Condaghe cinguetta

lunedì 27 agosto 2007

self markkètting

è uscito, o meglio mi è arrivato il volume che raccoglie gli atti del Matriarcato e montagna 6...

visto che ci sono anch'io lo segnalo con infinita orgoglioneria, ripubblicandolo nella mia raccolta di scritti sardi

è quello che parla dell'Accabbadora:

giovedì 23 agosto 2007

Volgarità.... la destra s'è desta?

Mi chiedo spesso se mai potremmo avere una destra in Italia. Intendo una destra vera, che pensi e agisca da destra, che si comporti come si deve.
Mi chiedo per quanto tempo ancora mi sarà impedito di scegliere fra persone degne, fra partiti veri, onesti.
Mi chiedo per quanto tempo dovrò votare il meno peggio e non avere il coraggio di sperare nella caduta di un governo di reazionari, democristiani, massimalisti per timore di ritrovarmi come capo del governo di nuove un essere volgare e arrogante.
Mi chiedo perché le brave persone che votano partiti di destra debbano sopportare che la loro idea di stato sia usurpata da una banda di cialtroni e incompetenti che in nome della "libertà" hanno ridotto lo Stato a ricettacolo di finanziamenti e favori dimenticando qualsiasi politica degna di nome.
Hanno distrutto lo stato sociale, in nome di una falsa e delinquente liberalizzazione (basta chiamare azienda la sanità perchè sia efficiente o dare mille euro per ogni bambino nato?), lo stesso per i trasporti, hanno spacciato lo schiavismo aziendalista per opportunità di lavoro, svenduto i beni senza risanare...
Per dieci anni ho pensato che lo Stato italiano potesse diventare liberale.
Potesse abbassare le tasse, liberalizzare i servizi, aprire il mercato del lavoro, eliminare ordini e corporazioni, ridare potere contrattuale ad un sindacato statalista, eliminare ogni fardello post concordatario dalla propria legislazione, liberalizzare l'uso del proprio corpo, smettere di entrare in camera da letto, smettere di controllare urine o capelli...
Certo non speravo che questo lo potesse fare il maggiore monopolista, il più grande statalista, nel senso che utilizza lo stato a proprio uso e consumo, d'Italia, certo non speravo che lo potesse fare Berlusconi.
Per anni ho aspettato che i compagni di strada, che credevano nella libertà e non nei contenitori di libertà (poli case o partiti che fossero) si ricredessero, che evitassero di finire come falene nell'ammazzainsetti di una pizzeria di provincia.
L'hanno fatto molto tardi quando ormai ogni credibilità era persa, ogni dignità andata.
Oggi dal cilindro della perfetta lombarda (Brambilla!) esce l'ennesima pattumiera di Libertà, e per nemesi si chiamerà partito.
Nel 1992 i partiti erano tutti morti, ci dissero, ci volevano forze nuove, ci volevano nomi e simboli nuovi, volti nuovi. Oggi siamo tornati ai partiti (democratico e delle libertà) e ci spacciano il tutto come novità.
Siamo senza speranza, destinati a seguire capetti volgari come i peggiori giocatori delle tre carte. Puntare tutte le nostre speranze sapendo di essere comunque truffati, con la presunzione di riuscire, un giorno, a vincere.
Non basta guardare e passare, non curarsi di loro. Qualcuno si ferma sempre.
E' mai possibile che gli uomini di destra non si accorgano della piccolezza di chi li vuole comandare, che non si accorgano che i Berlusconi, i Briatore non sono dei capitani di industria, ma solo dei furbi più opportunisti di altri?
Possono persone che hanno lavorato 40 anni a servizio dello stato, dell'impresa che hanno avuto una vita di sacrifici e rispetto votare un uomo che ha fatto della sua carriera uno show, che ha comprato tutto senza rispettare nulla? Possono uomini e donne intelligenti, impegnate, volenterose votare per chi rappresenta la peggiore italietta?
Possono votare un vecchi di settantanni che mette le mani nelle mutande di una giovanotta, allungandosi con noncuranza su altre giovanotte, che fa battute da caserma e non ha neanche il coraggio di assumersene la responsabilità, che si veste, si muove, parla con fare giovanilistico ( e non c'è niente di più volgare del far finta di essere ciò che non si potrà mai più essere).

Voglio una destra vera...

mercoledì 22 agosto 2007

la città è vuota

avrei dovuto scrivere questo post a ferragosto. In realtà ho avuto un ferragosto pieno di amici e divertente. E il tutto senza muovermi di casa.
La città, piccola e maestosamente provinciale, si è finalmente svuotata. Si passeggia accalorati senza motivo, si chiacchiera con l'ultimo gelataio rimasto, si legge seduti al tavolino pagine su pagine del libro che solo a ferragosto puoi permetterti di affrontare.

Queste sono le vacanze.

sabato 11 agosto 2007

vippologia

pare che anche quest'anno, nonostante l'antipaticissimo Soru, le grida di tutti i parvenù della terra, le minacce del immancabile Briatore, la crema dell'inutilità italica ( e non solo) si sia riversata a farsi vedere in Costa Smeralda. Per colpa di questi imbecilli che sguazzano nel proprio gasolio in rada a cala di volpe, che scolano magnum al bilionaire, passeggiano a caccia di paparazzi in piazzetta , mostrano culi e tette allo sguardo dei teleobbiettivi e amoreggiano a bordo di yacht con il finanziato di turno, per colpa loro la Costa Smeralda è diventata Costa Smerdata.
Ieri persino Bruce Willis, povera bestia, è stato scacciato dal tempio della volgarità chiamato Bilionaire. Certo la cenetta al Cipriani è riuscito a velocemente trangugiarla, ma la seratina in disco all'esclusiva festa del gioielliere libanese non è riuscito a farla.
Apriti cielo! I media americani si sono lanciati ghiotti sulla notizia accusando Briatore e le sue creature di ogni nefandezza.
Biocottate il Bilionaire! Tuonano Bruce e compari facoltosi americani.
Non posso che confermare e gridare con loro: Boicottate il bilionaire, il cipriani, la costa smeralda. Boicottate la Sardegna delle cosce e delle trippe arricchite.
Evitate amici bergamaschi (è un esempio) le serate a migliaia di euro per vedere un tronista tatuato danzare con una exISOLADEIFAMOSI, spendete meglio i vostri soldi. Un anno di duro lavoro non vale vedere due inutili danzare.
Per anni ho sentito sardi blaterare dell'investimento in immagine di Briatore, Berlusconi, Smaila, Mora e compagnia danzante. La Sardegna tutta ottiene enormi vantaggi: turismo, indotto, lavoro, dicono.
Non so se dare soldi a Briatore sia un vantaggio per la Sardegna e non dove il manager ha la residenza (guarda caso non è l'Italia). Di certo dal punto dell'immagine e della ricaduta economica nessuno di questi vantaggi è reale.
e se anche fosse... non c'è, mi chiedo, altro modo di far crescere, sviluppare, migliorare la condizione dei Sardi? Si deve per forza aspettare l'arrivo degli estranzos a depredare e deturpare le nostre coste e inaridire le nostre montagne, come da millenni fanno?
Ci sono al mondo milioni di turisti con il cervello che vanno e andrebbero in Sardegna per quello che è, per la sua terra, il suo mare, la sua gente. Eppure si continua correre dietro agli yacht inquinanti, a costruire case e villaggi a due passi dal mare, color giallo o azzurrino o altri "colori della terra"mentre noi le case le facevamo bianche, a ospitare maleducati che scorrazzano con moto d'acqua e gommoni, che vogliono suhi a orgosolo e caviale ad alghero, e la sera devono andare in discoteca a farsi vedere. Ci sono altri turisti che andrebbero in paese, in campagna a dormire, che in acqua ci vanno a nuoto, o con la forza delle braccia o del vento, che mangiano, comprano e apprezzano prodotti sardi, e che la sera si divertono anche senza paparazzi.
Ho un'impressione: se continua così ci rimarranno solo i maleducati e diventeremo anche noi malducati.
Come dice il proverbio, chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
E i sardi sono molto ospitali e imparano presto...

lunedì 6 agosto 2007

anni 80

Il destino dell'avanzare dell'età è che ci fa ricordare solo quello che ci piace ricordare.
Gli anni 80 sono ormai diventati preda di nostalgici e detrattori. Preferisco i detrattori. Soprattutto i giovani detrattori, quelli che gli anni ottanta li hanno visti in fasce o che non li hanno visti affatto. Oggi sono loro a dire le cose migliori su quel decennio "mitico". Un amico musicista, giovane e talentuoso, ha riassunto magistralmente lo spirito del tempo, beccando tutti gli stereotipi che ci assillano da un po' di anni a questa parte.
Un tempo che, per chi come me l'ha vissuto, era completamente diverso dall'epica dei trenta quarantenni che oggi lo raccontano con infinita nostalgia.
Io mi sono divertito, molto, ho fatto il ragazzo ma ho anche ricordi precisi legati alla mia età, alla mia esperienza e non ad era mitica, ad un'età del'oro.
Gli anni ti fanno dimenticare le sfumature, ti fanno sembrare tutto ovattato.
Frequento, oggi, persone che a 16 anni avrei volentieri seviziato, alle cui feste bramavo andare, purchè non mi invitassero, pur di rovinargliele, a cui non rivolgevo verbo se non per sfottere. Oggi siamo, noi ragazzi degli anni 80, tutti schifosamente amici. Ci troviamo alle feste, come vent'anni fa ma tutti invitati e anche un po' pregati, e armati di ipod e playlist dedicate ci spariamo tutte le hit peggiori.
I giovani, se capita di vederli alle feste riservate agli over o in cui gli over si infiltrano, ci guardano con odio misto a ribrezzo, ci dicono di crescere e di diventare adulti. Ma noi siamo troppo impegnanti a a far tremolare i nostri fisici tenuti su a jogging e diete, o , nella migliore delle ipotesi, felicemente adagiati su cene fuori, cene a casa, pranzi di famiglia, pranzi con le altre famiglie, aperitivi, post aperitivi
Ci guardano con lo stesso disprezzo con cui io guardavo i punkettoni di 5 o 10 anni più vecchi imporre la loro presenza a noi adolescenti. Guardavo con pietà quei trentacinquenni, reduci di una qualche rivoluzione mancata, infilarsi giovanili alle nostre feste. Erano vecchi, marci con un piede nella fossa. Così come dovremmo essere noi per i giovani.
Purtroppo o loro sono più educati di noi, o forse noi siamo più maleducati di loro (propendo per la seconda) e conviviamo sempre più spesso negli stessi locali, alle stesse feste, agli stessi concerti.
Se c'è una cosa che gli anni ottanta ci hanno insegnato è ad essere quella generazione con un grande futuro dietro le spalle. E questo futuro lo stiamo ancora rievocando. Certo non potevamo competere con quelli delle spranghe e delle p38, ne tanto meno con quelli del Boom economico o con i nostri padri figli della guerra. Così ci hanno detto. La più parte di noi ci ha creduto, ha, strategicamente e tragicamente, cambiato piano di confronto: dal serio al faceto.
Così abbiamo, grazie ai consigli dei nostri vecchi marci, dimenticato la politica, dimenticato la buona musica, dimenticato un minimo di gusto estetico.
O almeno così i nostalgici sembrano volerci dire. Siamo, a sentir loro, una generazione cresciuta a girelle e manga ( ma io li chiamavo cartoni animati giapponesi e preferivo tom e gerry), a video giochi idioti (a cui ancora oggi ci sfidiamo) , ad ascoltare sammy bardot e madonna, i righeira e duran duran, a vestirci con scarpe da montanaro arancioni, cinte da buttero, camice boscagliole e giubbotti fosforescenti da stradino.
Se così fosse non solo non abbiamo niente da vantarci ma fanno bene i giovani a sputtanarci.
Non nego che questo è quello che si vuol ricordare, quello che ci rende "generazione" dimenticandoci chi eravamo. Se qualcosa di diverso ero.
Temo che questo processo sia irreversibile e che ogni anno sarà peggio. Quest'anno son tornati i righeira, l'anno prossimo cosa ci aspetterà?

non ci si improvvisa santi...

SANTO, sost. Un peccatore morto, rivisto e pubblicato. Ambrose Bierce, il dizionario del diavolo.

Don Gelmini, come tutti noi è un peccatore e, come tale, può aspirare alla santità da morto, ben inteso. Nell'esemplare vita di questo evangelico salvatore di diseredati, il demonio ha spesso messo il suo zampino: nel 1969, nel 1971 e nel 1976.
L'annus orribilis fu il 1971 in cui, come novello cristo, fu per 4 anni esiliato nel deserto (si trattava di un carcere ma poco importa) combattendo contro i demoni che lo tentavano.
Le cronache raccontano di tentazioni malvagie e di cadute nel vortice del demonio a stento combattute. Solo chi cade può rialzarsi.
Il nostro beato riuscirà, dopo ben 4 anni, ad uscire a testa alta dalla prova a cui fu sottoposto. Lo ricordano con timore i propri compagni di cella, e non certo per la sollecitudine con cui predicava l'evangelio.

Il demonio era ancora in agguato e per un altra volta, nel 1976, fu accusato di mercimonio e altre immoralità. Questa volta si rifuggio nella sua umile dimora a studiare i testi e preparare la sua missione.
La vita di Don Gelmini più che a San Francesco, il poverello d'Assisi, sembra ricordare i fasti dei grandi papi Avignonesi. Perchè il buon pastore sia onorato la sua dimora necessitava di «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera».
Beati gli ultimi, loro è il regno dei cieli. E don Gelmini si pose anima e corpo a trovare una casa, a basso costo ma ricca di tutte le infinite possibilità, in cui si potesse rifugiare con la massa di drogati che andava allegramente raccogliendo attorno a se, sperando così in un passaggio, primo fra gli ultimi, per il regno dei cieli. Un cenobio simile al monte atos: tutto casa e preghiera per soli maschi.
La parola dev'essere detta, e dal chiuso del suo umile borgo delle colline umbre, spesso il buon monsignore, così amava proclamarsi a spregio delle gerarchie ecclesiastiche, pontificava il proprio verbo fatto di rinunce, fatiche, preghiere, clausure, ammonizioni e precetti tutte a carico delle povere pecorelle smarrite. Egli, il futuro santo, si riservava il momento più intenso.
Al chiuso della Stanza del silenzio, si ritrovava a parlare con i nuovi adepti (volonterosi o meno della chiamata), alla sola testimonianza di Cristo.
E nel silenzio assordante di questa stanzetta che il demonio ha fatto nuovamente capolino. Per ricattare, infamare, insozzare il buon nome, così abilmente costruito di Don Gelmini. Quattro disperati, ingrati tossici schifosi lo hanno accusato di chissà quali immonde pratiche sodomitiche!
Così come alcuni anni prima e così come si vociferava durante la traversata del deserto (4 anni di carcere).
I giudici in terra osano sfidare il supremo giudice sulla base di parole di poveri mentecatti!
Quanto è faticosa la strada per la santità!

Piccola agiografia

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=3356&ID_sezione=&sezione=
http://www.suzukimaruti.it/2007/08/05/truffatore-carcerato-promiscuo-la-verita-su-don-gelmini-in-un-articolo-de-la-stampa/
http://www.arcigaymilano.org/stampa/rs.asp?BeginFrom=0&ID=29086
http://qn.quotidiano.net/2007/08/05/29205-vera_storia_pierino.shtml

sabato 4 agosto 2007

Pontiggia dixit

EPOCALE - Mutamento epocale. Ce n'è ogni giorno.

PROBLEMA - Parola usata per dire che non c'è: non c'è problema. Variante euforica: no problem. Tipica di esistenze assillate da troppi problemi. Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso. Mi può portare in via Bixio? Non c'è problema. Poi ci si impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.

RILEGGERE - Si usa per i classici che si leggono per la prima volta.

EXECUTIVE - Chi dirige. In Italia non ha avuto lo stesso successo che manager, perché non richiama chi maneggia, ma chi esegue.

1991