Condaghe cinguetta

mercoledì 24 ottobre 2012

Mara mao perché sei grillo?

É  mai possibile che le cose più ragionevoli le dicano sempre i fascisti? Quelli veri...

Si scrive Grillo ma si legge Mao Zedong di Filippo Rossi

«Ogni tanto bisogna guardare il grande cielo azzurro e tirare il fiato» dice Beppe Grillo festeggiando la prossima chiusura di settanta giornali italiani. Un motto, con quel “grande cielo azzurro”, che pare uscito dalla bocca del timoniere Mao, più che da un comico genovese divenuto capopolo. E poi uno pensa alle dimissioni in bianco fatte firmare a tutti i candidati del movimento cinque stelle alle regionali siciliane, oppure alla retorica dell’assalto al Palazzo condotto senza tanti complimenti, perché la rivoluzione che non è un pranzo di gala, ai giovani arruolati per diffondere la ribellione nel paese, alle strutture partitiche sostituite dal carisma del leader (che non ha bisogno di candidarsi a nulla, né di essere eletto, per esserlo) e ai programmi politici sostituiti dalle visioni futuristiche del guru Casaleggio, o ancora alle epurazioni, ai proclami sulla democrazia diretta, ai toni da guerra civile. Uno pensa a tutto questo e si rende conto che, sì, c’è qualcosa di maoista in Beppe Grillo. Così come c’è – anche al netto del colorito, del volto imbolsito e dei capelli laccati – in Silvio Berlusconi, pronto a sfasciare il Pdl e a “rieducare” qualche vecchio dirigente per plasmare una nuova generazione al servizio della causa. E non è certo un bene, questa china rivoluzionaria che rischia di farsi sempre più scivolosa, man mano che si avvicinano le elezioni. Non è un bene, per un paese come questo. Che sembra incapace di affrontare le sfide della storia se non ricorrendo a qualche “atto di forza” dal sapore rivoluzionario. Proprio quando l’unica forza utile sarebbe quella di una politica normale, un po’ più noiosa e un po’ meno maoista.

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