Condaghe cinguetta

mercoledì 31 gennaio 2007

adolescenti... strane bestie

è ormai qualche mese che sui giornali si legge continuamente di adolescenti vittime e carnefici di atti di teppismo. Lo fanno sapere a tutti, utilizzano telefonini e pubblicano su youtube. Cos'altro potrebbero fare?
Conosco adolescenti di tutte le età, anche vetusti 40enni, sempre armati di telefonini e pronti a pubblicare le proprie prodezze su youtube. Ma gli adolescenti, quelli veri, fanno cose da adolescenti, gli altri fanno gli adolescenti.
La differenza è il mezzo che oggi si usa per testimoniare la propria onnipotenza. Un mezzo che io non conosco e che poco comprendo che uso ma non possiedo.
Fotografarsi, filmarsi, scriversi addosso questo si l'ho fatto... ma non ho condiviso tutto questo se non con i miei amici e nemici, non ho mai considerato gli altri.
Eppure credo che gli adolescenti dividano ancora, per loro fortuna, il mondo in bianco e nero. Credo ancora che siano capaci di passioni e odio che noi adulti non siamo più in grado di sopportare, troppo impegnati al compromesso necessario per sopravvivere bene.
Allora mi chiedo perchè lo facciano, perchè abbiano necessità di condividere con degli sconosciuti, perchè abbiano bisogno di testimoniare attraverso il mezzo che nega la loro stessa onnipotenza, che omologa e confronta tutto senza gerarchie. O forse è proprio questa la sfida?
Comparire nel nulla che contiene tutto. Forse oggi la vera mondializzazione, globalizzazione sta in questo: non avere più i confini della testimonianza e per questo non individuare più i limiti della trasgressione. Se la trasgressione è il principio formativo, l'ybris la sua eccellenza, allora il dio da sfidare è ovunque e le armi da utilizzare sono quelle che lo stesso dio offre.
Armi colme di pericoli per chi, come gli adolescenti, le usa senza timore e ne apprende i segreti velocemente ma di cui non calcola le conseguenza. E' questa l'essenza dell'essere giovani, essere incoscienti, fare le cose in coscienza ma senza conoscenza.

lunedì 29 gennaio 2007

costellazione artificiale

natale...

un caro amico mi ha segnalato la sua visione del natale...

per ricambiarlo copio qui un mio vecchio editoriale:

Babbo Natale è stato bruciato nel sagrato della Cattedrale di Digione dinnanzi ai bambini dei Patronati.
Clalude Lévi Strass – Babbo Natale giustiziato, 1952

Io odio il Natale.
Odio quell’essere grasso e rosso che tutti si ostinano a chiamare Babbo Natale.
Odio le luci colorate, lo scampanellinio, i fiocchi di neve finta, gli auguri appiccicati alle vetrine dei negozi.


Odio

Odio i bambini festanti, li odio così sono inutilmente felici. Odio le loro stupide carole. Odio Rudolf il Cerbiatto.
Cantano impettiti davanti ai loro genitori, gongolanti, sorridono emozionati e lucidati per il saggio di fine anno. Li odio e odio i loro genitori. Vestiti di paiette e minigonne, con gli occhi lucidi e la telecamera il mano.

Odio

Odio i regali, odio chi mi fa regali. Sono sempre esseri inutili e stupidi. Arrivano carichi di scarti industriali dipinti color oro: mi invadono la casa di porta candele, scatoline, statuine tutti oggettini orribili. Li odio perché mi fanno gli auguri, ridono, sorridono… Perché? Cosa hanno da ridere?

Odio

Odio il cenone, il pranzone. Odio dovermi ingozzare come un’oca, odio i parenti che incitano: Mangia, mangia, mangia non hai mangiato niente, mangia!
Li odio con i loro vestiti luccicanti, i discorsi natalizi… Odio dover aspettare, ubriaco mezzanotte per saccheggiare l’albero, prima di potermene andare a casa.

Odio

Odio l’albero di Natale, è orribile cosi vestito da Drag Queen. I peggiori gusti si riversano sull’abete: lo coprono di cioccolatini, di palle colorate, ghirlande di plastica, candele, uccellini, babbi natale, fiocchi di neve… Tutto il peggio in pochi metri lineari.

Odio

Odio gli sconosciuti che ti baciano, gli impiccioni che ne approfittano per il loro terzo grado. Odio i miei peggior nemici che mi sorridono, mi danno le loro zozze mani. Andate a fare in Culo!

Vi odio tutti, soprattutto a Natale
Doctor “Scrooge” Schultes

venerdì 26 gennaio 2007

wwwcondaghe.blogspot.com

I "condaghi" durante il Medioevo della Sardegna, erano dei registri (dal greco kontàkion"= registro) sui quali i monaci delle diverse abbazie dell'isola, prendevano nota delle attività dei monasteri. Il nome di questa pagina rende perciò chiaro l'intento: questo sarà un registro aperto delle attività che durante quest'anno si svolgeranno in classe, ma anche un'opportunità per approfondire alcuni aspetti che in classe non si è avuto modo di trattare.

così scrive Antonello Piga...

a parte la classe son d'accordo con lui


mercoledì 24 gennaio 2007

Ronde Padane

Ho cercato disperatamente una qualche giustificazione, una lontana parente di questa idiozia.
Ho tentato con il più becero dei politici del secolo scorso, colui che ha inventato le camice brune scimmiottando le camice nere, colui che aveva il culto delle divise e delle sfilate para militari... nulla persino lui dava alle sue malefatte una minima spiegazione politica.
Ma le ronde padane?
Il mio amato sindaco, preoccupato assai della sua sicurezza, ma non altrettanto del cumulo di cariche e incarichi che assume in se, ha ultimamente creato il progetto sicurezza un accozzaglia di volenterosi padani disposti a perdere nottate per rendere più sicura la ridente cittadina dormitorio dove vivo. E si perchè vivo in un posto pericoloso... a sentir le sirene del leghismo non potrei uscire di casa senza correre il rischio di essere stuprato (si sa gli extracomunitari sono di bocca buona rispetto al sesso) o rapinato. Certo restare in casa non è una sicurezza perchè gli zingari (e non avete idea di quanti ce ne siano, milioni a sentire i danni che fanno) sono sempre li nascosti dietro un albero e pronti a entrarmi in casa.
Eppure il mio ridente paesello di adozione ha avuto le prime pagine per due fatti di cronaca nera, molto diversi fa loro ma con un minimo comune denominatore: i negri e gli albanesi non c'entravano.
Questi centurioni dell'orgoglio padano scorrazzano sui loro luccicanti SUV armati di telefonino, pronti immolarsi sull'altare della patria padana e in questi disposti persino a chiamare quei terroni dei carabinieri pur di denunciare la presenza di un qualche povero negro, intento a buttare la monnezza nei cassonetti differenziati.
Le ronde faranno i turni, leggo oggi sul Gazzettino, due, uno prima di mezzanotte e uno dopo, ma non diranno dove andranno. D'altronde è una cosa segreta. Pensate se i malfattori conoscessero il percorso, addio effetto sorpresa!

martedì 23 gennaio 2007

Età adulta

L'ISTAT dice che si diventa adulti a 35 anni... oddio sono adulto da solo due anni!
Come passa il tempo, mi sembra che di anni ne siano passati almeno 12.

lunedì 22 gennaio 2007

Il santo del giorno

Sant' Anastasio (Magundat)

Martire in Persia

Magundat che da suo padre Han era stato istruito nella magia, faceva parte dell'esercito persiano, incuriosito dalla fede cristiana ne volle conoscere il credo. Per questo si recò a Gerapoli. Si spostò poi a Gerusalemme ove ricevette il Battesimo assumendo il nome di Anastasio («il risorto») per indicare l' avvenuta conversione. Fu monaco per sette anni poi andò a Cesarea di Palestina allora soggetta ai persiani e là catturato e torturato. Avendo fatto parte dell'esercito si chiese al re Cosroe una decisione nei suoi riguardi. Il re rispose che se abiurava anche davanti ad una sola persona potevano lasciarlo libero, ma Anastasio rifiutò. Allora fu preso insieme a due altri compagni di cella e portato a Bethsaloen in Assiria e là fu sottoposto ad altre torture. Fu costretto ad assistere all'uccisione dei due compagni e di altri sessanta sei cristiani, alla fine fu strangolato e decapitato. Era il 628.

Tentativi attoriali- esercizi di cialtronismo

Andrea Satta è un operatore sociale, storico, educatore, antropologo, scribacchino. Dall’inconfondibile aspetto sardo, è deficitario della cadenza a causa delle molte esportazioni.

Nato in un piccolo paese, vive in un piccolo paese.

La prima esperienza teatrale la subisce a scuola durante la recita della preghiera mattutina e culmina con la prima comunione, ultimo capitolo di teatro religioso della sua vita.

Il teatro, il cinema sono, fin dall’adolescenza, compagni di vita di una grande abbuffata in cinema e teatri di provincia.

Sono degli anni ‘80 le prime esperienze di teatro di strada, con la vivace compagnia i “bambini con la barba”, di cui si auto proclama capocomico. Le maggiori imprese, sulla scia della ricerca surrealista e futurista, e dell’improvvisazione vagamente situazionista, culminano in un primo esempio di reality show di provincia: lo spettacolo “Consiglio di Istituto del Liceo Ginnasio Statale- Lista Pomi d’Ottone e Manici di Scopa” (1987).

Gli anni di università, nella Bologna degli anni 88/94, sono improntati al consumo di golouise e libri. Sono anche gli anni della formazione culturale e teatrale, dell’incontro con il teatro sperimentale di Eugenio Barba e del metodo Stanislavskij. Da sempre affascinato dal medioevo, per imperscrutabili ragioni lavorative, per molti anni si traveste da cartaio medievale e ricostruisce i laboratori “Ars Cartaria”, che girano e lavorano nelle maggiori feste medievali d’Italia.

Sono anni (1997/99) in cui il fulmine del medioevo lo porta a curare allestimenti teatrali di cene e spettacoli, a scrivere e adattare testi antichi per una piccola, ma affascinate, compagnia di giovani attori del Teatro Bon di Colugna di Udine. Saranno Cecco Angiolieri e Folgore da San Giminiano gli autori rivisitati.

In un continuo lavoro di invenzione e apprendimento ha giocato con centinaia di bambini, accompagnandoli nella rappresentazione di se, un po’ come pareva a loro. Questo ha prodotto esilaranti spettacoli, workshop aperti e giochi cooperativi con molta soddisfazione personale, non adeguatamente ripagata.

L’arrivo del nuovo millennio cambia rotta agli interessi e, per piacere e mestiere, partecipa a performance di scrittura creativa, creando il personaggio del “Commissario Manca”, a corsi di dizione e di commedia dell’arte (curati e seguiti dalla Scuola Sperimentale dell’Attore), a un corso di acrobatica (con il mastro Roberto Magro).

Con Barba nel cuore, e sulla faccia, ha interpretato un cattivo “mafioso” senza grande sforzo a dire il vero, nel film 64bitMaffia del regista d’avanguardia Max Piva, ottenendo una performance perfetta nella parte del morto. Si può tranquillamente dire che recita meglio da morto che da vivo.

domenica 21 gennaio 2007

il silenzio è d'oro

12.09.06 Joensuu, Nord Karelia

il silenzio è d'oro, almeno così pare in questo paese.
Tutti sussurrano, nessuno grida.

capisco perchè si suicidano.

Grazie Fini

è curioso che l’unica promessa che questa maggioranza ha mantenuto, in tutte le sue parti e non arraffazzonata e spacciata come le altre, sia quella del fascista Fini. Evidentemente è l’unico uomo di governo degno di stima, e di rispetto, che ha mantenuto il suo personale patto con i suoi elettori. Certo non si può dire lo stesso degli altri, a partire da bossi con al sua ridicola devoluscion.
Devo dire che nella tristezza che questa notizia provoca, sono contento.
Sono contento perchè è la vittoria nel centro destra di una politica, di una legge non ad personam ma una legge specchio del suo promotore, del suo partito, dei suoi elettori, una legge profondamente sociale (nel senso fascista ma pur sempre sociale), una legge etica da parte di una persona che crede nello stato etico.
Io non credo nello stato etico, ma nello stato minimo, ma rispetto chi credendoci si adopera per attuarlo.
So che ciò vorrà dire qualche preoccupazione in più, ma sono anche abbastanza vecchio da ricordarmi cos’era prima del referendum sulla modica quantità... e come tutti noi sappiamo il proibizionismo è inattuale e inattuabile.
Insomma magari ci fossero stati in italia 5 anni di stato fascista, finiano, democratico e conservatore almeno avremmo avuto qualcosa contro cui combattere, qualcosa a cui contrapporre una diversa visone politica del mondo dell’italia, più liberale, più libertaria, più socialista... ma abbiamo avuto 5 anni di berlusconi e nonostante fini sono stati 5 anni di non politica, di giustizialismo, economicismo, personalismo.
L’unica cosa di cui mi dispiaccio sinceramente è che fini, e tutti noi, sia stato privato del confronto democratico sulla natura della scelta proibizionista, dagli orribili calcoli elettorali di napoleonberluscon, e si sia adottata la pessima tecnica parlamentare del decreto omnibus e della fiducia, Ma si sà a berlusconi piacciono solo le proprie di parole e non può perdere tempo con una questione di tale importanza sociale.

A volte viene voglia di votare Fini che almeno ha un’idea di stato.

07/02/2006

Lettera agli amichetti dell’e-bay dipendenza

Si vede che sono in vacanza...

allora so che voi, cari amichetti, mi tempestate di strabilianti proposte da e-bay... rompighiaccio, case gallegianti, mig, prosciutti, i-pod, porta ipod, appoggia ipod, sposta i pod, sintonizza ipod. Ve ne ringrazio dal mio più profondo spirito antropologico, la mia coscienza sociologica vi sarà sempre grata e non vi chiedo di smettere.
Io ho, con una certa ritrosia, affrontato il mezzo e non ne ho, sinceramente, apprezzato la varietà. Le poche volte, lo ammetto, che ho cercato di comprare qualcosa non l’ho trovata, o ne ho trovato le copie tarocche a pagamento. Dico tanto vale fare gli hacker fino in fondo e scaricarsele gratuitamente con un buon mulo. Mi son sempre detto sarò io che non comprendo le potenzialità del mezzo! Me tapino ancora legato all’era pre e-bay dove le cose per comprarle si dovevano toccare, pagare e portare a casa in un’unica soluzione! Retrogrado, mi son detto!
e poi c’è la questione finanziaria... e-bay è conveniente, di più le robe te le tirano dietro, sembrerebbe! Sarà ma a me sta storia di dover aspettare sei giorni per avere un’oggetto che in due ore (contando gli spostamenti si intende) posso avere in un accogliente negozio non mi convince. Poi i costi di spedizione... è mai possibile che un’oggetto costi meno di quello si spende per riceverlo? Il buon Adam Smith si sta rivoltando nella tomba, per non parlare di Marx, non groucho ma Karl.
A volte ho cercato cose che credevo semplici, che so dei libri da poco fuori catalogo, una Leica in buone condizioni, insomma cose che solo un privato poteva offrirmi, puntualmente i prezzi erano peggio del peggior rigattiere del peggior mercatino dell’antiquariato del più sfigato paese di provincia. Forse cercavo male! Ho provato varie lingue, sapendo di alzare il costo di spedizione (ma guarda che furbacchioni) e per fortuna nulla!
Poi mi hanno detto che era tutta una questione di Feedback... ah! ho detto io, allora. Si tratterebbe, mi hanno spiegato, di un sistema originalissimo: più vendi, più acquisti "feedback" o volgarmente detti ritorni positivi... Mi è tornato in mente il nostro amato presidente del consiglio che ragiona un po’ così: più voti ho più diritto ho ad occupare spazio, più occupo spazio più voti ho... caspiterina così funziona il mercato! Io son liberarle mica comunista!
Ritorno al caro Luigi Einaudi, il papà di quello della casa editrice gloriosa ora in mano alla mondadori di proprietà di un tal Berlusconi:"la libertà delle minoranze di far propaganda contro la maggioranza e di cercare di diventare maggioranza". Direte che cazzo centra con i e-bay?
Ora di preciso non lo so, ma questa storia del monopolio spacciato come pratica liberale mi fa un ninin girare gli zebedei e mi par di capire che il buon e-bay sia pieno di Best Seller che visto che hanno venduto tanto sono quelli che compajono prima e quindi vendono di più e quindi affossano quelli che vendono meno che quindi compajono di meno. Mi chiedo: la qualità con questo cosa minchia ci azzecca?
Forse perchè tutti comprano cd tarocchi questi son meglio degli originali? Oppure se un negozio che vende allo stesso prezzo degli altri, si organizza una serie di feedback positivi compiacenti è garanzia di miglior qualità degli altri? Poi perchè questa pratica dell’asta? Non siamo più capaci di dare un valore agli oggetti che vendiamo o semplicemente qualche marpione di turno ha capito che si può dare come valore aggiunto ad un oggetto l’illusione di aver stabilito tu il prezzo (il tu è sia il venditore che il compratore). Ma l’unico che stabilisce il prezzo è il monopolista e-bay che oggi ha schiacciato il mercato delle aste alle sue regole e chi non è un Best Seller e-bay non esiste.
Certo tutti possono vendere... le mie mutande rigate ad esempio potrebbero aver un mercato fetish... ma serve venderle? Serve acquisire e rivendere oggetti che non si ha voglia di comprare o vendere. Quanta monnezza gira su e-bay a puro vantaggio dei pochi monopolisti che questa monnezza usano per vendere le proprie care monnezze, industriali e trovabili ovunque ma che tutti comprano su e-bay. Quanto costa distribuire ai negozi e quanto vendere e spedire su e-bay? Eppure io su e-bay un i-pod nuovo con spedizione e tutto lo pago se mi va bene quanto dal rivenditore autorizzato apple... se lo voglio usato... ma io lo voglio nuovo! (ad oggi per un ipod usato con confezione aperta da privato 400€ con un giorno abbondante ancora da puntare, prezzo nuovo di stecca dal sito apple, o da rivenditore autorizzato, 449 e mi fanno pure l’incisione gratuita! il che vuol dire che tipo alla fine risparmio 10€/20€ per un pezzo usato!?).
Oggi ho controllato su e-bay, anzi ho cercato su e-bay, un video, che non ho trovato, e poi dello stesso autore una raccolta fotografica
da ma recentemente acquisita in un antiquato negozio di libri. L’ho pagato meno (-5 €) senza contare le spese di spedizione e il tempo che avrei dovuto aspettare per riceverlo... dimenticavo il libro non era italiano ma tedesco, venduto da una bestseller francese a base d’asta esattamente uguale al prezzo di copertina, il che vuol dire che senza alcun rilancio avrei pagato 10 € in più. A ulteriore riprova della fregatura che avrei potuto prendermi, il libro nelle librerie internazionali è in sconto promozionale da parte dell’editore del 25%. Finisco con la frase che questo bestinculer mette sul suo negozio on line

LA NOSTRA SOCIETA’ E’ SPECIALIZZATA NELLA VENDITA DI LIBRI NUOVI A PREZZO RIDOTTO

Disidentità

Ero in maccchina. La radio trasmetteva continuamente in italiano, a dimostrazione che l’RDS in Austria funziona e in Italia un’po’ meno. La notizia era chiara e semplice: ragazzo sequestrato in Sardegna, a Tortolì. Come sempre mi succede, e per fortuna erano 8 anni che non mi accadeva, di fronte alla idiozia di un sequestro mi vergogno d’esser Sardo...

IL SEQUESTRO - Davide Arra, 17 anni, era ospite con alcuni amici di uno zio in una casa di Marina di Cardedu, una località turistica poco più a sud di Tortolì e Barisardo. I banditi sono entrati in azione alle 7 e 30 quando gli occupanti dell’abitazione stavano cominciando a svegliarsi. Con la minaccia delle armi hanno immobilizzato tutti e prelevato (senza alcuna esitazione, raccontano i testimoni) Davide. Allo zio i due uomini, mascherati con passamontagna, hanno lasciato un messaggio inequivocabile: la cifra richiesta per la liberazione e la località dove effettuare la consegna. Quando i rapitori si sono allontanati l’uomo ha avvisato il fratello che da Lanusei ha subito raggiunto Tortolì.

e dovrebbero vergognarsi tutti i sardi... altro che identità!
Ora diranno, li conosco i sardi, che si è trattato di un sequestro lampo, che alla fine al direttore di banca i soldi non gli mancavano, che non si può generalizzare, che in Sardegna non c’è lavoro, che son stati s’istranzos (che so di Baunei invece che di Tertenia o di Barisardo). Insomma si farà finta che sia stata una "piccola cosa".
Adesso per colpa di questi delinquenti di bassa lega, codardi e incapaci, ci ritroveremo in un baratro che i sardi ben conoscono: posti di blocco, controlli inutili, giornali pietistici e cosa peggiore il rinfocolarsi del pregiudizio mai sopito della razza delinquente.
Son pessimista e non amo la riduzione a "piccola cosa" dei sequestri andati a buon fine (per il sequestrato e non per il sequestratore). I sardi devono imparare a distringure al Balentia dalla Codardia... i sequestratori son codardi ladri di uomini, i balenti son gli onestuomini che cercano di salvar l’isola dal declino e non i ladruncoli d’'anime e libertà.

Andria

24/08/2005

L'ipocrita

Berlusconi dixit

«Credo che tutti preferiscano avere in circolazione tre truffatori, o anche un omicida, piuttosto che sentirci tutti prigionieri del Grande fratello che ci sorveglia e ci può ricattare».


e il Pacchetto pisanu chi l’approvato?

Berlusconi dixit 2

«Ho ultimato il ddl che presenterò al primo Consiglio dei ministri per il divieto di intercettazioni telefoniche salvo che per le indagini di mafia e terrorismo»

ecco chi l’ha approvato! Quindi due pesi e due misure o se si preferisce la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale. Insomma la solita ipocrita distinzione all’italiana, pro domo sua.
Il mio telefono, che non son truffatore ne immobiliarista sarà controllato, quello dei "truffatori, poverini" no. Perchè? Perchè io potrei come dice pisanu essere un pericoloso Terrorista (non si sa mai al mondo) mentre un truffatore è solo un truffatore e non sarà mai un terrorista (a logica berusconiana, ovviamente).

Ti prego presidente del consiglio vai un po’ in ferie!

18/08/2005

mia zia è un kamikaze

Se fosse ancora viva, buon anima, sarebbe stata costretta a rimanere in casa. Perchè a uscire così tutta di nero vestita, con il velo in testa e la faccia mezza coperta dal fazzoletto legato, sarebbe incorsa nelle leggi del suo conterraneo Pisanu. Si perchè mia Zia a messa ci andava così tutte le mattina, da pia donna quel’era. Oggi la prenderebbero per una pericolosa terrorista imbottita di tritolo, invece di caramelle Rossana come era solita essere. Si beccherebbe due anni, se un sindaco imbecille, come ce ne son tanti, ordinasse a zelanti e imbarazzati vigili di identificarla...

Ello, non mi connosches!
Ehia, Zia Peppeda, su sindacu lo cheret!

Per fortuna è morta prima e oggi col velo vanno in giro solo i kamikazze jidahisti imbottiti di tritolo... anche quelli che sembrano normali donne a far la spesa con i bambini! Chiedete alla Fallaci, buon anima pure lei, se non ci credete.

Il Ponte di Messina

Le grandi opere non sono di per se sbagliate, sono anzi sacrosante se portano innovazione, progresso, indipendenza economica. Senza sforzi colossali come la costruzione delle grandi linee di comuncazione oggi probabilmente non avremmo la possibilità di muoverci, di conoscere...
Eppure il ponte di messina non corrisponde a questo. Lo dico da isolano, l’altra isola vabbè, che per raggiungere la propria terra impiegava 24 ore... si partiva alle 8 di mattina e si arrivava alle 9 del giorno dopo. Questo accadeva non molti anni fa, accadeva non più di dieci anni fa. Certo si poteva scegliere l’aereo ma costava troppo (andare in sardegna è costato per anni più che andare a londra o parigi... il tutto prima delle low cost) con la cifra che avrei speso per un volo di linea alloggiavo (cosa che ho fatto) per una settimana in provenza, raggiungibile in macchina con un terzo delle ore previste per andare in patria.
Oggi le cose sono cambiate non certo per volontà del governo o per la costruzione di immense opere di collegamento, ma grazie alla nascita delle linee (marittime prima e aere dopo) private a basso costo che pur di accapparrarsi turisti (ma anche sardi che pensate) hanno abbassato i costi, aumentato le corse, i collegamenti e diminuito le ore di viaggio. Oggi se ho fretta parto da casa alle 8 di mattina e sono in sardegna alle 11 (compresi spostamenti per raggiungere l’aereoporto) e spendo quanto avrei speso di autostrada per raggiungere il primo vecchio aereoporto con aerei "di linea".
Insomma a chi serve il ponte che fra 10 anni sarà finito (e con i tempi italici sarebbe già un successo) che bloccherà per anni le attività turistiche e logistiche della zona interessata dai lavori, che assorbirà tutte le risorse finanziarie disponibili per le infrastrutture della calabria e della sicilia. Farà aumentare il turismo? ma quale turismo? quello delle auto in coda per un buco su spiagge ultraaffollate, quello dei camper pieni generi alimentari che non spendono un centesimo nei ristoranti della zona, quello dei vacanzieri "una settimana tutto pagato in villaggio"... sarà ancora conveniente un turismo di massa (non me ne voglia quel cazzone di tremonti venditore di spiagge non sue) in sicilia, in calabria, in sardegna, in puglia, in campania, in romagna quando andare ai caraibi, alle maldive, a sharm, a goa o dove minchia vi pare costerà come un pieno di benzina. Già oggi andare alle maldive o a Sharm costa assai meno che andare in un pari grado villaggio italiano. Si dirà ma l’italia è più bella! E chi se ne frega! Questi vogliono andare al mare, lumare gli animatori e trombare un/a locale disponibile... Io credo che nessuna delle tre prerogative sia esclusiva dell’italia e sopratutto l’ultima tende ad essere poco praticabile.
Insomma prima di rovinare definitivamente le nostre regioni con mastodonti in cemento sarebbe il caso di pensare al futuro e alla salvaguardia di ciò che abbiamo.
Lo sviluppo della sicilia è al sud e non certo al nord, guarda l’africa non certo la marcescente economia nordeuropea. Se proprio si deve fare un ponte (metaforico) colleghiamo la sicilia al resto del mediterraneo spostiamo l’eurocentro da nord a sud, da francoforte a Catania...
Il ponte è un opera coloniale di un’italia al collasso e che spera di continuare a tenere legato al sottosviluppo le regioni meridionali che altrimenti farebbero terribile concorrenza a lombardia, veneto e via dicendo. Non a caso la lega e berlusconi, pur di far star zitti i terroni, gli hanno riconcesso l’elemosina chiamata "cassa del mezzogiorno" e gli costruiscono un’altra bella cattedrale nel deserto, dopo gela, ottana, pozzuoli, melfi...
Spero che dopo anni di sottosviluppo economico e di sottomissione imprenditoriale il sud comprenda che il destino è nelle sue mani (a partire dalle urne) e non in quelle dei costruttori di ponti.

Conosco le differenze fra sardegna e sicilia. So anche la differenza fra viaggiare 2 ore in macchina e 10 sulla salernoreggiocalabria.
Questo è uno dei motivi per cui non userei un centesimo per costruire un ponte inutile. Il sistema viario meridionale è stato costruito per limitare lo sviluppo del sud, per spostare su gomma e su strade pessime tutto il potenziale produttivo siculo e calabro. Perchè? perchè è assai più facile elargire finanziamenti a pioggia e costruire fabbriche inutili che potenziare l’imprenditorialità locale. Che senso ha pensare al trasporto della produzione agroalimentare su gomma per la spedizione alle industrie conserviere emiliane (dove pensate che facciano i succhi di frutta, i pelati, le conserve, le scatolette varie)? Meglio accedere ai fondi europei per distruggere tonnellate su tonnellate di pomodori, arance e via dicendo... è andato così per decenni. Se gli stessi fondi li avessero (un tot al chilo) usati per sistemare le strade, per potenziare la ferrovia (ad un binario solo spesso e volentieri) per potenziare la navigazione marittima sotto costa, per il trasporto aereo di prodotti ad alta qualità non sarebbe stato meglio?
Da quanti anni vedete in giro negozi di specialità meridionali al nord? 5, 10 anni? e gli altri 30 anni dove son finiti? Non esisteva il vino siciliano, le conserve pugliesi, l’olio calabrese... chi lo beveva? Oggi è facile, con i rubinetti europei chiusi, sostenere "l’imprenditoria meridionale di qualità" ma per 50 anni gli stessi che oggi vogliono il ponte per "aumentare la capacità di trasporto delle merci siciliane" facevano arrivare i soldi per distruggere aranceti, e al loro posto costruire "fabbriche e autostrade".
Infine torno al turismo e a quel cazzone di Tremonti. Io odio le spiagge in concessione. Odio dover camminare per ore per trovare un buco dove mettere il mio asciugamano, non sopporto le file di ombrelloni. Mi si dirà che questo porta soldi... sarà anche vero ma nel resto del mondo non è così. Copacabana è una spiaggia libera, così le spiagge della florida e della california, dellle hawai e dell’australia... non mi sembrano dei poveracci incapaci di gestire il turismo. Sono belle piene di obrelloni in fila le spiagge dei villaggi turistici... ma quelli li potresti fare anche sulla luna (leggetevi il neuromante) e sarebbe lo stesso... d’altronde a dubai stanno costruendo un isola a forma di palma per metterci i turisti!
Se il buon Tremonti (che magari in vacanza però ci va nello yacht di berlusca a smerdare di cherosene l’isola di budelli) pensasse a incentivare l’albergo diffuso, a controllare la qualità dei servizi offerti nei paesi costieri (farmacie, poste, musei, ristoranti, strade comunali, illuminazione decorosa, manifestazioni culturali, guardia medica, servizi antincendio, vigilanza notturna, bagnini preparati, affitto biciclette, mezzi pubblici efficenti...) forse la gente invece di andare a sharm andrebbe da un altra parte e ci tornerebbe, magari fuori stagione, con calma d’inverno, per un fine settimana in aereo e non per 15 giorni ad agosto con la macchina carica di vettovaglie per non rischiare di essere fregati in ogni market che si incontra, magari invece che code di 10 ore per un imbarco si potrebbe avere un flusso che dura 10 mesi e che porta lavoro e soldi tutto l’anno e non dal 15 luglio al 15 agosto, in cui la "mission" aziendale è: spenna il turista finchè puoi che poi ci devi vivere 10 mesi con quei soldi.
Per fortuna non tutti pensano come Tremonti e credono che il bene primario per lo sviluppo del sud non sia lo sfruttamento intensivo ma la conservazione e la valorizzazione del territorio dei suoi giacimenti culturali, naturali, ambientali, gastronomici, altro che concessioni... ci vogliono guide turistiche rispettose e preparate, ci vogliono giovani che ai maluducati che buttano la monnezza in spiagga li denuncino, che ai gommonauti che accendono il motore a tre centimetri dalla mia faccia gli sequestrino il mezzo. Altro che valtur!

Le arance arrivavano dalla spagna (il cui sistema di trasporti non era certo all’avanguardia) solo perchè noi eravamo troppo preoccupati a distruggere arance per tenere il prezzo alto e nello stesso tempo beccare i fondi europei. Le strade per far giungere i prodotti dalla spagna (ma oggi dal cile, dal sud africa, dall’australia) c’erano e ci sono, così come c’erano e ci sono anche oggi per la sicilia. Il problema è che era ed è più conveniente l’elemosina statale. Lo stato sono i governi regionali che per decenni i siciliani hanno votato e tollerato, più assicuravano sovvenzioni meglio era. Non mi interessa ora fare un’accusa all’elettorato (oggi siamo ancora in mano a un napoleone di arcore per colpa nostra, di elettori) ma non mi piacciono i piagnistei noi/loro. Quelle famiglie che si dice "salvate dai fondi" sono state ancorate a decenni di sottosviluppo a logiche di iperproduzione da distruggere, allontanati dai circuti virtuosi di qualità per sopravvivere con un tot al chilo. Conosco cosa significa vivere di terra e ricordo nitidamente frutteti strabilianti distrutti perchè quell’anno la cee pagava bene la distruzione dei mandorli piuttosto che la vite. La soluzione non era (ed oggi lo si capisce) tanto e in massa ma poco e ben fatto. La soluzione non era distruggere frutteti o frutta ma trasformare la produzione in prodotti di ottima qualità e di bassa redditività, e quindi di alto costo. Questo è quello che per primo viticultura e olivocultura stanno facendo proprio in sicilia.
si dice che 30 anni fa la scolarizzazione era bassa, ma ricordo che la sicilia ha uno dei tassi più alti di laureati, che il pubblico impiego (che aveva bisogno di laureati) ha fatto man bassa di siciliani e che le regioni dove la scolarità è bassa e l’accesso al lavoro inizia dopo la terza media sono le regioni del nordest (qui si che c’è il problema di mancanza di laureati o meglio c’era). Se si guardano le quantità di imprenditori di origine meridionale e di manager d’azienda la visione potrebbe cambiare. Comunque non servono corsi di marketing ma coscienza politica e volontà di cambiamento. E a me sembra che questa ci sia, nonostante tutto. Infine le fabbriche... Se sono aperte è solo per calcoli elettorali e non certo economici, quando cambierà il vento, le fabbriche chiuderanno e vi regaleranno un altro po’ di lavori socialmente utili. Elemosina, sempre elemosina è.
Dico queste cose e mi accaloro perchè non sopporto la prepotenza di chi illude una regione, di chi accampa scuse per la sua incapacità politica. Siate fieri di essere siciliani e non ascoltate le sirene del ponte o di qualsiasi altra inutile cattedrale.

W benedetto XVI abbasso GP II

Sinceramente non capisco molte cose.
Non capisco perchè dovrei provare dolore per la morte di Karol Wojtila piu di quanto ne provi per la morte di un qualsiasi essere umano. Seconda cosa che non capisco è perchè dovrei moderare il mio linguaggio, in quanto autore, di fronte alla morte di un capo di stato straniero. Terza cosa non capisco perchè dovrei rispettare la sofferenza del cardinale di Roma più di quanto rispetti la sofferenza di Terry Schiavo (tanto per fare un esempio di tortura "cattolica").
Non capisco ancora perchè in uno stato laico ci si debba dichiarare non credente, non fedele, non cattolico prima di parlare del papa. Non capisco perchè io domani dovrei partecipare al lutto nazionale di tre giorni per la morte di un capo di stato straniero. Non capisco perchè di fronte alle elezioni amministrative che coinvolgono 41 milioni di miei concittadini devo sentire per tutto il giorno, invece che informazioni politiche, necrologi per un cittadino polacco.
Non capisco perchè sia necessario citare i vangeli, apocrifi e non, per giustificare affermazioni di laicismo o di fede.
Non capisco di che rispetto si parli di fronte ad uno degli uomini più potenti del mondo che per 26 anni ha influenzato in senso clericale e cattolico la politica italiana e internazionale. E’ lo stesso rispetto che nessuno ha richiesto per uomini come Bush, Putin, Berlusconi, Sharon, Arafat, Saddam Hussein anch’essi capi di stato in grado di modificare andamenti di politica nazionale e internazionale. Non capisco perchè di fronte alla teocrazia Vaticana tutti ci si commuova e di fronte alla teocrazia Iraniana tutti si inorridisca, sempre di teocrazia si tratta.
Non capisco perchè chi si ritiene cattolico (e non altre definizioni morbide: non credente, fedele... o si è cattolici, e per forza credenti, o non lo si è) debba costringere chi non lo è ad un dolore che tocca solo la sua fede.
Non capisco, per finire, perchè dovrei distinguere fra il papa "persona" e il papa "apostolo in terra" e quello "capo di stato" io giudico il papa per quello che ha fatto, per quello che rappresenta e per quello che governa... ed il mio personalissimo giudizio non è positivo in tutti i casi.

Io invece sulla personalità e sul carisma di Papa Wojtyla vorrei discutere. Tutto sommato del circo mediatico costruito intorno a GP II mi interessa poco, mi disturba assai, ma so come difendermi... Mi pare invece incomprensibile che oggi nessuno alzi il velo dell’ipocrisia e che nessuno affronti i temi che hanno caratterizzato questi 26 anni di papato. Io ricordo lucidamente il giorno delle elezioni del papa polacco, ricordo perfettamente l’attentato del turco agcià (non ricordo mai come cacchio si scrive) e ricordo le encicliche, i viaggi pastorali, le giornate dei giovani, le visite ai parlamenti, il nuovo concordato...
Questo papa ha fatto tornare indietro il papato ad una posizione preunitaria, ad un’ingerenza del papato sulla vita dello stato che rasenta il potere temporale. Se c’è una cosa che il risorgimento italico (che io personalmente considero una sconfitta per come ha portato alla formazione di uno stato nazionale unitario e non federale, una monarchia e non una repubblica) ha avuto il merito di fare è stato di sconfiggere il potere temporale del papa ed evidenziare il conflitto stato e chiesa che, purtroppo, il fascismo ha nuovamente asservito al papato con il concordato del 1929.
Questo papa usando la nuova politica dell’ingerenza internazionale (la stessa di Bush per capirsi) ha riposizionato il papato in una posizione di potere temporale che per fortuna non si vedeva da quasi 2 secoli. Ha influenzato decisioni politiche che spettano solo allo stato e non alla chiesa, ha insinuato nei parlamenti europei, e in quelli dei nuovi paesi post comunisti e nei paesi latino americani, una posizione di "tradizione cattolica" che a fatica tre secoli di rivoluzioni borghesi avevano cercato di tenere sedata.
Oggi nessun parlamento ragiona di Bioetica, di controllo delle nascite, di educazione sessuale, di diritti delle donne, di ingerenza umanitaria, di eutanasia, di scuola senza prima sentire l’"opinione del papa".
Per me questa è una cocente sconfitta della democrazia, dello stato moderno, del rispetto interreligioso, del laicismo...
Non credo che ci sia nulla di cui dispiacerrsi se con il nuovo papa questo "indirizzo di fede" non funzioni più.

sono contento, sono contento sia tornato ad essere conservatore, antimodernista, ortodosso. Lo sono perchè voglio una chiesa che si occupi dei suo fedeli. Sono stanco di una chiesa moderna e modernista che mette becco in ogni cosa e si impiccia delle decisioni dello stato laico. La chiesa detti regole ai suoi fedeli non a tutti i cittadini.
Sono felicemente antimodernista.

Che i parlamentari cattolici votino secondo coscienza è un loro diritto, che il papa lanci anatemi contro i miscredenti e gli eretici è un suo dovere, che il vaticano si comporti da stato è una sua prerogativa. Ma lo stesso vale per i parlamentari non cattolici, ovvero che votino secondo coscienza, lo stesso vale per qualsiasi capo religioso, che richiami i propri fedeli al rispetto della fede, lo stesso vale per tutti gli stati, di comportarsi da stato. Quello che io spero è che questo papa sia "evangelico" e rispetti il dettame "date a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare".
Che Benedetto XVI sia un conservatore è l’essenza del cattolicesimo. Che sia un antiabortista, omofobico, anticontraccettivo è, finalmente, palese. Lo era anche il vostro amato GP II ma si nascondeva dietro una ipocrisia "giovanilistica" francamente intollerabile, si celava dietro un "buonismo" nauseabondo, si insinuava in un subdolo "dialogo interelligioso". Il buon Ratzingher è un’onesto cattolico. Speriamo che apra gli occhi a tanti "cattolici non praticanti, un po’ fedeli ma non troppo, credo si ma a modo mio, son cattolico ma mi piace il budha..." che il cattolicesimo è altro, che ha regole e dogmi ben precisi, che ordina ai propri fedeli l’osservanza delle regole e non una fede a intermittenza. Se molti pseudo cattolici perderanno la fede vorrà dire che non l’avevano tanto salda... ben per loro, ben per noi.

eutanasia

Per me parlare d’eutanasia non è facile. Ho sempre una terribile paura di cadere nel banale. Eppure l’eutanasia è un argomento che mi ha sempre toccato profondamente.
Fa parte di quella sfera individuale che fatico a vedere normalizzata, resa legge o norma. Si tratta del nostro corpo, della nostra vita biologica, ovvero della l’unica vita di cui abbiamo certezza oltre la fede. Per questo non credo che l’eutanasia si possa e si debba ridurre ad un problema giuridico. Morire è per alcuni rinascere a nuova, miglior vita, per altri è semplicemente una trasformazione organica di elementi chimici, per altri è un imperscrutabile mistero, per altri ancora il termine della propria coscienza e tanto basta per dire che è il termine della propria vita, ed io sono fra questi, il resto se c’è non mi riguarda più.
Ora se morire è un dovere, morire come meglio si crede è un diritto. Altrimenti che senso avrebbe la medicina o la stessa fede religiosa? Ma se l’uomo perde la propria dignità, la propria coscienza e si trasforma in essere privo di vita (intendendo con vita non il mero forzoso battito del cuore, ma il pensiero, il sentimento) allora che diritto abbiamo noi società di impedirgli di morire. Se il dolore è talmente insopportabile da rendere la vita senza speranza che diritto abbiamo di costringere un uomo al dolore fine a se stesso? Non tutti crediamo che la sofferenza in terra sia il fio da pagare per la beatitudine eterna, chi ci crede soffra pure, ma chi come me crede che l’eterno sia un inutile esercizio di astrazione di fronte alla brevità della nostra vita, deve poter decidere della propria esistenza come e quando meglio crede.
Chi sceglie l’eutanasia è perche ha vissuto una vita piena e non come spesso si crede perchè dalla vita non ha avuto nulla. Vuole morire così come ha vissuto con dignità, coraggio e responsabilità. Purtroppo spesso la nostra storia finisce con atroci e dolorose malattie che ci trasformano a volte in esseri totalmente lontani da ciò che eravamo, ed il dolore più grande è la consapevolezza che in quell’occasione saremo soli e incapaci di ucciderci, saremo in balia di leggi che ci tengono attaccati a respiratori, a preti che ci promettono vita eterna, a medici codardi che pur senza speranza ci innaffiano come fiori recisi, vivi per qualche inutile giorno e poi lentamente appassiti, maleodoranti, senza possibilità di tornare a vivere.
Che eutanasia sia, che civiltà sia.

Illiberare

Berlusconi è un illiberale e come tale non accetta il giudizio dei suoi pari. Il problema è che il giudizio politico e quello giudiziario siano separati. la magistratura ha un atteggiamneto politico nei confronti del imputato berlusconi e questo falsa il giudizio. D’altra parte un cittadino ha il dovere di dimostrare la sua innocenza e non può sottrarsi al giudizio di un tribunale equo. Se il giudizio politico continua ad intrecciarsi con quello giudiziario il conflitto di interesse non verrà risolto. L’anti trust e la legge sul conflitto di interessi sono una garanzia per tutti i cittadini e sopratutto per il proprietario di mezzi di comunicazione o di industrie di interesse nazionale di potersi dedicare alla vita pubblica in modo limpido. Per questo Berlusconi non si sottoporrà al giudizio ne perderà il controlo del suo impero. Perchè per lui stato ed economia sono la stessa cosa, per lui potere economico e politico sono la stessa cosa. Come per qualsiasi dittatore.

(non) violenza

Non sarò certo io a dire che la violenza sia inutile... da vero non-violento so che proprio l’accettazzione e la esasperazione della violenza porta alla pratica del satyagraha, ovvero della "implacabile ricerca della verità, la determinazione a raggiungere la verità".
Ma per continuare a citare il mahatma, e usando con una certa libertà le sue parole "la disobbedienza [ed io aggiungo arbitrariamente: il contrasto,,la discussione], per essere civile, deve essere sincera, rispettosa, mai provocatoria, deve basarsi su qualche principio assimilato con chiarezza, non deve essere capricciosa e, soprattutto, non deve precedere da alcuna malevolenza od odio."
Concludo con un’illuminante, come protrebbe essere il contrario, definitiva citazione gandhiana:
"la vittoria è impossibile, finchè non si sia in grado di mantenere la calma anche di fronte alla più grave provocazione. La calma sotto tiro è una qualità indispensabile per un soldato. Un non-collaboratore non è nessuno, se non riesce a restare calmo e imperturbato sotto il fuoco intenso della provocazione."

Guido Morselli

«Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato, la mia vita si è svolta nella identica maniera. Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla. Sono stato egoista sino a dimenticarmi dell’esistenza degli altri; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho amato, sino a dimenticarmi di me stesso; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato; ho fatto del male, non sono stato punito. – Tutto è ugualmente inutile».
(Guido Morselli, Diario, 6 novembre 1959)

La lega ha vinto... W la lega

chi sa come la penso sa che ritengo la lega l’assassina del federalismo e con la stessa fiducia spero che dia il il colpo di grazia al governo Berlusconi.
La sconfitta di FI alle europee e quella alle amministrative non farà cadere il governo e questo è un bene: questo orribile governo deve finire la legislatura e dimostrare all’Italia la sua assoluta incapacità di mantenere le promesse. Senza se e senza ma.
Oggi comandare per il cav. è ancora più difficile e con una maggionaza interna, di FI, sempre più ridimensionata la sua forza di decisone autoritaria è ridotta al minimo. Ora gli tocca rispettare le promesse, cosa che non è in grado di fare.

20/06/2004

W la biblioteca

Conoscevo il servizio e lo trovo estremamente carente dal punto di vista archivistico. Non conosco il sistema americano ma ho l’impressione che la Biblioteca del Congresso o altre istituzioni Usa abbiano già da tempo archiviato la produzione web degli ultimi anni. Il problema dell’archiviazione non è un mero capriccio di Urbani (faccio qui l’inciso: ovviamente la legge italiana è fatta con i piedi e non risolverà nulla, senza considerare che demanda agli utenti finale un compito che dovrebbe avere lo stato e che, come al solito, condisce tutto con sanzioni inapplicabili e stratosferiche. Chiuso l’inciso) ma è un compito, un dovere di un’istituzione nazionale. La biblioteca centrale di Firenze è dall’unità d’Italia la custode di tutto quello che l’Italia ha prodotto dal punto di vista bibliografico. A che serve? serve a tutti noi per non dimenticare cos’è la nazione in cui viviamo, che cosa ha prodotto di bello e di orrendo (più orrendo che bello, ultimamente). Alla centrale di Firenze si possono trovare tutti i testi pubblicati in Italia, riviste durate un numero, libri pubblicati in poche decine di copie, libri messi all’indice dal fascimo, libri censurati dalla chiesa e ostacolati dai vari potentati italiani... La biblioteca di Firenze ha il compito Istituzionale di prendere tutto senza deciderere ciò che è bello e ciò che è brutto. La centrale è amorale, decide che tutto ha valore e che non c’è nulla di immorale.
Ora pensare che questo concetto storico valga solo per la carta stampata è a dir poco antimoderno, semplicistico e un po’ disonesto, trovo.
Vi ricordo che proprio a causa di una legislazione carente molta (troppa) della produzione radiotelevisa della Rai è stata irrimediabilmete persa, che se non ci fosse stato il "fascistissimo" Istituto Luce oggi non avremmo nulla dell’archivio storico del ventennio, se non ci fossero stati gli archivi "politici" della resistenza e dei movimenti operai ben poco sapremmo della resistenza e delle lotte sindacali del secolo scorso, infine se non ci fosse l’archivio di Radio Radicale (che sopperisce ad un compito istituzionale) noi non avremmo mai potuto sapere quante stronzate vengono dette in parlamento, nelle commissioni, nei consigli regionali, nelle aule dei tribunale e nei congressi politici. Ora che uno stato, almeno dal punto di vista concettuale, si prenda il carico (vale l’inciso di cui sopra) dell’archiviazione di ciò che il nuovo mezzo di diffusione di massa delle informazioni produce mi sembra non solo necessario ma, nel caso Italiano, un provvedimento colpevolmente tardivo.

A coloro che credono che l’archiviazione storica (e epistemiologicamente asettica) sia lesiva delle libertà ricordo che sono solo le dittature a distruggere gli archivi e a modificare i documenti nella pretesa di modificare la storia.
Purtroppo tutto questo in Italia è un scespiriano "molto rumore per nulla", come al solito.



http://www.adnkronos.com/CyberNews/2004/Settimana20da10-05a16
-05/internet_110504.html

inciso privato

Lavorare con i bambini non ha che fare con la morte... almeno non quella fisica ma la morte sociale si. Da la netta sensazione di lottare contro i mulini a vento. è come avere il futuro davanti e sapere che puoi in qualche modo decidere come sara il mondo fra vent’anni... e un po’ dipende da te.

E se fossero già morti... rapimenti in IRAQ

e se fossero già morti?
Il silenzio stampa invocato dal più chiaccherone dei politicanti italiani, da un uomo che delle televisioni (delle sue prima di tutto) ha fatto e fa un uso smodato è ridicolo oltre che oltraggioso del più elementare diritto di cronaca. Ma il Cavalier B. a questo ci ha abituato.
La gestione della crisi irachena e in particolare della questione dei tre mercenari italiani è stata pessima, piena di fandonie patriottiche e di sproloqui da 007 televisivi.
Io non so, non posso sapere da chi e perchè i tre "addetti alla sicurezza" siano stati rapiti, nè posso sapere se esista un canale di trattativa tale da poter liberare gli ostaggi, ma so e posso sapere che per liberare degli ostaggi bisogna avere dei buoni motivi. I rapiti hanno un valore, economico o politico, hanno un prezzo.
Il prezzo che l’Italia deve pagare per riaverli è la sconfitta politica. E’ berlusconi capace di accettare una sconfitta, sà perdere?
Io credo di no.
Per questo ha già perso.
Non è in grado, perchè un pessimo politico, di trasformare una sconfitta politica in una vittoria politica. La possibilità di liberare gli ostaggi è legata alla sua capacità di perdere con i rapitori e vincere con i cittadini. Questo significa dimostrare una capacità di mediazione, di compromesso, che il suo governo non è capace di attuare. Nessuno rapisce per uccidere il suo bene, sarebbe una perdita di valore inutile e dispendiosa, rapisce per poter vendere il suo ostaggio.
Ha dei buoni motivi per pagare?
Non credo. Sa che comunque non vincerà (o meglio lo teme) le prossime elezioni e sa che liberare gli ostaggi è una partita rischiosa.
Farà finta di niente e chiederà il silenzio stampa per poter far finta di giocare in segreto.
Una partita persa a tavolino.

Addio al federalismo, quello vero

devo dire che tendo a distinguere sempre il mio giudizio politico da quello umano. E nel caso di Bossi il mio giudizio politico è pessimo, quello umano inesistente poichè non lo conosco ne lo considero un parsona con cui aver empatia, la sua malattia mi interessa esattamente come quella del signor Cannavicciuolo ricoverato alla clinica di sanremo per un ictus: non li conosco e non posso provare altro che commiserazione per chi gli amico o parente.
Dico questo per sgombrare il campo dai soliti coccodrilli mediatici che oggi fanno diventare bossi un "grande politico, in completo disaccordo con me, ma un grande politico"... per me Bossi (come l’altra B del governo) è prima di tutto un pessimo politico. Lo è perchè profondamente incoerente, populista, antidemocratico. Il suo federalismo, oggi viene detto, ha riportato in discussione un argomento tabù da Gioberti e Cattaneo in poi. Falso, falso come la peggiore delle menzogne. Solo per rimanere alla repubblica Emilio Lussu, Altiero Spinelli, per citare due nomi fra i maggiori, furono veri federalisti. !). Il manifesto diventotene pose le basi della moderna teoria del federalismo europeo , rispettoso e democratico. Ma se questo non vi bastasse, ben prima dell’arrivo del padano/celtico Bossi la questione identitaria si poneva per cinque regioni italiane (le due isole, le isole linguistiche della Vallè, del Sud Tirol e del Friul) con movimenti politici che solo un caso ( o se preferite una sottile e costante repressione e agevolazione) ha impedito che divenissero questioni nazionali come la Corsica o l’Euskadi o l’Ulster. Bene, per colpa di bossi il dibattito federalista si è appiattito, non sulle questioni di autodeterminazione o sulle questioni di volontà popolare di federalismo dei popoli europei, ma sulla trita e ritrita questione meridionale (non è cambiando il nome in questione settentrionale che le cose cambiano) con piglio postrisorgimentale, senza però avere le capacità politiche di personalità politiche come Cavour.
Ora si spacciano riformette all’italiana per federalismo, riformette che per 15 regioni italiane non cambieranno nulla ma che per 5 regioni italiane significheranno controriforma e faranno perdere anche quel poco di barlume federalista che i costituenti si videro costretti a inserire (ben inteso sotto la spinta non della buona volontà ma dei fucili di Salvatore Giuliano, delle bombe Sud Tirolesi, della Jugoslavia Titina...) nella prolissa costituzione italiana ( che dice "diritto al lavoro" ma non riconosce il diritto all’autodeterminazione dei propri popoli alloglotti.

Donne sociali

Mentre scrivevevo, ieri, ho ascoltato per alcuni lunghi minuti la radio. Parlavano, di donne, di chiacchere al femminile.
Ho pensato quanto questo fosse razzista, quanto la questione dell’appartenenza (sessuale, culturale, etnica, politica) sia preda di banalità.
Per dire che le donne ( ma si potrebbe dire di qualsiasi altra cosa) sono diverse si devono inventare categorie "speciali".
Così le donne "chiaccherano" e gli uomini "discutono", le donne si impegnano (che so magari nel sociale!), e gli uomini si sfogano (che so magari allo stadio!).
Tutto questo è terribilmente falso (io non mi svago e mi impegno nonostante non sia donna) e crea dei pregiudizi considerati positivi, ma che in realtà sono assai più insidiosi di quelli che dicono che le donne debbano stare a casa a lavare i piatti.
Perchè?
Perchè cosa rispondi a chi ti ritaglia un ruolo "prestigioso", a chi ti riconosce una "sensibilità" non comune, a chi ti "apprezza" per la tua "essenziale" capacità di "lavoro sociale"...
Di solito niente, non rispondi niente.
Dovresti rispondere: Se ti piace tanto perchè non ti schiodi dal tuo lavoro asociale e non lasci il posto a me?

...e si fanno chiamare non-violenti

La nonviolenza è una cosa seria.
Metterla in mano a dei violenti, reazionari e ortodossi è estremamente pericoloso.
Io alla manifestazione di sabato 21/03/04 non solo non ci sono andato, ma non ne condivido nemmeno le motivazioni.
Eppure c’è una cosa che realmente mi fa girare le palle: spacciare una manifestazione di violenti (organizzata da violenti e con parole d’ordine estremamente violente) per una manifestazione "pacifista" e "non Violenta" e di "disobbedienza Civile".
Non so cosa Caruso, Agnoletto, Casarini e compagnia danzante intendano con queste tre parole, ma sicuramente nulla di quello che esse significano.

Che Fassino sia stato aggredito mi tange assai poco, come non condivido la posizione degli organizzatori non condivido nemmeno quella dei DS. Sinceramente le trovo entrambe di infimo profilo politico.
La cosa che mi disturba è la protervia con cui tre nobilissimi scopi e ideali (il pacifismo, la non violenza e la disobbedienza vengano infangati da residui bellici dell’autonomia 77 e della sottocultura (e non intendo cultura underground, ma proprio cultura di livello zero) politica italiana.
L’italia è il paese del riciclo, non di quello ambientale, ma di quello politico.
Un venditore di aspirapolveri si ricicla come liberale, un comunista come socialdemocratico, un autonomo come "disobbediente", uno scuot marxista come "No global", e poi ciellini diventati santi pacifisti, le Acli (quelle che muovono miliardi di Euro in tutto il mondo) no profit... Siamo indubbiamente il paese del riciclo.

No. Non mi piace per nulla. Vedere delle manifestazioni pacifiste che inneggiano alla violenza non mi piace.
Lo dico perchè credo nella non violenza come estremo mezzo di persuasione politica, lo dico perchè credo nella pace come alternativa politica all’azione bellica...
e poi leggo di "pacifisti" che appoggiano la guerra di resistenza degli iracheni (il che può anche essere condivisibile ma certo non è pacifista appoggiare una guerra), dei "disobbedienti" che si rifiutano di farsi arrestare e pestano i polizziotti (anche questa è una scelta ma nulla ha a che fare con la disobbedienza civile), infine di non violenti che lanciano bottiglie e tirano sprangate (invece di riceverle attivamente come faceva il buon gandhi che tutto era tranne che un uomo passivo).

Insomma se questi vogliono essere "pacifisti, non violenti, disobbedienti" forse è il caso che ripassino le basi... altrimenti onestamente si tornino a chiamare con il loro nome: violenti, reazionari e ortodossi.

Madrid/New YorK/Bagdad... ancora

il governo Aznar ha sbagliato perchè non è stata l’'ETA, ma anche se fosse stata l’'ETA, comunque il suo governo sarebbe risultato incapace di garantire una soluzione al pericolo del terrorismo. Oggi ho sentito dire che la guerra in Iraq si dimostra sbagliata perchè Al queda o chi per lei ha attaccato la Spagna... Mi sembra che chi fa un’analisi geopolitica di questo tipo dimentichi che Saddam Husseini era tutto (un dittatore, un sanguinario, un pazzo) ma certo non era un fondamentalista, anzi ha combattuto per dieci anni contro il regime fondamentalista di teheran ed ha gasato e trucidato gli sciiti di bassora proprio per evitare infiltrazioni fondamentaliste nel suo paese. Che Bush abbia sostenuto che Saddam era pieno zeppo di armi chimiche che avrebbe sparso ai terroristi islamici e che il quartier generale di Alqueda fosse a Bagdad è una sua libera e falsa interpretazione... Io personalmente non c’ho mai creduto. Ritengo che instaurare regimi democratici in tutto il medio oriente sia l’unica soluzione per togliere terreno fertile ai fondamentalisti (che per inciso nulla hanno a che vedere con l’Islam), e se per questo si devono eliminare dittatori... nulla in contrario.
Ma il fondamentalismo prescinde dalle iniziative politiche di questo o quel paese, ha lo scopo di instaurarsi la dove lo stato è debole, la dove i diritti lasciano spazio alla paura (ed è per questo che l’Afganistan e l’Iraq erano e sono a rischio). Le basi del fondamentalismo stanno nella mancanza di forza dell’Islam democratico, schiacciato da 50 anni di dittature di tutti i tipi, da disparità economiche incomprensibili (sono i paesi più ricchi del mondo e hanno un tasso di alfabetizzazione ridicolo)... E questo di chi è colpa? Se volete diamo la colpa agli americani... tanto lo fanno tutti... ma se volete essere onesti dobbiamo riconoscere che molte delle icone del antiamericanismo sono e sono state dei feroci dittatori che nulla hanno fatto se non arricchirsi e mantenere il proprio popolo sottomesso e sottosviluppato.
Così è stato Saddam, Arafat, Assad, Komeini, Hussein di Giordania... Sapete quali sono i paesi islamici meno a rischio?
Quelli dove la democrazia regge, a fatica ma regge... quelli dove la laicità dello stato è un principio da mantenere. L’egitto, piano piano la Siria e la Giordania (sempre che quel tonto di Bush non debba giustificare la sua rielezione), il nuovo Iran degli studenti, il marocco, la tunisia, la Bosnia Erzegovina, la Turchia (anche se fra curdi e armeni proprio democratica non lo è stata)... tutti paesi che vengono accusati di essere filoccidentali, o che hanno tentato di mantenere un equilibrio tra spinte fondamentaliste e crescita del proprio paese.
Se dobbiamo cercare motivazioni "occidentali" alla escalation del terrorismo, dobbiamo cercarle nella nostra incapacità di riconoscere una via "islamica" alla democrazia e di aver sempre cercato interlocutori dittatori ed di aver sempre legittimato dei delinquenti lasciando fare loro quello che nessuno dei nostri democraticissimi stati avrebbe mai accetato (dal 1948 in poi al meno... Spagna, Portogallo e Grecia esclusi naturalmete).


Doctor Schultes

Madrid/New YorK/Bagdad...

Madrid/New YorK/Bagdad... io non trovo differenze... la morte è sempre morte.
Non sono convinto che ci sia differenza sostanziale fra i morti civili di una o dell’altra parte.
Ciò che trovo insopportabile di tutto ciò, del "terrorismo" come della "guerra inteliggente", è l’ipocrisia di chi non comprende, o non vuol comprenderre, il valore politico delle azioni che coinvolgono i civili.
Ritengo, e ho fin dall’inizio ritenuto, la guerra in Iraq necessaria azione politica per eliminare un dittatore (ma questo non significa che sia felice per i morti civili), ma se differenza c’è, è che la guerra convenzionale ritiene i civili morti "danni collaterali", il terrorismo (che altro non è che una tecnica di azione politica) ritiene morti civili lo scopo dell’azione stessa.
Sarà poco ma almeno le azioni militari calcolano che i civili morti non portano a buon fine un’azione militare (o rischiano di non portarla), il terrorismo invece tende a spostare il campo di battaglia in ambito prettamente civile, attaccando la dove il corpo dell’avversario è più debole.
Tornando alla Spagna ciò che mi ha colpito è lo scardinamento delle regole del terrorismo. Mi spiego.
L’ETA, così come l’IRA e in qualche modo tutto il terrorismo europeo giustificava le proprie azioni, avvertiva, rivendicava, se ne appropriava politicamente. Era un metodo di diffondere non solo il terrore, ma di acquisire contemporaneamente credibilità politica (e quindi capacità di rivendicazione e di riconoscimento della base). Ora a Madrid (ed infatti i giornali di oggi lo confermano) l’ETA non c’entra. Questo significa che il terrorismo europeo ha perso le armi e di conseguenza la credibilità politica a scapito del terrorismo fondamentalista.
Perchè, mi chiedo, il terrorismo fondamentalista non ha bisogno di rivendicare, perchè non ha bisogno di riconoscibiltà politica?
Chi vuole colpire?
Ha senso uccidere 200 persone senza urlare "SONO STATO IO"?
Purtroppo si. Perchè il fondamentalismo vive di riconoscibilità intrinseca, vive di manicheismo e non di calcolo politico: è giusto, Dio lo vuole. Non c’è bisogno di dire "lo faccio per la libertà degli Euskadi, o dell’EIRE o della Corsica o del Sud Tirol... o lo faccio per la affermazione della proletariato o per quella nazional socialismo..." basta farlo per volontà di dio.
Ciò che importa è che dio lo sappia, e che 200 morti (o 3000) sono necessari nel disegno divino.

Ora senza addentrarsi in questioni teologiche, la politica di chi coordina tali azioni è chiaramente destabilizante e conta sul fatto che i fanatici non discutono (cosa che invece fanno i terroristi politici) ed eseguono ovunque, comunque e senza calcoli di convenienza. Questo crea martiri, santi ed eroi, figure mitiche, su cui non si discute, e che fanno salire al potere dittatori.

Doctor Schultes

Il crocifisso dimenticato

(osservazione in coda alla sentenza sul crocifisso in classe- il Caso Smith)
La mia prima osservazione è l’anomalia di uno stato illiberale (quindi incapace di dividere i propri poteri) e fondato sul diritto romano ed ecclesiastico (quindi con una bassissima incidenza della giurisprudenza rispetto alla legislazione) discuta e si preoccupi di un argomento tanto fondamentale in questo modo (ovvero ricorrendo alle sentenze).
La seconda osservazione è che la proposta venga dal capo di una delle organizzazioni islamiche più discutibili e provocatrici.
Terza che la discussione riguardi il simbolo del cattolicesimo e non i rapporti fra stato e chiesa.
Ora tralasciando i dubbi di "trasparenza" di tale iniziativa (perché ora che si parla finalmente di voto ai cittadini senza distinzioni di razza e religione, e si cerca di avviare trattative con l’islam democratico?), non capisco perché si parli del crocifisso.
Che il signor smith sia un muslim è una scelta sua, che il crocifisso non debba essere presente nei locali pubblici è un diritto dei cittadini italiani, tutti.
Il problema è che i cattolici italiani (non i cinesi ad esempio) si accorgono che il crocifisso è il simbolo fondamentale della fede cristiana, solo quando un muslim si permette di dire (che altro dovrebbe dire) che il crocifisso non lo rappresenta.
Io non posso e non voglio discutere del grado di fede del signor smith o di chiunque altro in questo forum si dichiari cattolico, ma voglio discutere della sconfitta dello stato laico, della incongruenza di chi si dichiara "liberale" o peggio "laico" e si propone come crociato difensore della vera fede.
Che io o voi siate cristiani riguarda la vostra coscienza, ma non lo stato. La scuola (ma anche peggio sono i crocifissi nelle aule dei tribunali, che a me personalmente ricordano più l’inquisizione che la passio christi) sono locali pubblici senza fede, senza religione. Nessuno vuole abbattere le chiese (lo fecero i repubblicani della guerra di Spagna ed il loro eroismo è ancora rovinato da questa azione imbecille e totalitaria) ma dividere stato e chiesa (la cattolica maggioritaria per prima e tutte le altre poi) è necessario per far diventare l’Italia uno stato civile e democratico.
Ciò che non vi dicono è che il vero sopruso per il cattolico è lo svilimento della propria fede a questione simbolica, a questione di tradizione (come se si trattasse del sagra della salsiccia e non della passione di Cristo), di ridurre il tutto a questione di iconoclastia.
La fede è una cosa intima, seria, potente ed è per chi ci crede più alta e importante di qualsiasi stato.
Ritorno ai cinesi (ai cattolici cinesi) che oggi sono perseguitati da uno stato totalitario e ciò che desiderano è l’esatto contrario nostro: libera chiesa in libero stato.
Per concludere e tornare alla fonte del cristianesimo (e di conseguenza anche dell’Islamismo) ricordo che la prima affermazione di laicità dello Stato la offre Gesù Cristo: Date a Cesare quel che è di Cesare.

Legalizzare/liberalizzare

la questione legalizzazione/liberalizzazione è uno di quei topos dell’antiproibizionismo che continuiamo a trascinarci da molti anni. Sull’argomento regna sempre una notevole confusione.
Il binomio liberismo/mercato è sempre accompagnato nel dibattito dall’altro Mercato/assenza di regole.
Il secondo binomio è concettualmente errato. Il mercato o meglio l’economia di mercato ha invece regole chiare e precise, che nulla hanno a che fare con il berlusconismo o con il capitalismo italiano in genere. Il mercato italiano (ma purtroppo sempre più quello mondiale) è un mercato più vicino al comunismo che al liberalismo. E’ un economia monopolista e statalista, proprio quello che il liberismo vieta nella sue basilari regole.
Venendo alla questione Canapa legalizzare significa passare il controllo del commercio della canapa allo stato che ne detterebbe le regole secondo concetti di "convenienza sociale" e non certo secondo le regole della libera concorrenza proprie del mercato.
Liberalizzare significa affidare alla domanda e all’offerta il controllo della circolazione della merce.
Per capirci il mercato illegale attuale è viziato proprio dallo stato che con la proibizione pone un forte vincolo all’offerta della sostanza che subisce un immenso aumento di prezzo per sopperire ai rischi di un impresa criminale.
Questo non solo non limita la domanda che rimane legata a fattori di consumo indipendenti dall’offerta (il gusto del proibito, la richiesta di svago...), ma alza il prezzo in modo ingiustificato.
Dire che il mercato permetterebbe alla popolazione un’uso indiscriminato della canapa e falso, se fosse così l’alcool sarebbe fonte sicura di alcoolismo.
I minorenni che desiderano comprare sostanze continueranno a farlo sia con il mercato libero, sia con il proibizionismo sia con la legalizzazione... Nel caso della proibizione e della legalizzazione si procurerebbero la merce potenzialmente sul mercato illegale (quindi controllato dallo stato). Il mercato
legale (anch’esso controllato dallo stato) vieterebbe comunque l’accesso alla merce ai minorenni, lasciandoli nell’illegalità.
Il mercato non può impedire la libera scelta del consumatore, così come non ci riesce lo stato, ma permette di controllare in modo ferreo la transazione e stabilire regole di "convenienza sociale" che limitino lo l’accesso alle sostanze.
I consumatori (ricordate che non esiste mercato senza consumo) sono conservatori e tendono ad impedire l’accesso a sostanze da adulti ai propri figli. L’alcool è vietato ai minorenni, o almeno il suo acquisto e consumo da parte di minori è deprecato dalla maggior parte degli adulti. Questo non impedisce il consumo di alcoolici fra i giovani ma effettua sullo stesso un efficace e capillare controllo sociale (molto più efficente di quello statale sulle droge illegali).
Le esperienze di libero accesso all’eroina insegnano che il risultato che si ottiene è la completa mappatura dei tossicodipendenti e il loro inserimento e integrazione.
La liberalizzazione è il metodo più vicino alla libertà individuale (anche quella di usare e abusare del proprio corpo come meglio si creda), la legalizzazione è una forma di controllo statale della sostanza e un’obbligo di utilizzare il proprio corpo come la legge impone.

Colonialismo

Ci sono tanti pianeti, uno è Marte.
Ci sono infiniti mondi in cui uno può vivere, noi siamo destinati a vivere sulla terra.
Un pianeta su cui vivere bene, se solo volessimo.
Potremmo costruire luoghi per pensare, creare, ascoltare, parlare...
Colonizziamo la terra!

Droga permettendo

La droga non possedeva alcuna azione discriminante; non era diabolica come non era divina; scuoteva solo la porta della prigione dei miei desideri imprigionati e, come i prigionieri di Filippi quello che era chiuso dentro fuggiva fuori.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide.

Insomma si è ciò che si è, droga permettendo.

Common place Book

Common place Book= koinos topos= loci communes: raccolta di frasi o argomenti ben elaborati applicabili a vari discorsi, raccomandati agli allievi...
Insomma un luogo dove scrivere, un'po' a caso ma non sempre.

formaggio e vermi

Una volta, in un libro di filosofia, a proposito del relativismo, ho letto che noi, ad occhio nudo, non vediamo le zampe dei vermi del formaggio non è ragione per credere che i vermi non le vedano... Io sono un verme dello stesso formaggio, e vedo le zampe degli altri vermi.
Leonardo Sciascia, A ciascuno il suo, 1966

Le armi del radicalismo

Le armi non sono mai spuntate. Sono spuntati i guerrieri.
Lo sciopero della fame, che io non solo non ho mai fatto ma che non credo che mai farò, è un arma eccezionale, forte, coinvolgente incisiva. Ha però un enorme difetto, così come tutte le armi della nonviolenza, ha bisogno di visibilità. Il piagnisteo radicale sull'informazione è il nervo scoperto di questa situazione, il paradosso stesso della nonviolenza neoradicale. Senza informazione la non violenza è solo masochismo, senza azioni di lotta civile e non violenta non ci può essere informazione. E allora perchè non funziona? Si fa un'azione non violenta e subito dovrebbe scattare l'informazione... D'altronde così funziona per quegli idioti dei no global o per Micromega o per quello stalinista di Bertinotti, funziona persino per le marce filo americane... Ma per i radicali no... di chi è la colpa: del metodo o dei radicali?

Ancora Cofferati prima che sindacasse

Non sarei così drastico su Cofferati. Il sindacato italiano è quello che vogliono i lavoratori: politico, protezionista e conservatore. Sinceramente credo che un buon liberale non possa che apprezzare l'asprezza dei toni e delle posizioni reazionarie del Cinese. Di fronte ad un markettaro banalizzatore come il Berlusca ci vuole un vecchio stalinista che gliele canti e stronchi quell'orribile qualunquismo da barzellettiere che caratterizza il Silvio.
Ripeto preferisco l'intrasigenza della CGIL alle brache calate di UIL e CISL. Insomma preferisco un avversario con le palle, e gli strumenti "politici" affilati, di Cofferati ad un post/pre berlusconiano alla Angeletti...

centralismo democratico

Io credo non esista in italia neanche una sinistra sinceramente comunista, figurarsi un'alternativa azionista!
In Italia esiste unico schieramento sinistra centro, centro, centro destra... sempre centro rimane, altro che sinistra e destra.

Prima che Cofferati sindacasse

Il dialogo sindacale in Italia ha il significato di concertazione. Io non credo che un sindacato debba concertare (ai tavoli sul lavoro, per capirsi) ma debba contrattare ( con i mezzi ad esso deputati: scioperi, manifestazioni, lotte sindacali, boicottaggi...) per ottenere il meglio per i lavoratori. Non deve trovare compromessi, quello lo facciano i politici, ma tirare l’acqua al suo mulino. Intendiamoci lo stesso vale per il patronato. Il pacatismo non è una caratteristica del sindacalismo: sono forse pacate le Trade Unions, o i sindacati americani, quando s’incazzano?
Seconda questione: Cofferati sa perfettamente che al governo c’è Berlusca e si comporta di conseguenza. Da ottimo comunista e sindacalista sa che il parlamento è una cosa ma che le istanze dei lavoratori (i suoi ben inteso) sono altro. Sa che, come diceva quel socialista di Mussolini, il parlamento è un aula sorda e vuota. Fa quello che fa berlusconi, si contrappone sul suo stesso campo di battaglia: la popolarità, la audience mediatica. Ed infatti è l’unico di cui il berlusca ha paura, non bertinotto o agnoletto o rutello. Perchè gli elettori di centro destra sbeffeggiano rutelli, fassino e compagnia danzante ma di Cofferati non riescono a trovare niente di meglio che dargli del comunista? Perchè hanno paura. Perchè berlusca è sempre alla ricerca del dialogo con Cofferati, lo lusinga, dice che è lui il capo della sinistra? Perchè non riesce a governarlo.
C'è chi vorrebbe una sinistra riformatrice etc., io sinceramente mi preoccupo di più della democrazia cristiana reazionaria che ci sta governando. C'è chi dice che a Berlusconi si devono opporre idee e progetti... io dico che gli si deve fare le pulci su ogni parola detta, che si deve iniziare a fare opposizione con le palle, bloccare ogni singolo comma della maggioranza, niente accordi con il nemico si direbbe in un film western, ha firmato un patto con gli italiani? Bene lo rispetti senza seghe sull’11 settembre o la guerra in Israele o il buco di bilancio. Ha fallito (come è evidente) allora fuori dalle palle. La sinistra è almeno 60 anni che progetta e idealizza ma l’opposizione a quando?
Cofferati fa risaltare la sinistra reazionaria? Forse fa risaltare la destra intollerante, reazionaria e ipocrita. Cofferati non deve avere idee, deve difendere i diritti acquisiti dei suoi iscritti (quindi illiberali e conservatori) questo è il ruolo di un buon sindacalista.
Torno ad essere liberale: trovo le idee di Cofferati assolutamente antiche e pericolose, ma da buon liberale ho la necessità che le esprima. Trovo le idee di Berlusca altrettanto illiberali e ho la necessita che le contrapponga a quelle di cofferati. Non voglio che si mettano d’accordo perchè comunque il risultato sarà conservatore e reazionario.

Arafat buon anima...

Siamo sicuri che Arafat sia il più debole?
Siamo sicuri che la vittima sia Arafat?
Un esempio di cambio d’ottica, a cui ti invito: la basilica della natività.
Ottica comune: i palestinesi si sono rifugiati in chiesa e gli ebrei li hanno assediati.
Mia ottica: I palestinesi hanno occupato “manu militari” una chiesa tenendo in ostaggio dei religiosi. Gli ebrei dopo lunghe ed estenuanti trattative hanno liberato la chiesa e i religiosi.
Non si tratta di sterili esercizi di relativismo ma di attenzione ai fatti.
II esempio: Sharon e Arafat
Ottica Comune: Sharon è un militarista spietato, Arafat un pacifista.
Altra ottica: Sharon ha avuto dal suo elettorato il mandato a difendere, l’unico stato costituito della zona, da attacchi militari, Arafat senza alcuna autorità democratica continua a non incitare attacchi militari contro Israele e ad utilizzare i soldi europei per comprare armi.
Ancora più preciso. Israele è l’unico presidio democratico della zona. L’ANP non solo non è democratica (non ha governo, non indice elezioni, non ha magistratura , non ha parlamento, ha un duce, Arafat, e dei gerarchi) ma non ha mai riconosciuto il diritto sancito dall’ONU di Israele a esistere. L’ANP non è debole. La Autorità palestinese possiede fondi illimitati, ha l’appoggio incondizionato di potenze europee come la Francia, ha stati come IRAN IRAQ SIRIA come alleati. Ha tentato per 7 volte di distruggere Israele, non di avere il proprio stato, ma di “ricacciare in mare gli ebrei”. Ancora siamo sicuri che i palestinesi contenti siano quelli sotto il giogo dell’ANP? Gli unici palestinesi che hanno diritti civili sono i cittadini israeliani, gli unici parlamentari eletti palestinesi sono quelli alla Kneset. Ancora è un debole chi costringe il suo popolo ad ammazzarsi imbottito di tritolo, chi ammazza i collaborazionisti per strada senza processo, chi tortura i suoi traditori? Questo è quello che fa una autorità forte, dittatoriale e senza opinione pubblica ovvero l’ANP.

un vecchia considerazione sull'art.18

Chi è il sindacato? Un’organizzazione di rappresentanza dei lavoratori o un’espressione politica di minoranza (o maggioranza)
Chi è la controparte? Il governo, il Parlamento o i datori di lavoro?
Il governo chi rappresenta? Tutti i cittadini, la maggioranza o una categoria (lavoratori o imprenditori)
Il parlamento chi rappresenta? Tutti i cittadini, tutti gli elettori o la parte maggioritaria di essi.
Questa è la domanda. Secondo me Cofferati e Berlusconi non dovrebbero neanche incontrarsi. Secondo me il governo non dovrebbe mettere becco fra confindustria e sindacato. La vertenza sindacale è fra lavoratori e datori di lavoro non fra popolo e governo. Il governo deve far eseguire le leggi votate dal parlamento. Questa è la sua funzione costituzionale. Non deve essere controparte di una categoria di cittadini. I tavoli del lavoro sono un abuso di potere da parte di un governo impiccione (eredità della sinistra consociativa). Non è una questione di accondiscendenza o meno del sindacalista è che, Cofferati, non dovrebbe neanche riconoscere l’autorità di controparte al governo. Per questa posizione (l’unica accettabile credo per un sincero liberale) preferisco il rigido e intollerante Cofferati agli altri due.
Ma veniamo al nodo: l’articolo 18. L’unica osservazione valida è che è una finta riforma (quella governativa) ed una finta tutela (quella sindacale). Per me si dovrebbe abolire tutto lo statuto dei lavoratori. Si dovrebbe restituire il potere di contrattazione ai diretti interessati: sindacato e imprenditori. Lo stato ha altre funzioni, non deve impicciarsi di quanti soldi avrò per il mio licenziamento. Riguarda me e il mio datore di lavoro. Lo Stato ha il dovere di evitare che io (lavoratore o datore) sia in una posizione contrattuale di svantaggio. Ma il contenuto del contratto non deve riguardarlo.
La politica deve fare politica. Promettere (se di sinistra) più attenzione alle libertà civili, Promettere (se di destra) più attenzione alle libertà economiche.
A conclusione, Cofferati, comportandosi da Super politico, ha fatto riacquistare quel poco di sindacalismo rimasto alla CIGL, forse non era la sua intenzione ma da tutta la bagarre “art 18” spero rimanga questo.

Una sinistra non comunista...

Una sinistra non comunista, una sinistra liberale, di più una sinistra socialista liberale. Non so se di debba costruirla. In Italia c’era. C’era Rosselli, Gobetti, Lussu, Rossi... C’era il Partito d’Azione, e prima ancora il Partito Sardo d’azione. Io sono molto scettico. Non credo che in Italia ci sia spazio, cultura per una posizione di questo tipo. Non sono così convinto che gli Italiani siano degli incoscienti, che votino DC/FI o DC/DS perchè non c’è alternativa o perchè sono inconsapevolmente convinti del pericolo rosso/nero. Votano DC da 50 anni perchè sono ignobili cattolici ipocriti e gli va bene questo giochino della democrazia.
L’Italia non vuole aver bisogno di liberalismo.
Non c’è spazio ne per una rivoluzione liberale, ne tanto meno per una semplice riforma liberale.
Il Polo è liberale? È forse liberale prendere le impronte digitale a uomini solo perchè non europei?
L’Unione è liberale? É forse liberale difendere i pensionati a scapito dei loro figli e nipoti.
Non userei un termine come moderati. Gli italiani sono tutto tranne che moderati. Sono incapaci di una vera alternanza democratica, sono incapaci di un sincero scontro destra sinistra, sono incapaci di confrontarsi con la democrazia. Ovvero sono incapaci di attuare l’essenza del moderatismo: il rispetto delle regole.
Certo ci sono migliaia di persone non demo/comu/fasci/liber/republ/lega/cristiani... Ma non si tratta di una semplice minoranza, quindi con capacità di divenire maggioranza, ma di una vera e propria inutile solipsistica eresia.

Buone intenzioni

Mi consolo pensando che nei tempi moderni tutte queste notizie sono già pubblicate e chi vuole può conoscerle dai libri. Quel che che adesso m'importa sono soltanto le impressioni dei sensi, che nessun libro, nessun quadro può dare.
Goethe, Viaggio in Italia