Condaghe cinguetta

giovedì 11 ottobre 2012

un tratto(pen) di strada


La mia penna preferita è oggi, da un po' di quaderni a questa parte, il trattopen. Vi ricordate quel siluro nero dall'aria un po' anni 80. La ghiera dentata del cappuccio, i tre bucchetti a fiore in cima. Impugnatura liscia semplice. Incastro del cappuccio tenace. Solo una piccola scritta bianca con un simbolo della fila, tratto scritto minuscolo corsivo e PEN maiuscolo tutto il corpo uguale: trattoPEN.

La penna è la sua punta, il suo inchiostro che mai tradisce, mai salta, mai e poi mai sbava. Mi hanno spiegato che si tratta di una punta di feltro, o almeno così è chiamata. Non so che inventato il sistema ma è ottimo. Mi hanno detto che esistono refil con lo stesso sistema. Dovrò aggiornare le altre mie penne. Un po' mi dispiacerà abbandonare il tratto, ammesso che lo faccia.
Una delle migliori caratteristiche del trattopen è che fa rumore. Non scivola, cammina sul foglio. La velocità, la liquidità delle altre pen, gel, roller è fastidiosa. Lascia dietro di sé una odiosa scia di incompiutezza, di banalità. Il leggero grattare, incontrare le asperità del foglio, superarle scavando il percorso, costruendo una strada fra le fibre... è una penna operaia, costruisce e non copre e basta.
Il foglio scritto non è solo un tavolo a cui attaccare le lettere, per quanto dissi indissolubilmente, come un centone di lemmi appiccicati a formare pensieri altrui; il foglio diviene un campo da coltivare, arare e seminare di lettere che solo alla fine diventeranno prodotto, frutto, ed è allora che saremmo creatori divini costruttori di logos.
Un pensiero che cresce, che nasce, prima di essere tramandato dalla mente al medium, dall'essere al divenire. La parola diviene così alimento per altre menti che a loro volta semineranno altrove propagandandosi all'infinito.
In questo tempo si perde il senso uditivo del processo della scrittura ormai relegata a mera digitazione e visualizzazione. Il primato del binomio vista/tatto si disequilibria a favore della vista, abbellendo la scrittura di caratteri forme e colori pleonastici, modificando infinite volte se stessa, senza lasciar traccia di se, in silenzio...


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