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giovedì 26 agosto 2010

Ffwebmagazine - Credere, obbedire combattere: ecco la novità della "destra berlusconiana"

Questo l'avrei voluto scrivere io!!!!


Ffwebmagazine - Credere, obbedire combattere: ecco la novità della "destra berlusconiana"


C'è chi non tradisce "i valori" e soprattutto non tradisce Lui. Meno male!

Credere, obbedire combattere: ecco
la novità della "destra berlusconiana"

di Filippo Rossi
Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. È viva è vegeta. E sta, ovviamente, tutta nel Pdl. Non vi preoccupate, la destra esiste ancora, perché c’è chi non tradisce i valori assoluti, perché le radici profonde non gelano, perché c’è chi non rinnega. La destra cresce e crescerà all’ombra di Silvio Berlusconi, unico sdoganatore, unico comandante (o versione latineggiante della definizione), unico salvatore. Non vi preoccupate, vossignori, i badogliani non vinceranno. Perché i duri e puri, i militanti, quelli delle sezioni, quelli con le palle, fanno la guardia al capo di Arcore, cavalcando la tigre, ergendosi su un mondo di rovine (o veline?). Perché Lui ci ha salvato, ci ha sdoganato, e lo difenderemo fino alla morte: battaglioni compatti, milizia per sempre fedele, per sempre devota.

Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. E si batterà per quello in cui crede. Sarà una battaglia dura, senza esclusione di colpi. Ma la destra viva e vegeta è così: è eroica, è intrepida. E non tradisce MAI. Perché la destra non tradisce la destra. Non tradisce i suoi Valori, la sua Fede. (E il suo Emilio Fede). La destra non tradisce il proprio Capo. Il proprio Duce. (Battaglioni di Silvio, battaglioni…). Perché la destra è dura e pura, è fedele alla linea. Meglio: è fedele a chi detta la linea. La destra è così: combattente. Va alla guerra. E quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Perché la destra, quella vera, quella fedele, quella genuina, sa prendere ordini; sa obbedire; sa, alla bisogna, turarsi il naso. E sa non guardare a un palmo dal naso.

Non vi preoccupate, vossignori, la destra c’è. Coerente con la propria storia. Coerente con le cose giuste e le cose sbagliate. Coerente con tutto. Perché la destra è così: NON CAMBIA MAI IDEA. Come diceva Giuseppe Prezzolini? “La coerenza è la virtù degli imbecilli”. Ecco cos’è la vera destra. E se lo dice uno di destra come Prezzolini, bisogna credergli! Perché la destra crede, obbedisce e combatte! Al resto ci pensano gli altri. (Meno male che Silvio c’è).

Non vi preoccupate, vossignori. La destra c’è, anche se non sa quel che è.

26 agosto 2010

Secolo d'Italia - Politica

é mai possibile che mi tocchi ammirare sconsideratamente una banda di fascisti!

Secolo d'Italia - Politica

Una tantum, replica ai veleni e alle bugie

Flavia Perina

Dopo l’editoriale che chiedeva alle donne del Pdl di pronunciarsi sul linciaggio di Elisabetta Tulliani e l’intervista a “Repubblica” sullo stesso tema tanti colleghi mi hanno chiesto: perché nessuna risposta? Come mai le destinatarie dell’appello hanno preferito non pronunciarsi, né a favore né contro? Basta leggere “Libero” e “Il Giornale” di oggi per capire il motivo del silenzio. Chi parla è perduto. Chi rompe il fronte è condannato al plotone di esecuzione mediatico. Ed evidentemente l’intimidazione sortisce i suoi effetti: anche io, che una qualche esperienza di prima linea ce l’ho, sono rimasta a bocca aperta davanti alla violenza mistificatoria con cui la fabbrica del fango ha reagito a un appello politico e a un ragionamento sulla concezione della donna coltivata da alcuni settori del Pdl. Non me lo aspettavo. E tuttavia sono contenta di un fatto: nessuna collega del Pdl si è prestata a dare manforte all’operazione di Belpietro e di Feltri, nessuna (almeno in prima battuta) ha messo il suo nome e la sua faccia al servizio dei lapidatori. Ringrazio tutte: so che sono state sollecitate a intervenire e si sono sottratte.
Ma veniamo al punto. Anzi, ai punti che sono essenzialmente due. Il primo è facile da liquidare: Vittorio Feltri accusa il “Secolo” di doppiopesismo, sostenendo che il nostro quotidiano non ha mai difeso Mara Carfagna e altre esponenti del Pdl finite nel tritacarne mediatico della sinistra. È una assoluta menzogna e la collezione del giornale è lì a dimostrarlo con editoriali di prima pagina, interviste, pubbliche prese di posizione per le quali il ministro (che all’epoca nemmeno conoscevamo personalmente) ci ringraziò più volte. Eravamo e siamo convinti che la campagna anti-Mara rispondesse a uno stereotipo sessista che abbiamo sempre contestato – quello secondo cui le donne schierate a destra sono belle oche e fanno carriera ancheggiando – e ripetevamo che la Carfagna (come la Gelmini, come la Prestigiacomo, come tante altre) andasse giudicata sui fatti e non sull’estetica o sulle sue scelte private. Ed è esattamente lo stesso spirito che ha animato l’appello contro la fucilazione quotidiana di Elisabetta Tulliani: una che nemmeno sta in politica e che viene bersagliata solo perché è la compagna di Fini.
E veniamo al secondo punto, cioè al titolo di apertura di “Libero” sulla «pulizia etnica di Fini», relativa al caso di una nostra collega, Priscilla Del Ninno, in causa con il “Secolo d’Italia” per le modalità con cui è stata messa in cassa integrazione quando il giornale aprì lo stato di crisi e poi licenziata alla fine della Cig. La vicenda viene equiparata a quella dei sindacalisti Fiat estromessi dal lavoro (e reintegrati dalla magistratura) perché accusati di aver determinato il blocco di una linea di produzione durante uno sciopero. Con una sostanziale differenza: Priscilla del Ninno non è una sindacalista, non ha mai protestato contro la decisione del “Secolo” di indire lo stato di crisi, non ha nemmeno preso parte alle assemblee del gennaio-febbraio 2007 nelle quali si discusse e si votò liberamente la scelta dell’azienda, la cassa integrazione, la ristrutturazione. Infatti, all’epoca, si mise in malattia. La malattia le consentì di non assumersi la responsabilità – che tutti gli altri redattori si presero – di pronunciarsi sul piano del direttore e dell’amministratore, che prevedeva la riduzione delle pagine culturali (quelle nelle quali lavorava), tre prepensionamenti e la cassa integrazione per tre unità: un piano discusso e approvato non solo dall’assemblea del “Secolo”, ma dal sindacato dei giornalisti e dei poligrafici in sede locale e nazionale dopo minuziose disamine e correzioni. Non solo: grazie allo “status” di malata la Del Ninno fu la sola tra tutti a essere tutelata dalla possibilità di finire in cassa integrazione. E infatti non ci finì: per 9 mesi restò in malattia e solo raggiunto il limite massimo previsto dalla legge entrò in Cig, salvo uscirne di nuovo due o tre mesi dopo perché era rimasta incinta e si mise in maternità. Nel frattempo aveva avviato una causa contro il giornale. Ha vinto in primo grado (l’azienda ha ricorso): avrebbe potuto rientrare in redazione ma utilizzò ancora l’aspettativa per maternità, e finita quella si mise in ferie. Un altro procedimento è in corso: rispetteremo la sentenza, come abbiamo sempre fatto, non perché “femministe” (l’aggettivo usato da Maurizio Belpietro con toni spregiativi) ma perché ci sembra normale fare così.
Non entriamo nel merito delle altre bugie raccontate da “Libero”, a cominciare da quella secondo cui la Del Ninno sarebbe stata defenestrata per sostituirla con persone più “fedeli alla linea” come Filippo Rossi: tra l’altro Priscilla – ed era un suo vanto – una “linea” non l’ha mai avuta, salvo quella di usare fino in fondo le buone relazioni di suo padre con la direzione e l’amministrazione che l’avevano assunta per garantirsi dalle scomodità legate all’esercizio della professione. Ricordo personalmente un durissimo richiamo (all’epoca ero caporedattore) ricevuto perché avevo disposto il suo spostamento nell’open space redazionale dalla stanza “privata” che occupava con una collega. Suggeriamo ai colleghi di “Libero”, se vogliono sollevare scandalo sul tema dei diritti femminili negati al “Secolo”, di prendere in considerazione un altro caso: quello di Annalisa Terranova, che nel 1996, mentre era incinta, fu scavalcata nel suo ruolo di responsabile del servizio politico da un collega che si occupava di tutt’altro ma era più amico del direttore e solo per senso di responsabilità scelse di non rivolgersi al sindacato. Il direttore dell’epoca era Malgieri, ultimamente arruolato proprio da “Libero” come commentatore antifiniano («Fini ha poche idee, confuse e non di destra» è il titolo del suo ultimo articolo).
Comunque, va bene così. L’escalation della fangosa campagna contro Fini e i finiani – comunisti o fascisti, epuratori o clientelari, amici dei magistrati o violatori di sentenze a secondo di quel che serve – dimostrerà alle lunghe una sola cosa: Futuro e Libertà fa paura, al di là delle percentuali elettorali che gli vengono riconosciute in caso di voto, perché rappresenta una prospettiva di destra potenzialmente più credibile di quella rappresentata da “Libero” e dal “Giornale”. Il tentativo di screditare il gruppo di Fli serve a coprire il vuoto di contenuti degli “altri”, la loro incapacità di offrire risposte di merito sui problemi del partito e dell’Italia, ma di questo passo non farà che rendere questo vuoto sempre più evidente, palpabile, verificabile anche dai meno provveduti. E, crediamo, saranno sempre di più gli italiani che si chiederanno: ma davvero la destra deve essere questa babele di veleno e di fango? Poi arriverà un sondaggio e anche il Cavaliere se ne accorgerà. Probabilmente un giorno troppo tardi come è accaduto sui “numeri” dei finiani.

martedì 24 agosto 2010

FLI vero partito di destra... e rimanga tale

oggi leggevo Cacciari parlare di terzo polo (casini, fini e montezemolo)...

Futuro e libertà (se non fosse per quel futuro avrei sperato in Giustizia e Libertà) è un partito di destra. Una destra laica, liberale, moderna, antiautoritara, democratica, garantista, liberista, femminista, rivoluzionaria, sociale, europeista, tollerante.
La vera destra che i problemi li affronta con cognizione di causa, nel ferreo rispetto delle regole, nella ferma volontà di usare gli strumenti legali, costituzionali, legislativi per trasformare questo ridicolo sultanato in un paese democratico.

I finiani stanno conducendo una strepitosa guerriglia parlamentare, giornalistica, mediatica. Sono, questi fascisti, i veri antifascisti del 2010. Non aventiniani, duri e coesi, politici e preparati.

L'unica tattica valida, in questa guerra, è quella di colpire e ritirarsi su posizioni sicure. Lo fecero i partigiani, i vietcong...
Contro il nazismo padano che occupale valli del nord e quello nazionale che occupa televisioni, banche, ministeri, comuni e regioni in tutta Italia.

L'unica forma di lotta che può vincere (come fu per il nazifascismo) è la politica, alla clausewitz se serve, con i suoi strumenti di lotta. Cambiare le leggi in parlamento, cambiare la legge elettorale, restituire il potere di scelta al popolo.

Per questo ogni forma è concessa: rimanere al governo, emendare, provocare, colpire e proporre.

Una destra europea è l'unica modo per avere una sisistra europea in Italia. Fini se non altro ci sta provando.

lunedì 23 agosto 2010

il re è nudo, e non fa una gran bella figura

Il Filippo Rossi non sbaglia un colpo... ne vorrebbero così a palzzo Grazioli. Ma hanno scelto Capezzone... che è causa del suo mal pianga se stesso.

Ffwebmagazine - Storiella di fantapolitica: Lui, il popolo e la libertà

ogni riferimento a fatti realmente accaduti è puramente casuale

Storiella di fantapolitica:
Lui, il popolo e la libertà

di Filippo Rossi
Un tizio fonda un partito e dice che è libero e liberale. Talmente libero e liberale che ci vuole la parola libertà anche nel nome. Talmente libero e liberale che non lo chiama nemmeno per nome: lo chiama “popolo”, luogo della differenza per antonomasia, delle idee che s’incontrano e si confrontano. Perché – dice – i partiti sono una cosa vecchia, roba che non può esprimere tutta la libertà che ci serve, roba anti-democratica. Insomma, uno fonda un partito e spiega che è il partito di tutti, che gli italiani ci si potranno riconoscere, dice che è la “casa comune” di idee, storie diverse. Un tizio fonda questo benedetto partito nuovo, laico liberale democratico, e spiega subito che, sì, è vero che è di tutti, ma in fondo uno strappo alla regola si può anche fare. E così impone l’inno del suo vecchio partito: una cosa del tipo “meno male che Lui c’è”. Che poi significa: grazie all’Uomo della Provvidenza. Che poi significa: senza di lui non saremmo nessuno. Qualcuno storce il naso, ovviamente. Qualcun altro ingoia il rospo. Poi lo lasciano fare: in fondo, pensano, è solo il narcisismo di un uomo anziano che sta facendo tanto per tutti noi, per l’Italia, per il mondo. Gli si può ben concedere una canzoncina per aprire e chiudere i suoi comizi. Che differenza fa, pensano. In fondo è uguale: perché la politica, quella vera, è un’altra cosa. Uno fonda un partito, quindi. Laico libero e liberale. Poi sceglie un inno: “Meno male che Io ci sono”. Poi comincia a dire: qui decido io; qui decido tutto io; qui comando io. La gente si guarda sorpresa: ma come, pensa, non dovevamo essere laici liberi e liberali? Tranquilli, rispondo altri, è solo propaganda, è solo facciata, è solo perché Lui sa parlare meglio di tutti al suo popolo, al nostro popolo. Ma in realtà – continuano – in fondo siamo liberali davvero! E Lui è il più liberale di tutti: perché ci sa capire, ci guarda nei cuori, sa cosa vogliamo. Quando parla Lui è come se parlassimo noi. Ci sa spiegare cosa dobbiamo pensare. Si può essere più liberi di così? Chiedono, dandosi già la risposta. Uno fonda un partito. E poi decide che è roba sua. Perché Lui è la gente. Perché Lui è il popolo. Perché lui è la verità, la via e la luce. E chi non ci sta è un eretico, un reietto. Chi non ci sta è messo all’indice. Chi non ci sta è messo alla porta.Uno fonda un partito a sua immagine e somiglianza. E chi non ci s’identifica, peste lo colga. Ok, gli altri pensano. Va bene, il Tuo partito non è quello che pensavamo. Ci abbiamo provato, abbiamo sbagliato, tu ci hai cacciato. Ognuno per la sua strada. Va bene, magari ce ne facciamo un altro, attraverso il quale possiamo dire quello che pensiamo. Così, poi, riusciamo a fare anche politica…E no, dice lui a questo punto. Come vi permettete? Come si permettono? Il mio partito deve essere di tutti, è di tutti. E tutti devono cantare tutti insieme meno male che Io ci sono. Altrimenti che liberali sono? Che italiani sono? Traditori, ecco cosa sono. Perché il mio partito è il partito di tutti. Perché il mio partito è l’unico partito possibile. Anzi, il mio partito è un partito “unico”. L’unico possibile. E chi non ci sta, è un anti-italiano. E chi non ci sta, non può parlare. Chi non ci sta non è liberale! Non è democratico! Chi non ci sta non esiste! Perché la libertà sono io. Perché il popolo sono io. E gli altri? Gli altri non sono un cazzo. Ps.
Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.

23 agosto 2010

domenica 22 agosto 2010

La squadra del cuore...

Il partito dell'amore ha finalmente la sua squadra del cuore. No! non è il Milan ma il nuovo (si fa per dire) strumento della propaganda fide della Chiesa Arcoriana.
Le squadre della libertà! ci mancavano, dopo il Polo della Libertà, la Casa della Libertà, il Partito della libertà, il Popolo della libertà, i Club della libertà, i Promotori della libertà, i Gladiatori della libertà, ancora parole il libertà!

Mi immagino questi arzilli squadristi, armati di opuscoli, libri, gadget girare per le città. Pronti a convertire, al messia della libertà, i trinaricciuti comunisti che impervesano per l'Italia, colpire a suon di "meno male che Silvio c'è" quei topi di fogna dei fascisti fininani, lisciare il pelo ai democristiani di casini... che meravigliosa visione! Contenderanno il territorio a Testimoni di Geova, ex tossici, grillini e dipietrici, guardie padane, animalisti e postraumatici!
5 per ogni collegio: una gnocca, un GGiovane, un vecchio, un forzaidiota (ex qualcosa) e un ex missino convertito (i convertiti sono sempre i peggiori).
Il grande stratega sa che ha almeno 500 voti per collegio, quindi vuoi non trovare in questa massa di consumatori 5 disposti a diventare Squadristi! è solo l'1% degli elettori!
Allora togliamo i voti truccati (percentuali minime, ovviamente) togliamo gli anziani non autosufficienti, le suore e i preti, i disabili, le donne cesse, i giovani brufolosi, i negri e i froci, rimangono tutti gli altri. Possiamo dividerli tranquillamente per appartenenza:
  • gli ex democristiani? Quelli aspettano che passi il cadavere.
  • gli ex socialisti? Quelli si muovono a babbo morto
  • gli ex comunisti? Corrono subito dal nuovo dittatore e rispondono con sincera devozione
  • gli ex radicali? Quelli buoni son già scappati, gli altri hanno la faccia come il culo e fanno più danni a parlare che a star zitti.
  • gli ex fascisti? I rimasti si defileranno a poco a poco, lasceranno i talebani colonnelli, tenentini e sergenti, a presidiare il fortino
  • gli ex società civile? Quelli ci sono finchè ci sono appalti, incarichi, mazzette, banche, leggine, condonini, partecipate, affitti ed aqcuisti inconsapevoli. Se però nasano puzza di carogna diventano tutti d’emblée antiberlusconiani
Fatta la tara ci troveremo con le solite facce: il fidel promotor-club-squadrista buono per ogni occasione. L'importante è che ci sia la gnocca! si è mai vista la promozione di un prodotto tarocco senza una gnocca mezza nuda ad ammiccare?
Insomma una ronda celestina che sia aggiungerà alla già inutile ronda mista (militari e poliziotti) che cazzeggia per la città in cerca un qualche delitto da segnalare.
Questi cercheranno qualche costituzionalista (inteso come colui che sa che esiste una costituzione scritta) da purgare, metaforicamente si intende, con una sana razione di estratto di costituzione materiale (in soluzione 1% costituzione, 99% materiale di scarto) .



Il povero Duce, buon anima, si sta suicidando nella tomba per tanto offesa alle sue intuizioni.

sabato 21 agosto 2010

Aforisma bismarkiano

“Quando si dice che si è d'accordo su una cosa in linea di principio significa che non si ha la minima intenzione di metterla in pratica„

(Otto von Bismarck)

Aggiungerei


trovo molto interessante il suo punto di visto, e lo condivido...

venerdì 20 agosto 2010

Il berlusconismo... ed ora la nuova destra! a tempo debito

Sembra che non cia sia mai fine al capetto della certosa. E non deve esserci fine prima che una vera destra non si sia radicata e strutturata in Italia. Bisogna andare al sistema uninominale secco all'inglese, o se proprio vogliamo essere buoni alla neozelandese o australiana. Bisogna che il pessimo governo del compratore in saldo di ville nobili, finisca il suo mandato e lo finisca malamente, crolli sotto il peso della sua incapacità politica e imprenditorale del suo maggiore azionista, o meglio del suo monopolista. Questo bisogna sperare. FF sta minando lentamente e inesorabilmente le fondamenta del potere del acquisitore di centinaia di ettari di macchia mediterranea trasformata in disneland del sesso, perchè grida il re è nudo (e la politica è coperta di merda).


Non è una questione politica:adesso, è una scelta di libertà
di Filippo Rossi


Eravamo convinti che fosse un semplice dibattito politico, il confronto tra due idee di centrodestra. Eravamo convinti che si trattasse di un normale dialogo tra idee diverse, opzioni diverse, leadership complementari. Eravamo sinceramente convinti che tutto potesse scorrere tranquillamente nei canali della democrazia interna a un partito. Era una sicurezza che derivava da una certezza cresciuta negli anni: Berlusconi non era il Caimano descritto dagli antiberlusconiani di professione; Berlusconi era un leader atipico ma liberale; Berlusconi non era uno da "editti bulgari"; certo, Berlusconi aveva tante questioni personali e aziendali (quante se ne potrebbero elencare) ma era comunque un leader con una sogno, una lucida follia; Berlusconi, insomma, non era come lo descrivevano i suoi nemici. Ed é in base a queste certezze che lo abbiamo difeso per anni, sperando nella sua capacità di spiccare il volo e diventare un grande politico, uno statista.Adesso è cambiato tutto e niente sarà più come prima. Perché nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l’avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci. E, purtroppo, il pensiero corre agli eventi passati, all'editto contro Enzo Biagi, contro Daniele Luttazzi, contro Michele Santoro. Il pensiero corre ai sensi di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa. E oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c'è una risposta che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore. Eravamo convinti che tutto fosse un semplice dibattito politico. Sbagliavamo. È molto, molto di più. È una questione di civiltà. Di democrazia. E di libertà. Questioni forse più grandi di noi, che impongono una scelta difficile. Intendiamoci, tutto questo poi non impedisce la “politica”, non impedisce di assumersi la responsabilità di trovare accordi per governare il paese. Si parla d’altro. Si parla di qualcosa di più. Perché quello che abbiamo visto in questi ultimi tempi, tra documenti di espulsione e attacchi sguaiati alle istituzioni che sembrano concepite come proprietà privata e non come bene pubblico, relazioni internazionali di dubbio gusto e killeraggi mediatici, per non parlare delle questioni etiche trasformate in propaganda di partito, ecco, tutto questo dimostra che c’è una distanza culturale prima di tutto. E che la scelta, a questo punto, è se stare o meno dalla parte di una politica che si possa dire davvero laica e liberale.

19 agosto 2010