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mercoledì 28 ottobre 2020

De monitione

Si commenta da solo...

 Raccomandazioni

 Nel d.P.C.M. 24 ottobre 2020, come già in precedenti provvedimenti, si rinvengono alcune nuove previsioni di contenuto esortativo, formulate in termini di raccomandazione, le quali, benché non correlate a sanzioni, intendono sollecitare l'adozione di comportamenti ispirati alla massima prudenza e al senso di responsabilità dei singoli. 

Mobilità personale (art.1, comma 4)

 Rientra nel novero delle suddette previsioni l'articolo in epigrafe, con il quale viene fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto, pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi. 

Si fa presente che, trattandosi di raccomandazione, non occorre che le persone interessate ai suddetti spostamenti siano munite di autodichiarazione, redatta ai sensi degli artt. 46 e 47 del d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445.

 Resta ferma, invece, la necessità di giustificazione degli spostamenti in tutti i casi di limitazioni alla mobilità introdotte con provvedimenti più restrittivi di ambito regionale.

 Ricevimento di ospiti nelle abitazioni private (art.1, comma 9, lett. n)

 Per quanto riguarda il ricevimento di ospiti presso la propria abitazione, il d.P.C.M. in commento rafforza la raccomandazione riferita al medesimo contesto contenuta nel precedente provvedimento presidenziale.

 Tenuto conto della stringente necessità di prevenire la diffusione del virus, che può essere agevolata da contatti occasionali anche tra familiari non conviventi, e pertanto di adeguare i propri comportamenti, anche nella sfera privata, a un principio di massima cautela, viene raccomandato che nelle abitazioni private si eviti di ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza. 

Va da sé che anche ove ricorrano tali particolari circostanze andranno seguite le regole prudenziali legate all'uso dei dispositivi di protezione delle vie aeree.

 Si ribadisce, a beneficio dell'attività degli organi accertatori, che le previsioni del d.P.C.M. esplicitate in forma di raccomandazione non determinano, nel caso di comportamenti difformi, l'irrogazione di sanzioni.

Fonte circolare n°15350/117(2)/1 Ministero dell'Interno Gabinetto del Ministro

 

martedì 27 ottobre 2020

DCPM mi raccomando fortemente di non applicarlo 1

Ieri mattina il Conte, dopo aver fatto una ricca colazione e aver telefonato a Davide e a Rocco per raccomandarsi di guardarlo in televisione, ha limato l'ultimo DCPM con le cornicette e le spaziature fra un comma e l'altro, ha preso la sua fida mascherina di Marinella è andato in pasto ai leoni. 

I Leoni, pasciuti e mezzo addormentati,  tutti raccomandati da Rocco, hanno ascoltato, compìti e assorti nella manifestazione mistica del Conte, hanno poi riferito alla plebe il senso della nuovo Editto. 

Il senso. Sicuramento questo nuove DCPM, siamo al 21° in otto mesi, fa senso, una senso di ribrezzo e fastidio che negli ultimi 20 era stato latente, coperto dalla indeterminatezza della pandemia, dal rumore di fondo delle altre nazioni in preda a deliri simili al nostro ma senza la capacità, tutta italiana, dello scarica barile legislativo. 

Le 21 pagine, il prossimo sarà 22 pagine cosi si allinea con il numero del provvedimento e fa carino per le ricerce dei complottisti in numerologia, sono veramente un capolavoro di incompetenza e paternalismo. 

L'articolato, scarno e di soliti 12 articoli, sparge divieti e raccomandazioni con la stessa precisione di un cieco che tira al piccione, e chiude con un  rassicurante art. 12 c. 1 il cui explicit dice sono efficaci fino al 24 novembre.  Lo scrivano che ha materialmente redatto l'opera ha dovuto dar fondo a tutte le lettere dell'alfabeto e duplicarle fino all'nn, compresa la w, un'opera complessa la cui esegesi ed edizione critica impegnerà i linguisti del futuro.

Bando alle ciance! 

Veniamo al contenuto, alla perentoria e maschia presa di posizione di un governo di maschi e italici virgulti. L'art.1 parte bene con un profluvio di nonchè che neanche in quarta ginnasio ci ricordavamo. Nonchè...

Intanto la mascherina te la devi sempre portare con te, anche quando vai a cagare, il che è sicuramente utile per evitare a se stessi il proragarsi dei miasmi mefitici che la produzione intestinale può produrre in determinate contingenze, e almeno che non vi chiamate G.M., è un operazione solipsistica. Per fortuna c'è sempre l'eccezione che conferma la regola: 

a eccezione dei  casi  in  cui,  per  le caratteristiche dei  luoghi  o  per  le  circostanze  di  fatto,  sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.

Questa frase, gia sperimentata la settimana scorsa sul n° 20, nasconde non poche insidie interpretative, a partire dalla definizione delle caratteristiche dei luoghi e dalle circostanze di fatto. Quali sono le caratteristiche dei luoghi? Dimensioni? aereazione? colore delle piastrelle? 

E le circostanze di fatto?

In diritto si distingue fra de iure e de facto, la prima è di diritto, stabilito dalla legge, per legge, de facto invece definisce un elemento consuetudinario, in vigore anche senza legge, per prassi e non legge. Verrebbe da chiedersi quali siano le circostanze consuetudinarie che prevedono de facto, e non de iure, l'esenzione dall'obbligo della mascherina. A quale prassi si riferisce legislatore? camminare da solo in corso è una prassi de facto? Andare al ristorante da solo è prassi de facto o no? Bho?  

Cosi mi verrebbe da dire che non essendoci circostanze de iure per limitare la libertà, almeno non in violazione della costituzione, allora l'avvocatucolo e i suoi sgerri si rifugiano in un latinorum tradotto malamente, sperando che non si capisca che il di fatto non significa un cazzo, visto che non c'è consuetudine o prassi o chiarezza su cosa siano le circostanze di fatto, perchè venga garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. Ora se non c'è elemento de iure per garantire in modo continuativo, ma il de facto non esiste poiche l'emergenzialità dell'evento non può per sua natura prevedere una prassi consolidata, o un elemento di oggettiva chiarezza, di che cazzo stiamo parlando? 

Andando avanti nell'esegesi di queste mirabolanti versetti la condizione di isolamento diventa altro lemma cardine della costruzione del nulla del Conte. Credo che, superata la terza elementare, appaia chiaro a tutti che isolamento e distanziamento non siano sinonimi. Il termine isolamento ha la sua ratio normativa, all'interno del corpus contiano, quando parla di isolamento fiduciario per i potenziali infetti venuti a contatto con risultati positivi all'infezione. Si isolano, per l'appunto, fino a chiarimento della propria situazione di salute da parte dell'SSN. Fino a ottobre isolamento era usato in questi termini, discostandosi in modo chiaro dal distanziamento sociale che invece riguardava tutti, sia come prassi che come obbligo, oggi con la nuova ondata di DCPM l'isolamento diviene sinonimo di distanziamento per tutti e non solo per i potenziali infetti. Se prima valevano la regole del distanziamento sociale, con le previste prescrizioni,  oggi a queste regole si aggiunge un oscuro isolamento, che diventa norma anche in presenza di nessun sintomo, di nessuna vicinanza pregressa con potenziali infetti e di nessun valido motivo, se assicurati i protocolli di distanziamento e i DPI necessari.

Delle due l'una: o il distanziamento non serve un cazzo o è pleonastico dire che da soli ci si può togliere le mascherine, ne consegue che, se il distanziamento e le mascherine non assicurano la protezione e l'isolamento sì, perche mi prescrivi le mascherine? Mi verrebbe da dire che isolamento vuol dire stare da soli senza nessun contatto e distanziamento di contro lontano ma presente, ora mi si deve spiegare perche se sto distanziato a 4 metri debba mettere la mascherina e da solo no. Dal punto di vista medico cosa cambia fra 4 metri e la solitudine? L'impressione è che si voglia surrettiziamente inserire un nuovo concetto che sposta dal lockdown generale ad un più subdolo autolockdown in cui l'unico modo per essere certi è l'isolamento personale, non la chiusura ex lege. 

Non potendo, non ancora almeno, violare il domicilio si innesta un concetto giuridico nuovo che va oltre il distanziamento sociale e oltre l'isolamento fiduciario fondendoli in un più ampio e ambiguo isolamento continuativo, unico a permetterti di evitare di incorrere nelle ramanzine pecuniarie, per ora solo pecuniarie, del Conte. Infine tanto per capirci se ci prendiamo il virus è colpa nostra, anche se ci siamo distanziati, mascherati, lavati le manine, fatto smartworking... non ci siamo isolati continuativamente, ora ci becchiamo il virus o peggio i domiciliari per colpa nostra. 

Così scopro che mi sono fatto un sacco di pippe sulla mascherina... se ho meno di sei anni (e per quanto me li porti bene lo vedo difficile), sono handicappato, ma non una normale disabilità ad esempio essere paraplegico, ma proprio messo male con il tubino in gola e che sbavo oppure sono fuori come un melone e meno tutti (ovvero con grave patologia dello spettro autistico), oppure son assistente di uno di questi che se mi vedesse con la mascherina me menerebbe. Rimane la terza possibilità l'attività sportiva! Mi raccomando non motoria, sportiva. 

Ora a parte la discriminazione sostanziale verso i pigri bisogna comprenderne la ratio di una deroga tanto inutile come quella della attività sportiva all'aperto.  Se la logica (sic) è quella di attuare il distanziamento e mantenere basse le possibilità di socializzazione (sic) perchè a me flâneur è proibito passeggiare in giacca e cravatta e al palestrato in tutina fosforescente è permesso correre scarracchiando per strada?

e con questo finisco la prima puntata e son arrivato a metà del comma 1 dell'art.1...

 

giovedì 8 ottobre 2020

Pistolotto a destra.


Ci sono movimenti a destra. 
La Meloni si sta spostando su posizioni confederaliste Europee, dal sovranismo all'Europa delle nazioni, confederate.
Una vecchia posizione della destra europea conservatrice.
Una vecchia rivista Europa nazione confidava in una Europa pacifica e potente, fatta di nazioni amiche e solidali, unite contro il nemico comune e accomunate da uguali valori. l'Europa non è uno Stato quanto un'idea comune per le nazioni e i popoli europei, il direttore Filippo Anfuso disse «sarebbe difficile immaginarsi un’Europa spoglia delle sue soggettività nazionali». 
La Nuova Destra francese e anche quella italiana, da De Benois a Tarchi, ponevano la questione identitaria, politica e nazionale insieme, e fu una deriva, o meglio una felice intuizione, quella che portò la destra, figlia del machismo imperialista fascista, a prendere strade identitarie.
I Campi Hobbit furono controcultura per due motivi: andavano contro una cultura dominata dal marxismo e contro una cultura conservatrice e benpensante. 
Il terrorismo della seconda metà degli anni settanta ha stigmatizzato quello di destra come unicamente  stragista, quello di sinistra come politico, nonostante ciò entrambe, destra e sinistra, furono capaci di immaginarsi altro dalla violenza. 
Re nudo e Campi Hobbit erano due facce della stessa generazione con gli stessi ideali declinati in modo diverso, come lo furono i terrorismi. 
Se da una parte la sinistra ha virato verso la socialdemocrazia e la destra verso il conservatorismo, dall'altra c'era una destra intellettuale che finì ad alimentare posizioni identitarie, a difendere i popoli oppressi, a difendere le guerre apparentemente più ingiuste. Negli anni novanta e fine ottanta cresceva, al fianco del leghismo, una attenzione per le lingue e i popoli europei, per le piccole patrie, per l'identità, le etnie, le tradizioni arcaiche e locali, per i medievi più o meno fantastici, per le streghe e le saghe nordiche. In questo coacervo di contraddizioni in cui Dumezil, Cioran, Celine, Canetti, Jungher, Mishima e tanti altri convivevano sulle stesse bancarelle con troll e fischietti artigianali, si sperimentava l'identità ritrovata dopo anni di ghetto fascista. Tutto questo a 30 anni di distanza appare sfumato, trasformato da anni disidentitari che hanno riportato tutto al manicheismo di facciata che oggi, con il tripartito di Conte appare evidente: Lega, PD e M5S hanno un programma comune un idea di Stato che ha dimenticato l'identità come concetto. 
Uno vale uno è la morte dell'identità e con essa la morte della nazione ma anche la morte dell'ideologia. E su questo campo che si gioca la partita a destra. Il FDI è un partito identitario, se si scioglie nell'un idea vale l'altra è finito, inutile. Per questo permette il controcanto autorevole, paternalistico e giovanile di Crosetto e soprattutto non si è mai alleato con i M5S e ha sempre sostenuto l'unità del CDX. Non ha tradito, come fece Fini forzando la mano e sbagliando identità prevalente, e mantiene la parola data. La Meloni, se vuole mantenere l'identità, deve trovarne una riconoscibile, consolidando l'elettorato conservatore e un po' reazionario ma comunque rispettabile e borghese.
Il problema è che queste categorie si sono dissolte e si devono ricreare a partire da idee in grado di spostare l'attenzione dal quotidiano, in cui uno vale sempre uno, in cui un idea vale l'altra e nessuno vale niente, al futuro. L'ingresso in pompa magna in Europa, a capo di una non irrilevante parte dell'elettorato Europeo, la certifica come qualificata a guardare il futuro e a proteggere la nazione.
Se Renzi è la mossa del cavallo, la Meloni è una torre.
La Meloni strategicamente si mette in attesa e piano piano si istituzionalizza, meno proclami più argomentazioni di buonsenso, Salvini scivola, inciampa e si rialza come un pugile ubriaco. Verrà messo a riposo, se sarà abbastanza furbo da capirlo, e il doge prenderà le redini del partito, abbandonerà il sud al suo destino e si riprende il Nord. 
Se furbo. 
Se stolto potrebbe fare due errori: passare con il suo partito, ricordatevi che la Lega si chiama Lega Salvini non Padana, o quelli che rimangono, in maggioranza o in minoranza di nuovo con i M5S o peggio rimanere fuori dal governo di unità nazionale che invece la Meloni coglierebbe al balzo insieme a Zaia e Giorgetti. 


giovedì 24 settembre 2020

Cronaca di un suicidio populista- prima parte

22/09/2020

 

L'attuale sistema politico, modificato a forza di ellum, oggi appare come una scatola piena di ricordi buttati li alla rinfusa.
Un po' di parlamentarismo post bellico, un po' di atlantismo stantio, un po' di sovietismo putiniano, federalismo nazionalista, populismo becero e scarti di democrazia liberale mangiucchiati in fondo al cassetto. 
Il referendum confermativo ha confermato alcune cose: la democrazia diretta è inaffidabile e pericolosa, le riforme costituzionali vanno fatte integralmente non a pezzi, la classe politica attuale è incapace di gestire una transizione verso una democrazia liberale e socialista compiuta. Ha anche ribadito alcune altre cose: il M5S è un partito golpista, perché di golpe si tratta, il PD è presuntuoso e supponente e pensa di poter addomesticare il Mov. invece ne è succube e complice, oltre che alleato. Salvini, ovvero la lega sovranista, putiniana, cialtrona e nazionale è l'alleato ideale dei M5S e infatti continua subdolamente a sostenere questo governo di cui è stata la prima alleata. 
Trovo poco credibili i malumori dei pentastellati, anche se ci fossero sono parte del teatrino delegittimante la politica tanto cara la fondatore Casaleggio e al giullare di Corte Grillo. Come diceva Jacopo Fo, fra i primi stellini insieme al padre Dario, il Re è nudo, ed il re è la politica. L'operazione dei Grillini, o meglio del sistema Casaleggio, è spogliare la politica del suo valore, del suo apparato, della sua forma, trasformarla in semplice e mera approvazione di decisioni tecniche per il bene del popolo. 
Se pensiamo a questo governo, per chiarire lo stesso dal Conte I al Conte II, tutta la pratica è stata di distruzione del valore politico e istituzionale degli apparati di rappresentanza. Partiamo dall'inizio: l'alleanza con la Lega. 
In un sistema democratico compiuto questo ircocervo sarebbe durato il tempo di una notte e, o i grillini o i leghisti, sarebbero scesi in piazza per far saltare i propri segretari. Invece che succede? Non solo governano ma producono quattro provvedimenti esemplari: decreti sicurezza, RDC, quota 100 e il taglio dei parlamentari. I quattro peggiori provvedimenti legislativi dalle leggi razziali. 
Lo fanno per un anno, producendo in brevissimo tempo i presupposti per lo smantellamento dello stato di diritto, dell'economia di mercato, del patto generazionale, della eticità del lavoro, e del sistema della democrazia rappresentativa. L'impegno è costante, fatto di canti e controcanti per dimostrare quanto le due anime siano speculari e distanti. Un profluvio di litigi incrociati e orchestrati per il proprio elettorato con il risultato di mantenere vivo un  progetto di appropriazione del potere nei luoghi dell'amministrazione statale. 
La Lega, partito di maggioranza relativa all'interno della compagine del centrodestra (che per maggiore intuizione politica lascia Salvini solo in questa avventura) e in forte crescita di consensi territoriali, grazie sopratutto ai due provvedimenti simbolo (dl sicurezza e quota 100), alza il tiro e, in preda ad ebrezza di potere più che alcoolica da mojito, decide di prendersi il potere da sola.
L'errore politico della Lega, ma forse più di Salvini che del partito, è stato quello di identificare il M5S come forza politica e non come lobby di potere antipolitico (come invece si è dimostrata ed era chiaro agli osservatori non ideologici), immaginandosi che la caduta della coalizione, e quindi i dei presupposti politici della stessa, portasse alla richiesta di governo della Lega da parte del paese. Un errore plateale che ha dimostrato un bassissima capacità previsionale e strategica della Lega e di Salvini. 
Il M5S non ha alcun interesse politico in senso stretto, non ha interesse a perseguire una linea coerente, ha come unico interesse la appropriazione dei luoghi del potere, e non della rappresentanza, al fine di rendere inutile e ridicolo il ruolo della rappresentanza politica (parlamento), a favore di un governo autocratico e statalista in mano a un capillare sistema di clientele e potentati locali in grado di mantenere i cittadini lontani dalle istituzioni. 
L'ideologia grillina, ammantata di totalitarismo complottista, riversa su slogan, ambigui e apodittici allo stesso tempo, la sua idea di Stato e, con grande lucidità e tenacia, li applica indipendentemente dal suo interlocutore. Da una parte solletica il mondo degli apocalittici, riduzionisti, NIMBY, NoVax, decrescitari, localisti con slogan antiTAV, NoVax, autarchici, dall'altra si accredita come interlocutore delle peggiori mafie statali del pianeta, quindi sostanzialmente si comporta da Bildenberg parallela, appoggiando e facendosi appoggiare da Russia di Putin, Cina di Xi Jinping, Siria di Assad, Venezuela di Maduro. 
Il tema che meglio porta avanti, con spirito direi non-violento se non fosse blasfemia usare questo concetto per i M5S, è la dimostrazione dell'inutilità della politica, della contrapposizione tematica, della discussione e del compromesso. Lo ha fatto fin dall'inizio ribadendo il concetto dell'UNO vale UNO, ovvero chiunque vale chiunque. Cosi ha riempito il parlamento di inetti e per assicurarsi che gli inetti fossero tali, li ha fatti votare su una piattaforma, privata e non trasparente, da un numero irrisorio, e probabilmente irreale, di supposti militanti, con 150 click Chiunque è diventato parlamentare, consigliere comunale, candidato regionale, sindaco, assessore, ministro, addirittura presidente della camera. Nella massa, come sempre anche con le peggiori intenzioni, alcuni sono decenti, pochi e di solito transfughi in altri partiti dopo i primi mesi, ma la maggioranza è la palese dimostrazione che la politica fa schifo e che corrompe persino il più santo dei cittadini. 
Esattamente il risultato voluto. Casaleggio e Grillo volevano questo risultato: dimostrare che la scatoletta di tonno una volta aperta vien voglia di mangiarsela, quindi meglio eliminare la scatoletta che doverla lasciare a Chiunque indisciplinato. 
Tutto porta a dire che il sistema politico Grillino sia un fallimento: deputati che non pagano la Casaleggio SRL, deputati che cambiano casacca, deputati che rubano, deputati che pensano con la loro testa.
Poi c'è Rousseau. 
La piattaforma è talmente fatta male che viene il sospetto che sia funzionale al non funzionare. A che serve dunque il parlamento se pieno di mangiatori di tonno? a che serve Rousseau se il popolo italiano si fida del primo ministro? a che serve la scatola di tonno quando c'è uno Stato pieno di caviale a cui accedere senza neanche essere eletto? Il miglior esempio dell'inutilità del parlamento lo ha dato il M5S con i suoi rappresentanti fino a diventare l'emblema di quella Casta che solo la distruzione del sistema parlamentare può veramente eliminare.
La Lega, primo e naturale alleato del Movimento, soprattutto quella salviniana che non ha mai governato un territorio ma che è in grado  di stimolare i peggiori istinti populisti, ha sostenuto questo processo, e continua a farlo oggi in ottima compagnia con il PD, ha avvallato un parlamento indisciplinato e inconcludente, ha sostenuto l'uso personalistico della decretazione, ha, cosa più grave ed evidente, spostato la politica dal parlamento alle piazze, dalle piazze alle pazze virtuali e dalle piazze virtuali al gossip spazzatura. Chi oggi si sentirebbe di dire che questa classe politica sia rappresentante di un sistema democratico e rispettoso delle regole? E sopratutto chi immagina un nuovo governo in grado di riportare i cittadini al centro della politica e non il popolo al centro dell'agone social?
La Lega in questo è stata l'alleata, ed è ancora, perfetta per il M5S tanto da riuscire nell'ardua impresa di far apparire il Presidente Conte uno statista e la maggioranza dei grillini dei moderati. Un omicidio quasi perfetto per la democrazia: gli assassini che appaiono vittime, e il colpevole è il sistema democratico e non il mandante totalitario del populismo. 
In quel frizzante ferragosto del 2019, quando il Capitano del peschereccio a strascico della Lega, si fermò al Papetee avvenne anche un'altra cosa: il camaleontismo del Movimento e la istituzionalizzazione del sistema di revisione dell'apparato statale in senso autocratico, e tutto prima del COVID-19. 
Fu una crisi perfetta, un po' di manfrina, urla al colpo di stato, maggioranze naturali che naturali non erano, sistema dei pesi e contrappesi istituzionali completamente saltati. Nessuna soluzione in grado di evitare la debacle incostituzionale se non affermare il credo grillino: Uno vale Uno. Cosi la Lega vale il PD o il PD vale la Lega.  Nasce il governo Conte II, fotocopia del Conte I, con la sostanziale, ma solo estetica differenza, che il PD sembra democratico e istituzionale ovvero lo strumento utile per giustificare riforme antidemocratiche e incostituzionali dietro la foglia di fico del Partito Democratico. 
La tempistica della staffetta è stata perfetta, sincronizzata al punto giusto per far passare le peggio cose sotto il cappello leghista, e l'ordinaria amministrazione, ovvero la sistemazione dei propri uomini all'interno delle istituzioni, il posizionamento moderato, ovvero paraculo, nelle relazioni istituzionali e internazionali, la svolta, prevista e prevedibile, di facciata dal movimentismo al governismo con il PD. Tutto molto più facile per il M5S con il PD che con la Lega. 
Rimane il fatto che nulla in realtà è cambiato e la difesa degli orrendi provvedimenti legislativi è rimasta il confine non valicabile della governabilità. Eppure nel caso del M5S, in cui uno vale uno ovvero una parola vale l'altra, anche alcune di queste misure potrebbe diventare inutili alla scopo della distruzione dello Stato Repubblicano a favore di una repubblica autarchica modello putiniano o turco o venezuelano. 
I decreti sicurezza, utili ad alimentare la propaganda Salviniana più che a risolvere i problemi migratori, sono serviti a consolidare l'immagine di un uomo (o di un governo) che decide per gli Italiani (prima) e non per i poteri forti (UE, Soros e i Savi di Sion). 
La vecchia tecnica della politica dell'emergenza, appresa dai reality più che da Cossiga, funziona grazie a un nemico (anche qui uno vale uno ovvero uno vale l'altro), e se i migranti ormai fanno meno paura del virus tanto vale far finta di cambiar rotta e abolire (o meglio rimbiancare come sepolcri) i decreti sicurezza a marchio Salvini.  Il tentativo, spregiudicato e infantile di unificare le due emergenze (virus + migranti) non ha funzionato, d'altra parte uno vale uno e non uno + uno vale due. 
Salvini alla fin fine è stato un utile idiota nel disegno golpista di Casaleggio e Grillo. 
Un capolavoro che ha trovato in Conte il front man perfetto, borioso, saccente e cazzaro, azzeccagarbugli quanto basta ma abbastanza ignorante da non farsi coinvolgere in discussioni o provvedimenti di ampio respiro e di lunga durata. L'uomo in grado di far piazza pulita di ogni mediazione con il suo sorrisetto da mezzo scheo e la sua pettinatura impeccabile. Un uomo qualunque, un uomo rispettabile in grado di fare qualsiasi nefandezza come abolire de facto la rappresentanza e la democrazia e uscirne indenne, scaricando la responsibilità sul primo che passa (alleati, compagni di partito, istituzioni, taskforce, cittadini, stati esteri), come si direbbe: sempre con il massimo rispetto ed educazione. 
La sparizione del Movimento è il risultato finale della prima fase di questa follia: la sua sostituzione con un apparato burocratico di controllo territoriale e di comunicazione.  Questa situazione renderà ancora più inutile non solo il Movimento ma anche gli altri partiti che in questo gioco al massacro partecipano attivamente pensando di poter continuare a galleggiare in futuro. 
Prima della fine della legislatura, e prima di andare a votare, opposizione e governo saranno un'unica cosa, una scatoletta di tonno avariato. Rimarrà però l'apparato di potere che il sistema Casaleggio, dietro lo specchietto per allodole dell'anti politica, sta insinuando in tutti i partiti e in troppe istituzioni.

domenica 15 novembre 2015

Le vere vittime

....il vero pericolo di oggi è dare ragione a questi delinquenti senza fede senza etica. Terroristi? Guerriglieri? Fanatici? Sono tutti aggettivi inutili, vuoti e consolatori. Sono semplicemente e solamente assassini. Dire che lo fanno per i soldi, per la fede, per Dio o per Maometto è dar loro ragione. Sono solo e unicamente assassini. Come tutti quelli che uccidono trovando in esseri superiori la giustificazione della loro inferiorità. 
L'IS o ISIS o come diavolo si chiama non è uno stato, non è una fede, non è un interlocutore con cui discutere. Sono assassini. E sono assassini delle popolazioni che pretendono di rappresentare: Siriani, Iracheni, Iraniani, Turchi, Curdi, Giordani, Egiziani, Libici, Algerini, Berberi, Palestinesi, Tunisini, Marocchini, Kenioti e Nigeriani. Sono loro le prime vittime le vere vittime della furia assassina di chi si trincera dietro un DIo Patria e Famiglia tradotto in Arabo.
 Cosa vogliono? Farci chiudere nel nostro stato sempre più impaurito, vogliono che cacciamo chi scappa da loro, vogliono che diventiamo come loro: Assassini. Sperano in questo modo di farci capire quanto sia più facile fare quello che si vuole, tagliar teste senza processo, ammazzare per non perder tempo a discutere. 
E' tutto così semplice! e noi stupidi occidentali (anzi direi noi stupidi umanità occidentale o siriana che sia) ci ostiniamo a non capire che la dittatura, anzi meglio il terrore è assai più facile da gestire di quella inutile e costosa democrazia,piena di regole, rispetto, confronto. Eppure, penseranno questi assassini, siamo stati i precursori di persecuzioni senza limite e senza senso, nazismo, stalinismo, fascismo, colonialismo, schiavismo. 
Penseranno che l'europeo ha una pessima memoria storica. In fondo ci stanno aiutando a tornare ad essere assassini e orribili come sappiamo essere. Speriamo che non ci riescano ne con noi ne con chi scappa dall'orrore per trovare in Europa un paese in cui essere felice.

martedì 25 novembre 2014

Recensione Ippogrifo - Contro il non profit

Ippogrifo 10/2014
Contro il non profit
Giovanni Moro, 2014, Saggi Tascabili Laterza
ISBN: 9788858109946

Contro il non profit, come tutte le doppie negazioni, fa supporre un'affermazione: essere per il profit.
Giocando fin dall’inizio su questo artificio retorico il libro di Giovanni Moro ci accompagna alla scoperta del settore che, a vario titolo, chiamiamo NO profit, non profit, ONLUS, terzo settore, non lucrativo e via enumerando eufemismi.
Lo fa da interno, da studioso ma prima ancora da attivista (è lui la mente dietro una delle esperienze più interessanti di processi partecipativi di cittadinanza, Cittadinanzattiva), infilando dubbi, evidenziando carenze ed eccellenze.
Per anni ho lavorato nel settore, guardandolo da destra e da sinistra, dal basso, all’inizio bassissimo come tanti di noi operatori sociali, e dall’alto, a volte scivolando, a volte aiutando altri a non scivolare. Eppure ho sempre pensato che iniziare con una negazione fosse un cattivo inizio, che dire come prima cosa NO, pone una delle aree umane più interessanti in una luce e una dimensione scorretta.
C’è un’ipocrisia di fondo che ammanta tutto ciò che viene fatto senza produrre beni tangibili ma, come vuole la vulgata noprofittevole, beni relazionali: l’essere eticamente meglio di chi profitta vendendo cose misurabili, tangibili.
Bastano le parole solidarietà, volontariato, sociale, basta “vestire” un ristorante da associazione culturale, pretendere che la organizzazione di gite turistiche abbia un particolare valore sociale perché realizzata da volontari, dichiarare non profit una struttura sanitaria o educativa i cui costi la rendono inaccessibile per la maggioranza della popolazione(p.5-6)?
Giovanni Moro in questo è chiaro, o forse lo è parso a me, la differenza non sta nel definirsi no qualcosa, ma nel fare qualcosa. Nel magma del terzo settore (definizione che all’Italia piace), ci può star di tutto, basta allargare e stringere le maglie delle definizioni e conseguentemente allargare e stringere i lacci delle borse a cui il fisco preleva. Cosi, in un’elencazione puntuale, persino divertente a volte, si scoprono che i benefici del terzo settore vanno dalla fisica nucleare alla bocciofila, dal teatro popolare alla disabilità grave, dall’educazione infantile all'azione ecclesiale, dall’inserimento lavorativo ai fondi pensione, dall’advocacy alla sagra del tartufo.
Il tutto crea una economia buona contrapposta ad una cattiva. Una visione manichea in cui il mondo è fatto da capitalisti, brutti e cattivi e da capitalisti sociali, buoni e belli. Il capitale sociale, quella cosa che invece che metter via soldi mette da parte relazioni, o meglio i succitati beni relazionali, diviene paradigmatico di cosa buona e giusta. Una teoria che nella sua versione volgare e imbarbarita sostiene che il fatto che le persone che si mettano assieme ha un valore in sé (p.42).
Eppure non tutto l'oro luccica e gli studiosi al proposito distinguono tra capitale sociale brinding e bonding: quello cioè che crea ponti e quello che invece crea recinti (p.62). E se appare semplice riconoscere il valore relazionale di uno scambio fra un operatore ed un ragazzo svantaggiato, fra un disabile e il suo educatore, fra un migrante e un mediatore, assai più dura è la valorizzazione relazionale del fare centinaia di chilometri da un luogo comunitario ad un altro, del cambiare cateteri o pannoloni a disabili o anziani non autosufficienti, e, ancor meno prosaicamente, sporcarsi le mani per far sì che gli appalti siano realmente trasparenti.
Il crinale fra ciò che è giusto e ciò che non lo è, sembra essere il modo in cui il guadagno venga rimesso, o non, in circolo. Una visione economicistica che sposta l'attenzione dal risultato del lavoro al risultante del lavoro.
Il problema è l'immagine generalizzata di una economia buona perché persegue solo vantaggi sociali contrapposta ad una cattiva delle imprese private che invece persegue il profitto a tutti i costi: una piccola nemesi marxiana, insomma che si personifica nella distinzione fra me-economy e we-economy (p.64).
Così sotto il cappello del non lucrativo lo Stato ha delegato immani quantità di risorse economiche ad un mercato che ex lege sembra non poter avere l’unica caratteristica imprescindibile di un mercato: il profitto. La diretta conseguenza è che senza profitto la concorrenza è un concetto più leggero, verrebbe da argomentare, ma nel caso della concorrenza tra istituzioni non profit, è evidente che, per così dire , se una cooperativa sociale è avvantaggiata rispetto ad un impresa privata, una associazione di volontariato- che ha costi di personale molto inferiori proprio in relazione al lavoro volontario- è ancora più avvantaggiata. Si rischia così, di innescare una catena di concorrenza sleale, che usualmente serve a far risparmiare il settore pubblico ma non necessariamente a offrire servizi migliori agli utenti (p.107).
Credo di avere letto poche volte, in questi anni di lavoro sociale, analisi più lucida e veritiera di questa. Ogni giorno, anche nella nostra piccola realtà locale, nel mio lavoro quotidiano, ho visto operatori fare i volontari senza doverlo fare, e volontari fare ciò che gli operatori avrebbero dovuto fare.
Il tutto viene giustificato, catalogato con un banale riconoscimento statutario, una adesione, formale e legale, a norme affastellate senza un disegno organico e senza, cosa assai più grave, un criterio di valutazione ex post degno di nota.
Così si usano nella creazione e poi valutazione di processi complessi e invasivi della vita dei cittadini, come possono essere una casa di riposo, una comunità di accoglienza per madri o un CIE, il massimo ribasso (spesso camuffato in bandi dal barocchismo imperante), sistemi di advocacy del tutto arbitrarie o coprogettazioni formali più che reali.
I difetti della valutazione sono noti e che i valutatori siano spesso anche i valutati non aiuta, così come non aiuta che il giudizio si basi su indicatori eccessivamente semplicistici, che non tengano conto delle differenze nella situazione finanziaria, operativa, organizzativa e di governance delle organizzazioni (p.136).
Oggi la realtà non profit italiana, fra le più complesse e articolate d'Europa, cerca di operare per il bene pubblico spesso sostituendosi integralmente a quella funzione di offerta sociale che la nostra legge delega allo Stato, e ai suoi enti periferici. Nella realtà questa delega è sempre più oggetto di guerre di mercato per l'acquisizione di quote importanti nei territori della sanità , del sociale, dell'educazione, della cultura.
Giovanni Moro, ancora una volta, tocca il punto dolente e fa male. Meglio così.



giovedì 20 febbraio 2014

Alcune Considerazioni in merito alla buffonata televisiva chiamata consultazioni Renzi/Grillo I

Devo confessare che non ce l'ho fatta.
Ieri sera, complice il mio amico David infervorato politicamente dalla performance televisiva dei due guitti Renzi e Grillo, ho visto i dieci minuti di cabaret televisivo che i due capi comici, più i voga del momento, hanno offerto.
Mi sono chiesto: posso rimanere all'oscuro di tutti? Posso continuare a credere che la politica sia diversa dalla televisione? Posso, in fin dei conti continuare a credere di vivere in un paese civile e non in Italia?
La risposta, complice il mal di spalla, il sonno di mio figlio e la temporanea solitudine, è stata no. Non posso per il mio bene, devo capire cosa sta succedendo.
Vivo dal 2003 senza televisione, dal 2013 senza ADSL ma ormai qualsiasi telefonino ti permette di vivere in quel mondo di irrealtà che costituisce la realtà di molti, di quasi tutti. 
E così ho visto.
Prima considerazione: la trasparenza significa spettacolo? Ovvero se davvero l'amministrazione pubblica, la politica dovrebbe essere casa di vetro perchè solo le banalità del duo comico devono essere in streaming? Avrei voluto sentire anche la delegazione della Lega, quella del NCD (che nome evocativo di cutoliana memoria! NCO), del SEL, di SVP, del PD, di Lista Civica di FI e via enumerando. Ma mi è concesso solo il meraviglioso duetto. 
Prima incazzatura: O tutti o nessuno. Sono un cittadino e se ho diritto, e stomaco, per sentire Renzi/Grillo, ho anche quello per Renzi/Monti o Renzi/Maroni o Renzi/Alfano. Eppure i due hanno ben congeniato di farsi da spalla l'un l'altro di fronte alla massa di utenti televisivi.
Seconda considerazione: le consultazioni sono una cosa seria, serissima. Ne va della salute pubblica, del governo del paese. Si decidono cose del tipo tasse, lavoro, pensioni, sanità, sicurezza, democrazia. Alle consultazione partecipano i migliori, cioè quelli che noi abbiamo eletto perchè riteniamo tali. Si chiamano parlamentari. Li abbiamo eletti perché ci rappresentino, abbiamo dato delega perché ci governino, perché amministrino la cosa pubblica. Per farlo hanno uno strumento potentissimo: il potere legislativo. Non è poco, vuol dire fare le leggi. Il governo, quello che lo scout fiorentino dovrebbe fare, si chiama potere esecutivo, non legislativo. Cosa significa? Facile: le leggi le fa il parlamento e il governo le fa applicare e rispettare.  
Seconda incazzatura: Alle consultazioni ci va chi il popolo ha delegato di rappresentare. E' vero in Italia non esiste il vincolo di mandato, altra assurdità giuridica ma tant'è, eppure ciò non toglie che continuino a rappresentare l'elettorato. Si dirà manco Renzi è stato eletto. Certo ma il novantenne a capo della Repubblica Italiana ha ritenuto, ed è una sua prerogativa, che per eseguire, e non rappresentare, il bene dello Stato il piacione fiorentino fosse l'optimum. Mistero! eppure lo può fare. Allora mi chiedo che ci va a fare Beppe Grillo di professione comico, proprietario di un Marchio registrato dal nome improbabile (M5S) mai eletto in nessun consiglio circoscrizionale, senza nessuna carica politica frutto di processi democratici, a meno che non si intenda processo democratico l'auto elezione e la monarchia o alla meglio la diarchia. Insomma Grillo chi cazzo rappresenta? I suoi lettori sul Blog? Bisognerebbe ricordare a Grillo che fra elettori non c'è solo la differenza di una e. In parlamento ci sono decine di eletti del M5S, e dio solo sa come questo sia possibile, ma non bastano a rappresentare il partito, scusate il Movimento intestinale che mi provoca,  se per fare quattro chiacchiere con Renzi c'era bisogno proprio del Guru Grillo. Casaleggio si sarà offeso a morte nella sua visione second life del mondo. Dovrebbe essere vietato per legge ai non parlamentari esprimersi sulla fiducia, o meno, ad un governo. Se no tanto vale fare le consultazione su FB... Scusate è proprio quello che vuole il democratico Grillo: c'hai un account sul mio blog sei un Cittadino... no? sei una merda. Roberspierre ringrazia a posteriori.
Post scriptum alla seconda incazzatura: Per non sbagliarsi anche il pregiudicato Berlusconi è andato alla consultazione. Vedi sopra.
Terza considerazione: Il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, i Ministeri sono Istituzioni. Parola dagli strani significati evidentemente. Eppure il Devoto Oli è chiaro, a leggerlo: Tutto ciò che è istituito dall'uomo ed è regolato da leggi e normative civili o religiose, in opposizione a ciò che è naturale. Ovvero sono luoghi in cui le regole hanno valore, in cui la forma è sostanza e che sostanza! Si può essere i più freak del mondo, ma se uno ti caga nel lavandino in cui stai lavando i piatti, ti da fastidio. Certo cagare è naturale ma ci sono delle regole. Così è per le istituzioni: fare il Presidente del Consiglio, e non il premier che è roba da inglesi, implica che certe cose non si fanno e che altre si fanno. E' questione di buona educazione. Il Presidente del Consiglio non è un manager, ne un animatore di parrocchia, ne un burlone. E' colui che prima o poi dovrà prendere decisioni, eseguire cose sgradite a molti ma utili a tutti, che dovrà dire no ad amici e si a nemici, che dovrà farsi rispettare sempre. E' una delle cariche più importanti dello Stato, mica cazzi.
Terza incazzatura: Ora alle riunioni si arriva ben vestiti, o meglio si arriva con il vestito appropriato alla situazione. Ora gia i jeans a 65 anni sono improbabili, per  me lo sono anche a 40, ma metterli per una riunione istituzionale è come minimo di cattivo gusto. Minimo. Ad essere però onesti è un'evidente mancanza di rispetto istituzionale. Non è giovanile, ne moderno, ne nuovo (nuovi i jeans!!!), ne anticonformista (lo è forse il tweed non certo i jeans) è un segnale di maleducazione voluto, cercato, esibito. Non è una questione di etichetta d'antan, se vuole girare a cazzo di fuori a casa sua liberissimo, se vuole mettersi le hawaiane e vendere gelati perfetto, se vuole andare a sciare con i moonboot viola va be', ma alle consultazioni istituzionali almeno un completo lo si può mettere. Se le istituzioni tramutano la forma in sostanza, non è forse così quando il papa da la benedizione urbi et orbi assolvendoci dai peccati e i peccati sono sostanza e che sostanza, perchè Grillo può permettersi di essere Dio e trasformare la sua forma in sostanza senza che nessuno dica nulla?

continua... forse