Condaghe cinguetta

martedì 27 ottobre 2009

esco e cammino

da quando mio figlio cammina tutto ha preso una nuova dimensione, si è, per così dire, abbassato.
La prospettiva dal basso verso l'alto è diventata più importante.
Tre anni fa, ormai, avrei detto le cose in modo diverso.
Camminare era per me un esercizio mentale, liberava la mente, occupato il corpo in ritmi costanti e faticanti. Oggi i ritmi sono piacevolmente scostanti e a guardare avanti ci si perde il meglio.
Bisogna camminare a testa bassa e sentirsi fieri.
Il desiderio è di puntare gli occhi in faccia alla gente, di curiosare nelle pupille vuote dei passanti, di insinuare il dubbio che tenere per mano un diavoletto di 19 mesi è meglio di qualsiasi altra cosa, compreso il sesso, il piacere ed il dolore.

vorresti camminare raso terra per vedere il piccolo gigante sovrastarti e poi parlare la sua lingua e comprendere perchè borbotta con aria infastidita, vorresti allungare la mano e farti portare nel suo mondo fatto di perenne scoperta, di passioni travolgenti, di dolori incomprensibili e di piaceri inenarabbili.
Non puoi, puoi solo farti travolgere con moderazione, far finta di capire, percepire appena ciò che la vita ti ha fatto dimenticare.

Mantre camminavo anni fa pensavo al mio recente passato ed all'età della mia adolescenza. Era quella la pietra di paragone.

Quest'estate ho lungamente camminato con mio figlio sulle spalle, chilometri di spiaggia, gli stessi che ho percorso per anni e che spero percorrerà mio figlio in avvenire.

in fondo alla promontorio, arriviamo...

Non pensavo più alla mia adolescenza con la debolezza, la paura del rimpianto e della nostalgia, sempre pronto a elaborare consapevolezza e libera scelta da contrastare alla malinconia, pensavo alla mia vita con curiosità.

La racconterò, la mostrerò a mio figlio, quando Io sarò pronto.
Egli lo è già, da quando è nato sa chi sono e che debolezze ho, devo solo abituarmi alla sua insistente volontà di conoscenza.

Alla fine sarò pronto e parlerò.

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