti l'amato Duce, noto liberale, aveva un alto concetto della libertà di stampa:

"Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale."

Sante parole! basti pensare a Mediaset, Rai, Giornale, Libero, Foglio, Corriere...

lunedì 26 aprile 2010

siamo solo all'inizio

Inserisco, con poco commentol'articolo del gazzettino

COMMENTO
Solo una cosa non mi torna: se la lega rappresenta la destra che ci sta a fare il PDL? Soprattutto cosa ci sta a fare l'unica destra italiana degna di questo nome(MSI/AN) dentro un PDL fotocopia della Lega. Non credo che i temi della lega siano quelli di AN, ne tanto meno dei camerati che vi appartenevano. Ho stima dei secondi e rispetto per le idee (che spesso non condivido) del partito (MSI/AN).
So che oggi a Pordenone non si può essere di destra senza essere assimilati a leghisti e berluscones. Non era così 20/25 anni fa e gli amici del fronte lo sanno: ci si parlava, si litigava, ci si opponeva, si stava insieme. Insomma si faceva politica. Oggi chi si oppone è un traditore, e questa non è politica.
La destra sociale (non l'egoismo legista), l'orgoglio nazionale italiano (non padano), l'attenzione alle etnicità (non il nazionalismo padano), alla cultura tradizionale (non l'omogeneizzato celtico padano cristiana), il ribbellismo (non il militarismo padano), l'audacia (non la prevaricazione contro i più deboli), l'anticlericalismo (e non il vandeismo di ritorno), l'avversione per il banale, lo scontato, il popolare (e non la ricerca spasmodica del consenso), ed infine la lealtà verso gli avversari, la comunione di intenti verso una società politica che trovavamo inutile, vecchia, slerotica... questo è quello che ricordo degli amici del fronte. Non trovo, oggi, nulla di vicino a quel sentimento nella destra della lega o di Berlusconi.
Starò invecchaindo, come tutti, e da sentimentale dico: per fortuna che la politica è fatta di persone e la stima per quelle non cambia.

ARTICOLO
Tutti cominciano con un auspicio: la speranza che la profonda frattura che si sta consumando nel Popolo delle libertà possa ricomporsi. Ma da politici "navigati" quali sono, sanno benissimo che una breccia si è ormai aperta e che tornare indietro sarà molto difficile. E allora non esitano a dire con chi stanno. O meglio con chi staranno nel caso in cui si arrivi alla scissione e alla formazione dei nuovi gruppi parlamentari divisi. E così si capisce come i maggiori esponenti istituzionali del territorio - un tempo in Alleanza nazionale, da sempre "finiani" di ferro - eletti nei loro incarichi con il Pdl siano pronti a scaricare il co-fondatore del "partito del predellino" Gianfranco Fini.

Chi proprio non ha più dubbi è il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani. «Lo smarcamento di Fini da Berlusconi non è cominciato ieri. È una lunga parabola che lo ha ormai portato molto lontano dai principi e dai valori della Destra. Oggi Fini - aggiunge Ciriani in quello che sembra quasi uno sfogo liberatorio - è più vicino alle posizioni dei Radicali di Emma Bonino. Anziché continuare a tenere alti i cardini di una Destra moderna ed europea ha assunto posizioni radical-chic. Non è più possibile seguire un leader che sta assumendo una posizione di tipo personalistico anche attraverso la sua Fondazione che sta a Roma ed è così lontana dal popolo della Destra». Certo che suona strano. Eppure a parlare è lo stesso Alessandro Ciriani, ex militante del Fronte della Gioventù, confluito poi nel Movimento sociale per sposare la scelta di An e infine quella del Pdl. Insomma, nonostante la giovane età la sua è una lunga militanza. Ed è con non poco rammarico che aggiunge lapidario: «Quello di Fini mi sembra più un caso da Freud che da politologi». Il presidente riprende fiato. E il suo sfogo diventa analisi. «Dopo la fondazione del Pdl il compito di An doveva essere quello di fare la destra del centrodestra. Sull’immigrazione, sull’economia sociale e su tutti i temi dell’agenda della destra Fini si è smarcato. Il risultato? Il dilagare della Lega Nord che sa mandare messaggi e interpreta meglio i problemi della gente e dei ceti sociali che dovrebbe rappresentare la destra».

Analisi, quest’ultima sul Carroccio, condivisa anche da un altro ex "finiano di ferro", il deputato Manlio Contento. «I messaggi che sono stati lanciati nell’ultimo anno da Gianfranco Fini - sottolinea il parlamentare del Pdl, già sottosegretario all’Economia nel precedente governo Berlusconi - non hanno fatto che disorientare l’elettorato di destra a favore della crescita della Lega. Abbiamo assistito a un autentico paradosso: chi poneva a Berlusconi il problema di una Lega troppo "ingombrante" alla fine, magari inconsapevolmente, ha fatto in modo che la Lega guadagnasse consensi». Il parlamentare "pidiellino", però, non chiude tutte le porte: «Ci sono ancora due incontri e non è escluso che si possano trovare delle soluzioni che ricompongano la frattura». E se invece Fini non indietreggia e fonda i nuovi gruppi autonomi? «Credo che a quel punto ciascuno di noi dovrà fare delle scelte. E, come ho già detto, io sono per il rispetto degli elettori che mi hanno votato nel Pdl e del patto con il presidente del Consiglio Berlusconi. E poi, da uomo di destra, ho sempre criticato che prendeva i voti da una parte poi poi passare dall’altra». L’ipotesi delle elezioni? «Credo - sostiene Contento - che Berlusconi abbia l’interesse a fare le riforme e non ad andare al voto. Ma è evidente che se non si troverà una composizione non è da escludere l’ipotesi di ridare la parola agli elettori».

Chi, invece, è più combattuto e spera ardentemente in una ricucitura che tenga Fini nel Pdl è Emanuele Loperfido, consigliere comunale di minoranza nel municipio di Pordenone. Dove il gruppo di An "resiste" non essendoci ancora stata l’unificazione. «Non si capiscono le ragioni dello strappo, se dovesse consumarsi. Io - afferma il giovane ex An - spero molto che Fini possa trovare le motivazioni per rimanere nel Pdl, la gente non capirebbe. È nel Pdl che Fini potrebbe fare molto di più essendo un leader capace. Se dovessi decidere? Non so cosa farei, francamente dovrei capire meglio le motivazioni dell’eventuale rottura e dell’uscita di Fini».

«Io sto con il Pdl», non ha dubbi invece il sindaco di Spilimbergo Renzo Francesconi. Che poi spiega: «Mi auguro che ci sia una ricomposizione interna, ma credo che la strada intrapresa da Fini non possa portare da nessuna parte. Mi pare un percorso tutto personalistico. Non si può sciogliere un partito, fondarne uno nuovo e poi, nel giro di neanche due anni, uscire e rompere tutto. È incomprensibile». Il sindaco eletto nel Pdl rivendica le sue scelte: «Non sono affatto disorientato di fronte a quello che sta succedendo nel centrodestra. Il Pdl doveva essere il partito della destra, ma anche del cattolicesimo liberale che aderisce al popolarismo europeo. Questo era il percorso. Se qualcuno ora canta fuori dal coro non può chiedere di essere seguito».

(Domenica 18 Aprile 2010)

sabato 27 marzo 2010

rovistando ho trovato... vs ebay 2005

creato e inviato ad amici...27/12/2005, 22.48.00

Si vede che sono in vacanza...

allora so che voi, cari amichetti, mi tempestate di strabilianti proposte da e-bay... rompighiaccio, case galleggianti, mig, prosciutti, i-pod, porta ipod, appoggia ipod, sposta i pod, sintonizza ipod. Ve ne ringrazio dal mio più profondo spirito antropologico, la mia coscienza sociologica vi sarà sempre grata e non vi chiedo di smettere.
Io ho, con una certa ritrosia, affrontato il mezzo e non ne ho, sinceramente, apprezzato la varietà. Le poche volte, lo ammetto, che ho cercato di comprare qualcosa non l'ho trovata, o ne ho trovato le copie tarocche a pagamento. Dico tanto vale fare gli hacker fino in fondo e scaricarsele gratuitamente con un buon mulo. Mi son sempre detto sarò io che non comprendo le potenzialità del mezzo! Me tapino ancora legato all'era pre e-bay dove le cose per comprarle si dovevano toccare, pagare e portare a casa in un'unica soluzione! Retrogrado, mi son detto!
e poi c'è la questione finanziaria... e-bay è conveniente, di più le robe te le tirano dietro, sembrerebbe! Sarà ma a me sta storia di dover aspettare sei giorni per avere un'oggetto che in due ore (contando gli spostamenti si intende) posso avere in un accogliente negozio non mi convince. Poi i costi di spedizione... è mai possibile che un'oggetto costi meno di quello si spende per riceverlo? Il buon Adam Smith si sta rivoltando nella tomba, per non parlare di Marx, non groucho ma Karl.
A volte ho cercato cose che credevo semplici, che so dei libri da poco fuori catalogo, una Leica in buone condizioni, insomma cose che solo un privato poteva offrirmi, puntualmente i prezzi erano peggio del peggior rigattiere del peggior mercatino dell'antiquariato del più sfigato paese di provincia. Forse cercavo male! Ho provato varie lingue, sapendo di alzare il costo di spedizione (ma guarda che furbacchioni) e per fortuna nulla!
Poi mi hanno detto che era tutta una questione di Feedback... ah! ho detto io, allora. Si tratterebbe, mi hanno spiegato, di un sistema originalissimo: più vendi, più acquisti "feedback" o volgarmente detti ritorni positivi... Mi è tornato in mente il nostro amato presidente del consiglio che ragiona un po' così: più voti ho più diritto ho ad occupare spazio, più occupo spazio più voti ho... caspiterina così funziona il mercato! Io son liberarle mica comunista!
Ritorno al caro Luigi Einaudi, il papà di quello della casa editrice gloriosa ora in mano alla mondadori di proprietà di un tal Berlusconi:"la libertà delle minoranze di far propaganda contro la maggioranza e di cercare di diventare maggioranza". Direte che cazzo centra con i e-bay?
Ora di preciso non lo so, ma questa storia del monopolio spacciato come pratica liberale mi fa un ninin girare gli zebedei e mi par di capire che il buon e-bay sia pieno di Best Seller che visto che hanno venduto tanto sono quelli che compajono prima e quindi vendono di più e quindi affossano quelli che vendono meno che quindi compajono di meno. Mi chiedo: la qualità con questo cosa minchia ci azzecca?
Forse perché tutti comprano cd tarocchi questi son meglio degli originali?  Oppure se un negozio che vende allo stesso prezzo degli altri, si organizza una serie di feedback positivi compiacenti è garanzia di miglior qualità degli altri? Poi perché questa pratica dell'asta? Non siamo più capaci di dare un valore agli oggetti che vendiamo o semplicemente qualche marpione di turno ha capito che si può dare come valore aggiunto ad un oggetto l'illusione di aver stabilito tu il prezzo (il tu è sia il venditore che il compratore). Ma l'unico che stabilisce il prezzo è il monopolista e-bay che oggi ha schiacciato il mercato delle aste alle sue regole e chi non è un Best Seller e-bay non esiste.
Certo tutti possono vendere... le mie mutande rigate ad esempio potrebbero aver un mercato fetish... ma serve venderle? Serve acquisire e rivendere oggetti che non si ha voglia di comprare o vendere. Quanta monnezza gira su e-bay a puro vantaggio dei pochi monopolisti che questa monnezza usano per vendere le proprie care monnezze, industriali e trovabili ovunque ma che tutti comprano su e-bay. Quanto costa distribuire ai negozi e quanto vendere e spedire su e-bay? Eppure io su e-bay un i-pod nuovo con spedizione e tutto lo pago se mi va bene quanto dal rivenditore autorizzato apple... se lo voglio usato... ma io lo voglio nuovo! (ad oggi per un ipod usato con confezione aperta da privato 400€ con un giorno abbondante ancora da puntare, prezzo nuovo di stecca dal sito apple, o da rivenditore autorizzato, 449 e mi fanno pure l'incisione gratuita! il che vuol dire che tipo alla fine risparmio 10€/20€ per un pezzo usato!?).
Oggi ho controllato su e-bay, anzi ho cercato su e-bay, un video, che non ho trovato, e poi dello stesso autore una raccolta fotografica da ma recentemente acquisita in un antiquato negozio di libri. L'ho pagato meno (-5 €) senza contare le spese di spedizione e il tempo che avrei dovuto aspettare per riceverlo... dimenticavo il libro non era italiano ma tedesco, venduto da una bestseller francese a base d'asta esattamente uguale al prezzo di copertina, il che vuol dire che senza alcun rilancio avrei pagato 10 € in più. A ulteriore riprova della fregatura che avrei potuto prendermi, il libro nelle librerie internazionali è in sconto promozionale da parte dell'editore del 25%. Finisco con la frase che questo bestinculer mette sul suo negozio on line

LA NOSTRA SOCIETA' E' SPECIALIZZATA NELLA VENDITA DI LIBRI NUOVI A PREZZO RIDOTTO

l'antiquato Andrea

Una recensione (pubblicata sull'Ippogrifo)


Pier Paolo Giannubilo
Corpi estranei - Una storia vera
Edizioni Il Maestrale
2008
pp. 272
formato 12x21 cm
14 Euro
ISBN: 978-88-89801-38-3



«Si trattava di intervistare un uomo uscito in carne ed ossa dalle tenebre del Medioevo, uscito dai più sozzi e crudeli ludibri dell'epoca nera, uscito da una investitura di mistero e di morte, uscito fumigante ma ancora vivo dalla pentola del demonio». Dino Buzzati I misteri d'Italia, Mondadori, Milano, 1978
Alcune storie italiane si sedimentano. Aspettano che la Storia le dimentichi e, come fiumi carsici, ricompaiono impetuosi quando meno lo si aspetta. Corpi estranei è una di queste.
Dino Buzzati ci provò nel 1978, senza riuscirci, tentando quello che, a trent'anni di distanza, riuscirà ad un giovane e promettente autore molisano: raccontare la storia di Lucci,o Manuele Sartorio, o di chiunque si nasconda dietro pietosi pseudonimi.
La nuova letteratura che Il Maestrale da anni cerca, dalla sperduta ed inquinata Nuoro, di
proporre, è ricca di piccole ed esemplari vicende, sarde, non sarde, semplicemente umane.
Come in altri felici casi, il piccolo, vivace, attento e curioso editore ha scovato autori notevoli in giro per l'Italia. Giannubilo non fa eccezione. La sua terra, la profonda attenzione per la micro storia, per piccole vicende esemplari travalicano il contenuto, spaziando fra finzione, reportage, sceneggiatura e romanzo.

Oggi, più che mai, la Storia, quella delle identità forti, delle nazioni, delle religioni, vorrebbe farci dimenticare l'uomo, il principale artefice della nostra identità.
La letteratura, minore, minoritaria, e minorata della grande diffusione e del grande pubblico, sta lentamente ma inesorabilmente costruendo una nuova epica italiana.
Un'epica fatta del continuo ricostruire aspetti della nostra (dis)identità nazionale. Un passato frammentato, frantumato in schegge di granata che si insinuano nel tessuto, nei deboli muscoli della nostra democrazia, della nostra storia.
La nostra dittatura, le nostre guerre mondiali, i nostri delinquenti, i nostri terroristi e le nostre vittime, il nostri colonizzatori (attivi e passivi), i nostri migranti (anch'essi attivi e passivi) queste sono le tessere, a volte sembrano essere le uniche riconoscibili, di un'Italia dedita da lustri all'approssimazione e alla dimenticanza, di un mosaico devastato e abbandonato.

Pier Paolo Giannubilo è il pittore dello sfondo di un breve romanzo, i cui protagonisti sono reali, e vivi.
La storia è una delle tante che la nostra “povera Patria” ha prodotto, una storia di un'Italia combattuta, come sempre, fra modernità e immobilismo, soggetta a quel dualismo persistente fra tradizione e rivoluzione mancata.

Il 1937 è un anno come un altro, Regenta, un luogo come un altro, una città di provincia né grande né piccola, né povera né ricca. Un paese del Sud, una città della costa, un luogo di traffici e di pesca. Come in ogni piccola città esisteva il quartiere in cui il degrado, allora solo il malaffare, imperversava. Allora come oggi le strutture sociali di luoghi marginali si reggevano su connivenze, silenzi, minacce e paure. I luoghi, gli spazi, gli uomini di questa storia sono ingabbiati in un destino malevolo.
Il luogo delinquente, così come l'uomo delinquente, l'atavica predisposizione alla perversione dei costumi, dei valori, della morale, sia essa pubblica o privata, sono lo sfondo giustificante della storia. Uno sfondo mai condiviso dall'autore ma che come una imprescindibile fatalità percorre le pagine del libro allo stesso modo in cui percorre le pagine dei quotidiani e rotocalchi che fino a Buzzati hanno accompagnato i protagonisti di tutto questo.
L'anno in cui il tutto si avvia è, per l'Italia di provincia, un normale anno di normale regime. Il senso di normalità è fondamentale quanto quello di devianza che questo exemplum racconta. Normale è la vita del quartiere delinquente, normale è la rete di relazioni losche, normale è la noncuranza di ciò che tutti sapevano e che nessuno voleva vedere.
Il protagonista potrebbe essere un bambino qualsiasi, un bambino di un normale degrado. Ma non lo è.

Manuele Sartorio, nome inutilmente falso o forse nome esemplare di tutti le innocenti vittime, oggi come allora, della violenza adulta, ha 5 anni. Vive i primi anni della sua vita, sopporta un'insopportabile lacerazione corporea, uno stillicidio di ferite che, prima ancora del corpo, mutilano la sua infanzia, la vita.
Per 4 anni quel corpo sarà usato come il “puntaspilli” di Buzzati.

«Il bambino era stato trasformato in feticcio, uno di quei sinistri simulacri di argilla o di legno, trafitti da spilloni maledetti, che si trovano nei musei etnografici o criminali. il bambino urlava e piangeva, giorno e notte un continuo lamento. I vicini chiedevano. "ma che cos'ha Giovannino che strilla sempre?". "da qualche tempo non sta bene" spiegava la nonna strega "e poi è anche capriccioso.»

Emanuele è un bambino, riconosce genitori, parenti come parte essenziale della vita, conosce i bassi, i postriboli, i vicoli come luoghi familiari.
Non sa che esistono altri luoghi e altri affetti. I suoi sono i luoghi di un laico martirio inconscio, inconsapevole e inutile. I suoi sono gli affetti falsi, opportunistici, crudeli, malati e immaturi della famiglia.
Il suo è un corpo simbolo, un corpo usato per colpe altrui e altrui rimedi, un corpo feticcio, disfatto e consumato, violato e tenuto vivo come riserva di vigore per un giovane amante di una vecchia.
La sua famiglia è un girone infernale di concupiscenza, degrado e violenza. Manuele non può saperlo.
L'inconsapevolezza, la tenacia e la perseveranza dell'uomo bambino lo farà arrivare alla salvazione.
Il dolore lo salverà in una concitata, per quanto paradossale, corsa verso l'estraniamento, l'allontanamento dalla famiglia, dagli affetti per giungere in un mondo fatto di regole, salvazione, burocrazia e silenzi. In un luogo di mistica laica e retorica fascista, il bambino obbligato alle regole e all'anonimato ritroverà ragione di essere.
Solo da questa esperienza lacerante, che taglia violentemente i legami pregressi, potrà riprendere il percorso, acquisire consapevolezza del corpo, diventare adulto.
L'assistenza totalizzante, lo stato padre, e padrone, a cui paradossalmente stiamo oggi tornando alla caccia del risparmio e dell'efficienza, lega Manuele alla sua famiglia, alla continua ricerca di una motivazione, una conferma, di una risposta. Il padre presunto, la madre puttana, la nonna strega, lo zio aguzzino, l'amante mafioso della madre tutti cercheranno Manuele. Egli accoglierà tutti, cercherà di ricostruirsi un passato giustificabile, troverà solo ciò da cui è stato strappato.
La storia percorre tutta la vita del bambino, dell'uomo, del vecchio. Prima figlio, poi padre, poi nonno. Una storia scandita dai ritmi dell'apparente normalità.
Prima ancora di diventare uomo, Manuele deve cessare di essere bambino, con il carico di violenza che ciò ha comportato. Assorbire, recidere e nel contempo espellere metallo e, nel contempo, sentimenti e risentimenti, una vita di cadute e resurrezioni sempre e comunque scandita dalla persecuzione del male subito, sofferto e vissuto.
Il corpo diviene, ancora una volta, prevalente e comanda espellendo metallo e subendo nuove torture mediche, alimentando nuovi ricordi e stimolando tardive richieste di perdono.
Il dolore, gli ospedali, i medici divengono necessario contorno alla resurrezione, ricostruzione del corpo mutilato.
Il corpo è crisalide destinato alla metamorfosi ed il corpo di Manuele in questo soffre ogni piccola crescita, ogni modifica, ogni invecchiamento come potenziale morte. Le punture lo hanno trasformato in un uomo senza futuro certo, in un morto che cammina. La profonda modernità di tale situazione spaventa. Sono forse diversi i bambini che giocano fra campi minati, i bambini soldato, i bambini divertimento sessuale? Sono forse così diversi i corpi di adolescenti e preadolescenti costretti a competere con un mondo adulto deviato che li costringe a trasformarsi per somigliare a bambole di plastica?

Le categorie del male e del bene si confondono. É bene o male: l'amore materno, il pentimento dei parenti, l'accanimento dei medici, la condanna degli esecutori, la pietà dei conoscenti e la curiosità dei giornali?
Corpi, vittime, reati e aggressori, pene e mandanti, dietro la cronaca di un fatto della nostra storia recente, si ripropongono atavici usi e abusi del corpo.
Si ritrovano superstizioni arcaiche e moderne deviazioni, interventi repressivi e salvifici, morbosità mediatiche.
La cronaca giudiziaria oggi ci ha abituato all'esposizione oscena dei corpi dilaniati, offesi, stuprati, morti, o quasi tali. Nulla di diverso da ciò che all'inizio dell'Italia contemporanea, o forse al termine di quella arcaica, veniva offerto in pasto ai curiosi, ai giustizieri, ai politici e ai gendarmi del 1937.

Ciò che rimane è la banalità del male, la futilità delle ragioni della persecuzione fra umani. D'altronde non sono piccole storie quotidiane l'infanticidio di Cogne, il delitto di Garlasco, l'omicidio di Perugia?