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mercoledì 10 agosto 2011

Racconti Americani , Vivanti

L'Ippogrifo 5 - 2011


Annie Vivanti, Racconti Americani
A cura di Carlo Caporossi
Nota di Anna Folli
Palermo, Sellerio 2005
184 pagine 10.00 Euro ISBN 88-389-2042-7


Ho alcune manie: comprare trottole, penne, cravatte.
Ho alcuni vizi: leggere libri, comprare libri, appassionarmi ad alcuni autori.
Per anni ho acquistato le guide rosse del Touring Club Italiano, le edizioni prime, fino ad arrivare a completare la quasi collezione. Mi mancano due volumi: uno introvabile (l'Albania), l'altro costoso. Ma soprattutto mi manca lo slancio iniziale. É come quando mancano le ultime due figurine ad un album Panini e rinunci alla ricerca.
Cosa questo abbia a che fare con Annie Vivanti è facile a dirsi: sono passato dalle guide rosse ai romanzi della Vivanti.
Iniziai con Marion artista di caffè -concerto e oggi continuo con Fosca sorella di Messalina, Vae Victis, Perdonate Eglantina.
Oggi vi vorrei parlare di Racconti americani. Non dovrete sforzarvi di cercarlo fra puzzolenti e polverose bancarelle. Basterà la vostra libreria di fiducia.
Annie Vivanti nasce italiana a Londra, figlia di un garibaldino esule, vive, come si direbbe oggi di artisti di primo, secondo e terzo piano fra l'Italia e gli Stati Uniti.
Una vita da suffragetta, fra circoli intellettuali (di lei si sospetta una liaison con Carducci, primo estimatore e recensore), Caffè concerto e viaggi intercontinentali.
Scriverà, altro che i provinciali italiani contemporanei, in inglese e in italiano. Scrisse romanzi e drammi inglesi e scomparve, come un fiume carsico, per anni ricomparendo con storie foscamente romantiche negli '30, libri vendutissimi che ben figurano fra le collezioni di M.Delly, Salvator Gotta, Carolina Invernizio.
E poi scrisse in inglese alcuni racconti americani, che Sellerio ha ripubblicato.
Il libricino inizia con Perfect, torbida storia di amori extraconiugali su sfondi romantici fiorentini, riminesi, alla caccia di un'improbabile e paradossale ambientazione dantesca. Vale l'intero racconto la citazione di un'addio, il primo dei molti, fra i due amanti “e così lui restò lì, a guardarla lassù, disperato, inerte, mentre l'immensa nave si muoveva e il gran mare irrompeva tra loro”
Annie Vivanti mi fa quest'effetto: non so se mi prende per il sedere o veramente mi emoziona.
Il libretto si fa leggere come un digestivo si fa bere: un po' amaro ma corroborante.
En passant, il secondo racconto, prende amabilmente in giro le perturbazioni diaristiche di una coppia d'artisti piena di struggenti banalità, come ogni diario fine secolo dovrebbe contenere. Solo di fine secolo? Questa è la grande forza delle storie della Vivanti, ci fanno sorridere, certo, ci raccontano un mondo perduto, antico che sa di mussola e di vecchi profumi. Così sembra. Sorridiamo, divertiti, a frasi come “Lo amo! Lo amo! Lo amo!! Gliel'ho detto oggi, all'improvviso. S'è fatto pallido e per due o tre minuti m'è apparso persino brutto”. Già sorridiamo... e un po' ci vergogniamo di aver scritto, o solo pensato altrettante struggenti banalità.
Il piccolo libretto continua con leggerezza e fluidità, racconta, emoziona e poi ci si trova di fronte poco prima della fine, il libro termina con il racconto La vera storia della bimba prodigio scritta da sua madre Annie Vivanti che prepara alla lettura del romanzo I divoratori, ad un piccolo crudelissimo gioiello della letteratura italiana. Il racconto Il capriccio vale da solo tutto il libro, forse tutta la Vivanti.
La sottile, modernissima, crudeltà della natura, il capriccio del potere, della sopraffazione, della tortura, dolce ma pur sempre tortura, sono condensati in poche divertenti pagine dall'apparenza bozzettistisca.
Una novellina ambientata a Napoli, mille colori, fra scugnizzi, cantanti, e truffatori. La storia? Nulla di trascendentale, una normale orribile storia di potere e soldi. Eppure mai come in questo racconto ci potremmo rispecchiare, noi oggi moderni ed egoisti democratici.
Napoli è la nostra Bangkok, la nostra Rio de Janeiro, allora come oggi i capricci umani si pagano. Tutto ha un prezzo per chi, come la delicatissima e capricciosa Signorina Lucy, ha i soldi e il potere per comprare. E ciccillo, efebo napoletano, canterino e impertinente si poteva comprare, mostrare vestito come un Cristo adolescente o Nerone cantante, usare per deliziare lo snobissimo circolo di amici di New York, città delle mille luci.
La gente verrebbe ai tuoi ricevimenti per vederlo, proprio come vanno ai concerti di Paderewski. Vale tanti dollari quanto pesa!
E così il giovane napoletano diviene l'attrazione, il mostro di questa gaudente cerchia di nullafacenti. La fine? È la più scontata e tragica, la morte e la noncuranza che solo l'esercizio del potere fine a se stesso può giustificare.
E pochi minuti fa aveva pensato di morire, perché lui era morto.
Uscì senza voltarsi

Ci sono autori, scrittori che ti accompagnano per anni, ciclicamente.
Ci sono momenti in cui sai cosa devi leggere.
Ci sono libri che sai sempre come finiscono: con la tua felicità

mercoledì 20 luglio 2011

habemus Papa in vincoli

Non mi piacciono le gogne.
Non mi piace la galera e non mi piacciono i carceri preventivi, per nessuno, soprattutto per i poveracci.
Alfonso Papa, non è un poveraccio è un deputato inquisito e come tale dev'essere giudicato.
In Italia ci sono migliaia di AP che non hanno avuto il privilegio, per reati assai meno gravi, del giudizio di 630 rappresentanti del popolo italiano.
In Italia ci sono decine di migliaia di persone che hanno subito il carcere per reati di opinione (vilipendi vari), reati senza vittime (consumo di droga, aborto clandestino, eutanasia), reati inventati (emigrazione clandestina), e a loro nessun privilegio è stato concesso.
La costituzione tutela, e lo fa giustamente, i parlamentari dall'essere perseguiti per reati connessi al proprio esercizio parlamentare (ovvero per le proprie opinioni politiche espresse come rappresentanti del corpo elettorale). Per questo Bossi può pulirsi il culo con la Bandiera, Berlusconi dare degli stronzi agli elettori... Ma tutto il resto che cosa centra? Corrompere, comprare, abusare del potere, rubare, sprecare, dirottare beni pubblici sono reati da difendere, da derubricare a "lavoro parlamentare"?
Avrei preferito che Papa non fosse stato mandato in carcere con l'approvazione del parlamento, perchè in un paese civile, come Tortora insegna, se si è innocenti non sia ha paura della giustizia.
In un paese civile se si rappresenta qualcuno e si è incriminati ci si dimette.
Se si è parlamentari eletti (e non designati ad dishonorem) e si è vagamente sospettati di qualcosa ci si dimette.
Poi, sempre in un paese civile, si aspetta un equo, veloce e giusto processo.
Insomma si crede nella giustizia giusta e nella certezza della pena, cosa che in Italia è pura illusione (soprattutto la seconda).

Oggi, ancora una volta, il peggio dell'Italia si è espresso. Un parlamento impaurito, una magistratura vicariante il governo, un governo vicariante un cda aziendale, un popolo assetato di vendetta.
Non mi piace. Non mi piaceva Di Pietro e le sue mani pulite, non mi piacevano i cappi in parlamento e le monetine al Raphael. Continua a non piacermi Di Pietro e continuo a non voler le monetine.
Non mi piacciono quelli che son diventati anti berlusconiani di botto, come non mi piacevano quelli diventati berlusconiani di botto nel '94.
Non mi piaceva Berlusconi e continua a non piacermi.
Non sopporto quelli che votano e poi danno la colpa a chi hanno votato.
Non mi piacciono discorsi anti casta, solo per le case degli altri; poi si difende a spada tratta la propri ridicola rendita di posizione, il proprio feudo di potere, i piccoli piacere e privilegi.
Non mi piace veder il governo in mano ad un inetto, presuntuoso, vantaminchia.
Non mi piace un governo ipocrita e falso come quello degli ultimi vent'anni. Un governo che si dice liberale e si comporta da stalinista, un governo che si dice liberista e si comporta da Trust monopolista, un governo familista che non riconosce le famiglie (vere e di fatto), un governo garantista che si comporta da dittatura cilena con i poveracci e gli oppositori, un governo che si dice virtuoso e distribuisce prebende a destra (soprattutto) e a manca, un governo interventista che difende i dittatori amici, insomma non mi piace questo governo.

Eppure spero che sia la politica a farlo fuori, che siano gli elettori a votare un parlamento nuovo.
Non voglio che sia "la piazza", ne la magistratura.
Non voglio un nuovo 92 se questo porta un altro ventennio di regime berlusconiano.

La piazza in Italia è sinonimo politico di poche cose, e nessuna che mi piaccia: Piazza Venezia, Piazzale Loreto, Piazza Fontana... il più recente predellino di Piazza San Babila, le botte e le morti di Piazza Alimonda...

Preferisco i cittadini elettori alle Piazze.
Purtroppo viviamo in un paese con uno strano concetto di democrazia e di rivoluzione: la democrazia è un bene accessorio e la rivoluzione è sempre contro(rivoluzione).

mercoledì 29 giugno 2011

La vita "buona" e l'etica dei cattivi maestri III

Video Educativo


La vita "buona" e l'etica dei cattivi maestri II

Fonte autorevole: Educare alla vita buona del Vangelo Orientamenti pastorali dellEpiscopato italiano per il decennio 2010-2020

«Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo»

(dalla Presentazione del Card. Angelo Bagnasco).

Per questa ragione, mentre rinnovo l’appello ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori a fare quanto è nelle loro possibilità per attutire gli effetti della crisi occupazionale, esorto tutti a riflettere sui presupposti di una vita buona e significativa, che fondano quell’autorevolezza che sola educa e ritorna alle vere fonti dei valori. Alla Chiesa, infatti, sta a cuore il bene comune, che ci impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese.

La vita "buona" e l'etica dei cattivi maestri I

Agiografia Cazzuliana: la vita buona di Scola.

La sua idea è che il cristianesimo non penalizza le passioni, i desideri, financo gli istinti; anzi, esalta l'umanità, la differenza tra uomo e donna, l'attrazione per il bello. Un concetto fondamentale della «vita buona» è il «bell'amore»: «Vivere la bellezza dell'amore significa strappare la sessualità al dualismo tra spirito e corpo; come se trattenessimo la sessualità nell'animalesco e poi a tratti avessimo spiritualissimi slanci di intenzione di bell'amore». Scola rifiuta la distinzione tra Venere urania e Venere pandemia, pensa semmai come Pascal, quando diceva che «l'uomo è a metà strada tra l'animale e l'angelo, ma deve stare bene attento a non guardare solo all'uno o all'altro; ognuno di noi, inscindibilmente uno di anima e di corpo, ha da fare i conti con la dimensione sessuale del proprio io per tutta la vita, dalla nascita sino alla morte». Come fecero i suoi genitori. Scola ama ricordare di aver visto «la verità e la bellezza dell'amore nello sguardo del mio papà verso la mia mamma dopo 55 anni di matrimonio». E anche nella gioia con cui tre bambini traducevano al patriarca in visita nella loro casa i movimenti degli occhi del padre, malato di Sla. «Mi sono sentito un verme», commenterà Scola. Questa è per lui la vita buona: la forma più alta di libertà, in cui il voler essere e il dover essere coincidono - si vuol fare ciò che si deve fare -, animata dall'amore per il bello, il bene, il vero, l'eterno. Perché «non c'è amore senza promessa, non c'è promessa senza "per sempre", e non c'è "per sempre" se non sino alla fine, sino e oltre la morte».
Aldo Cazzullo

domenica 26 giugno 2011

ministri delle finanze/economia...

Il nostro è Tremonti un giovane di 64 anni, ben 10 in meno dell'anziano Berlusconi. E poi dicono che l'età non conta. Il finnico Katainen ha 36 anni... 36 anni! L'età media di un precario italiano.

Nome Paese Data di nascita Età
Jyrki Katainen Finlandia 04/08/75 36 anni
Tonio Fenech Malta 05/05/69 42 anni
Jan Kees de Jager Olanda 10/02/69 42 anni
Luc Frieden Lussemburgo 16/09/63 48 anni
Vitor Louçã Rabaça Gaspar Portogallo 09/11/60 51 anni
Ivan Mikloš Slovacchia 02/06/60 51 anni
Jürgen Ligi Estonia 16/07/59 52 anni
Didier Reynders Belgio 06/08/58 53 anni
Evangelos Venizelos Grecia 01/01/57 54 anni
Charilaos Stavrakis Cipro 25/11/56 55 anni
Maria Fekter Austria 01/02/56 55 anni
Christine Lagarde Francia 01/01/56 55 anni
Jean-Claude Juncker Lussemburgo 09/12/54 56 anni
Franc Križanic Slovenia 04/12/54 56 anni
Elena Salgado Spagna 12/05/49 62 anni
Giulio Tremonti Italia 18/08/47 64 anni
Michael Noonan Irlanda 22/05/43 68 anni
Wolfgang Schäuble Germania 18/09/42 69 anni

domenica 5 giugno 2011

Il vero cattolico apostolico romano

Devo dire grazie ancora una volta a Rat-zinger il vero papa cattolico e apostolico e romano che da un po' ci mancava.
La chiesa cattolica è quella del papa, della sua infallibilità della sua etica e morale. Tutto il resto è protestantesimo.
Il papa, che io stimo e ritengo la persona migliore al posto giusto, ha detto quello che gli ipocriti cattolici italiani stentano a confessare: la vera famiglia è quella fondata sul sacro vincolo del matrimonio in cristo. Il resto è apostasia, eresia, blasfemia. Sono d'accordo. Infatti è per questo, e tanti altri motivi, che non sono cattolico, apostolico romano.
Ora chiedo a tutti i miei amici, brave persone conviventi, divorziate, sposate in municipio di ammettere la verità: siete protestanti, eretici, apostati.
Benvenuti.

La chiesa vaticana è questa. Il resto non lo è. Cristo, per chi vi crede, ha tanti fedeli, cercate una fede che vi permetta di essere voi stessi. Nella cattolica, grazie a Ratzinger, questo è finalmente evidente dopo venti anni di ipocrisia woitiliana.

PS Woytila era peggio di Benedetto XVI, più bigotto, più teocratico, più umorale, più ipocrita. Ma piaceva alla gente proprio perchè disonesto. Benedetto XVI è onesto: fa e dice quello che pensa, ed io lo apprezzo.